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Aggiornato al 20/06/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

 

L’età dell’oro: 6 - White goods.

 

Il benessere mi scorre davanti agli occhi; viene dai casolari e della belle auto che mi vengono incontro mentre percorro la stradale che porta dal Veneto al Friuli. Si stenta a credere che solo pochi decenni fa questa fosse zona di emigrazione; come sono lontani questi figli dai nonni e anche dai padri, costretti ad abbandonare la loro terra per fame.

Arrivo a Pordenone quasi senza accorgermene, preso come sono dalla radio che trasmette le canzoni dell’ultimo Festival: “Che sarà” e poi la bellissima “Quattro marzo ‘43” di Lucio Dalla. Sono diretto a Porcia, pochi chilometri da qui, dove c’è un grande stabilimento di frigoriferi e lavatrici.

Sono a pranzo, in una saletta riservata della mensa aziendale, con un amico che è il capo del personale della Zanussi; parliamo un po’ del nostro comune passato in Olivetti, poi il discorso cade sulla grande realtà produttiva nella quale ci troviamo, e in cui lui si è calato.

“E’ opera di un uomo eccezionale, Lino Zanussi, che ha ereditato una piccola officina dal padre e in 20 anni l’ha trasformata in un impero: la più grande fabbrica europea di elettrodomestici. Era uno che viveva di giorno, e talvolta anche di notte, tra gli operai, molti dei quali conosceva di persona. Gente di Pordenone e dintorni. Spesso due o tre per famiglia. Purtroppo è morto in un incidente aereo in Spagna due anni fa, ma aveva già tracciato i nuovi piani di sviluppo aziendale, che gli eredi stanno attuando.

In questi mesi stiamo accorpando nel gruppo alcuni concorrenti: la Zoppas, la Triplex e la Castor. Siamo arrivati ormai a 35.000 dipendenti”.

“Mi stai descrivendo un’isola felice, lontana dalle nubi che si vedono all’orizzonte”.

“Ti devo dire che qui la gente è ancora tranquilla, il ’68 si è sentito poco o niente, e di brigate rosse per fortuna in fabbrica non c’è traccia. I rapporti con i sindacati sono buoni, ed abbiamo fatto alcuni miglioramenti al contratto che loro avevano richiesto. Noi continuiamo ad assumere”.

“Continuate malgrado la crisi?”.

“Il mercato ancora tira, più all’estero che in Italia. In effetti il direttore finanziario teme uno scombussolamento nei cambi ora che gli americani hanno sganciato il dollaro dall’oro. Comunque finché la barca va…..”.

Esce, anche se a fatica, dalla memoria questo incontro con un amico che da tempo non c’è più; si tira dietro, oltre che la sua faccia simpatica e intelligente, la curiosità di andare sul web a vedere che fine ha fatto quel mondo che ci sembra adesso ancora più lontano del tempo trascorso.

L’industria italiana dei white goods, che contava in quel momento quasi 100.000 addetti, si è oggi polverizzata. Di quelli di allora ne restano sì e no 20.000.

La Zanussi, fiore all’occhiello del nostro paese, è stata ceduta alla svedese Electrolux che, dopo aver succhiato nel suo gruppo brevetti, sistemi di lavorazione d’avanguardia, progettisti e mercato, ha progressivamente trasferito la produzione in paesi dove la mano d’opera costa meno. Oggi in Italia restano solo 5.500 operai abbarbicati tenacemente alla loro fabbrica. Il governo ha di recente salutato come una gran vittoria l’aver impedito agli svedesi di licenziare altri 1.200 operai. La contropartita però è stata dura: la diminuzione del salario e la rinuncia a numerose conquiste sindacali.

Anche altre isole felici sono state sommerse dal mare della globalizzazione e dalla grave mancanza di una politica industriale. La Candy, unica importante azienda del settore in mano ancora al capitalismo nostrano, ha chiuso gran parte degli stabilimenti italiani, ed oggi oltre l’80% dei suoi 5.000 addetti lavora nell’est europeo.

Gli altri due grandi marchi, l’Indesit e la Merloni, sono finiti uno dopo l’altro nel gruppo statunitense Whirlpool, impegnato da anni nell’imporre progressivi peggioramenti salariali e trasferimenti di produzione altrove.

Per il bene del settore non resta che sperare nell’apparire futuro di un nuovo Lino Zanussi, inutile auspicio però dal momento che chi nasce oggi in Italia col bernoccolo del grande imprenditore, dopo essersi guardato intorno, emigra altrove.

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Inserito il:23/03/2016 09:09:38
Ultimo aggiornamento:02/01/2019 12:37:20
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