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Aggiornato al 24/07/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Nino Pippa (Sardegna, 1950 - ) - Washington DC Capitol Hill

 

Vignette e normalizzazione

di Francesco Lacapra

 

L’enorme e continuo volume di notizie che avrebbero in passato squassato l’amministrazione di qualsiasi presidente americano sta causando alcune conseguenze:

  • L’opinione pubblica è sempre più frastornata dal clamore di quello che accade e ne esce stordita, così che la sensibilità verso fatti che una volta sarebbero stati considerati assurdi e oltraggiosi si attenua esponenzialmente (si pensi, ad esempio, ai sempre più evidenti vantaggi commerciali che il marchio Trump consegue dalla presidenza).
  • Questo permette alla maggioranza congressuale repubblicana di cancellare il ragionevole e di promulgare l’assurdo (si veda l’abominevole distruzione delle leggi di tutela sanitaria), senza causare enormi reazioni.

A farla breve, l’abnorme va via via diventando il nuovo normale.

Alcuni che, come me, hanno formazione ed esperienza lavorativa in settori di alta tecnologia hanno sempre apprezzato le vignette di Scott Adams, che ha vasto seguito e che, con i suoi personaggi Dilbert, Dogbert, Wally, il Pointy-haired Boss, il CEO ecc. ecc., aveva sempre mirabilmente catturato la vita nelle società di alta tecnologia. Talora con vignette talmente realistiche da spingere alcuni come me a domandarsi se non ci fossero spie nel nostro ufficio, talora con posizioni volutamente paradossali.

Tradizionalmente Adams era focalizzato su aspetti come l’enorme disparità fra la retribuzione dei CEO e quella dei loro dipendenti, l’erronea banalità di alcune scelte fatte da molto del management non tecnico (a partire dal CEO) e la frequente mancanza di etica del CEO.

Nelle due strip che seguono, si enfatizza l’enorme sperequazione in termini di retribuzione:

In questa si evidenziano certe forme di prevaricazione:

Nelle due che seguono si evidenzia l’assoluta incompetenza dei “manager puri”:

Se uno proprio volesse calare Trump in queste vignette, il suo ruolo come CEO calzerebbe a pennello.

Tuttavia, Scott Adams in occasione delle ultime elezioni si è schierato decisamente a favore di Trump. Ora equipara Trump non all’arrogante CEO che pensa solo ai suoi soldi e al suo benessere personale (ruolo che calzerebbe a pennello), ma piuttosto all’intelligente e creativo Dilbert, ora oggetto di macchinazioni occulte e incolpato di collusione con la competizione proveniente dall’Elbonia:

 

Alla fine vediamo il povero Trump/Dilbert frustrato da accuse infondate che stanno rovinando la sua carriera.

Esiste libertà di stampa, per fortuna, e ognuno è libero di esprimere il suo pensiero come meglio crede. Tuttavia questa vicenda è per me emblematica della normalizzazione in atto. Persino Dilbert assume una veste politica e il vignettista famoso spinge la causa dell’innocente Trump.

È verissimo che fino a oggi non esiste alcuna prova concreta di collusioni con i russi e non è inverosimile che non ne verranno mai trovate. D’altro canto c’è tanto fumo e far finta di nulla cancellando ogni indagine non sarebbe la cosa più corretta istituzionalmente.

Nessuno è colpevole fino a che la cosa non è provata in modo inequivocabile, ma dipingere Trump come vittima innocente di poteri occulti (quello che l’advisor Bannon chiama “deep state”), in modo da distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalle nefandezze in atto da parte della maggioranza repubblicana che sostiene ed è sostenuta dal presidente, comincia proprio a preoccupare.

 

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Inserito il:26/06/2017 10:57:50
Ultimo aggiornamento:26/06/2017 11:16:16
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