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Aggiornato al 22/10/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Raro affresco policromo, con tracce di seta, Cina, Dinastia Tang (618-907) raffigurante Wu Zetian Imperatrice con una dama di compagnia

 

Civiltà d'Oriente: Cina (3)

(seguito)

di Mauro Lanzi

Crescita e formazione di una civiltà

1.  Dinastia Tang (618 a. c. – 907 d. c.)

Il merito della riunificazione va al brevissimo regno della dinastia Sui, ma dal disordine si esce veramente con l’ascesa al potere della dinastia Tang (618-907 d.c.) che segna la prima età d’oro della Cina: uno dei meriti di questa dinastia fu di riuscire ad imprimere profondamente il concetto di unità nell’animo dei cinesi, tanto che in tutte le crisi successive esso si rivelò più forte di ogni tendenza separatista; l’idea dell’unità nazionale farà sorgere sempre forze robuste contro ogni tentativo di divisione, dopo i Tang una frammentazione della Cina non sarà più possibile. (sotto, l’impero Tang e gli stati vicini)

 

 

   Fondatore della dinastia è considerato Li Yuan Gaozu (a sinistra), che raccolse l’eredità dei Sui, riformò l’amministrazione, rafforzò il potere centrale, unificò il sistema monetario, ma soprattutto, con l’aiuto di un valente generale, fu in grado di piegare le residue resistenze dei poteri locali, consegnando così al figlio Taizong, un regno pacificato ed in ordine.  Taizong, forse il personaggio più eminente della dinastia, stabilizzò e portò a compimento le riforme amministrative iniziate dal padre; onde evitare l’insorgere di poteri regionali, il regno fu diviso in 300 prefetture e 1500 distretti, un assetto che sarà mantenuto, con piccole modifiche, in tutte le epoche successive. Taizong dovette anche confrontarsi con pericoli esterni, in particolare con l’impero turco (niente a che fare con l’odierna Turchia!), che allora si estendeva subito a nord della Cina (cartina sopra): i turchi arrivano a minacciare la stessa capitale Chan’gan (attuale Xian, sotto a destra edificio d’epoca), ma infine nel 628 subiscono una sconfitta decisiva, il loro condottiero (Khagahn) viene fatto prigioniero ed eliminato dalla scena. L’errore principale di Taizong fu la scelta della concubina preferita, Wu, che dopo la sua morte acquisì gradatamente un potere crescente, anche per la manifesta incapacità dell’erede al trono; eliminati tutti gli ostacoli, ogni altro possibile pretendente con metodi molto sbrigativi, la concubina riuscì a salire fino al soglio imperiale col nome di Wu Zhou.  Wu è stata l’unica donna nella storia cinese a ricoprire ufficialmente il ruolo di imperatrice; nota per la sua determinazione spietata (si dice che abbia fatto mettere a morte anche un figlio) fu in grado di amministrare con grande efficacia per quasi cinquant’anni l’impero, che con lei raggiunse le sue massime dimensioni per quell’epoca, annettendo territori fino al cuore dell’Asia Centrale; i traffici ripresero intensi sulla via della seta verso India, Persia ed Europa, ma anche via mare con il rapido sviluppo del porto di Guanzhou, attuale Canton.

Wu era una fervente buddista, fece ricostruire la “Wild Goose Pagoda”, che si trova nei pressi di Xian, ma si servì del buddismo anche in termini di propaganda politica; fece circolare ovunque la predicazione di un monaco buddhista, che asseriva aver trovato un testo sacro, secondo cui l’impero cinese, sotto la guida di una donna di eccezionali capacità sarebbe arrivato a dominare il mondo. Wu cercò di accreditare la credenza di essere lei stessa incarnazione della “Saggia Madre”, divinità femminile del credo taoista. Con lei la posizione della donna in Cina fu sostanzialmente rivalutata.

Wu dette mano anche ad una profonda riforma della struttura amministrativa; a lei, ed in generale alla dinastia Tang, si fa risalire la prassi, di fondamentale importanza nel futuro, dei “concorsi” per la scelta dei funzionari pubblici di ogni livello.

 Vale la pena sottolineare la distanza che separava, proprio in questa materia, la Cina dal nostro mondo: l’occidente, purtroppo, ha sempre selezionato le sue classi dirigenti, almeno fino all’età moderna, per diritto di nascita o di famiglia; per i Romani valeva la “gens”, più di ogni altra cosa, i Germani avevano il culto della “Sippe”(stirpe).  Questi concetti si radicano nella società medievale, divenendo, de jure, il criterio di selezione delle classi al potere; il figlio di nobili era nobile di diritto e, in quanto tale, destinato al comando. Si afferma e si impone il principio di nobiltà e di autorità per discendenza: nobiltà che, di fatto, governa il nostro continente almeno fino alla Rivoluzione francese.

Sorprende notare la totale estraneità a questo approccio del mondo cinese. Non mancavano, ovviamente, favoritismi piccoli e grandi a tutti i livelli, la storia è colma di intrighi e congiure di palazzo, ma, a parte l’imperatore, personificazione o interprete della volontà divina, e la sua famiglia, nessuno poteva vantare poteri di sorta per diritto di nascita; già dal VII/VIII secolo dc la selezione dei funzionari a tutti i livelli avviene per concorsi, che avevano come oggetto il pensiero di Confucio; questo pensiero è stato per secoli l’impalcatura teorica, etica, politica e filosofica della società cinese. Proprio Confucio (VI secolo ac) mette l’accento sull’organizzazione sociale e sul rapporto tra individuo e collettività; proprio Confucio ammonisce le classi dirigenti che il loro potere non può derivare da posizioni o ricchezze acquisite per nascita, ma dal valore morale del loro operato.

«Colui che desidera assicurare il bene di altri, si è già assicurato il proprio.»

 

Quanto mai opportuna, quindi, la materia di studio per questi concorsi, che si tenevano a livello locale, a livello provinciale, a livello nazionale; l’ultima fase, una sorta di esame di stato, era presieduta dall’imperatore in persona, che sceglieva così, in base a merito e cultura, ministri, governatori, funzionari di ogni grado, dal centro alla periferia: una differenza culturale non da poco, rispetto ai nostri paesi, governati all’epoca (e per molto tempo ancora!!) da nobili e  baroni ignoranti come capre. Il sistema dei concorsi sopravvisse ai Tang e fu adottato da tutte le successive dinastie, eccezion fatta per la dinastia mongola che non poteva, ovviamente, abdicare alla propria supremazia in favore dei cinesi sottoposti.

Dopoché Wu viene allontanata dal potere per una congiura di corte, inizia il declino della dinastia Tang dilaniata da lotte di palazzo, intrighi, assassini (il successore di Wu viene avvelenato dalla moglie); sempre più spesso il potere vero finiva nelle mani di donne, mogli o concubine, a cui evidentemente mancavano le qualità di Wu, mentre tornava il pericolo alle frontiere; nel 750 un esercito imperiale cinese viene annientato in uno scontro con l’armata turca. Ne approfitta un comandante regionale, mezzo turco anche lui, An Lushan che si ribella all’imperatore e giunge ad occupare anche la capitale Chang’an, che rimane nelle sue mani per otto anni. Poi fu la volta dei tibetani di penetrare nel paese e giungere fino alla capitale: la confusione ed il caos regnano sovrani, aggravati anche da una insurrezione di contadini esasperati dalla tassazione sempre più gravosa, finché nel 907 con la caduta della capitale termina l’epoca dei Tang.

Malgrado le alterne vicende politiche il periodo Tang viene ricordato come una dei più splendidi di tutta la storia della Cina per la fioritura della letteratura e delle arti. Una testimonianza della prodigiosa produzione di quest’epoca è la raccolta di oltre 48000 composizioni che va sotto il nome di “Trecento poesie Tang”, pubblicata anche in Italia da Einaudi; i cinesi sono molto legati a questi versi, tanto da citarli anche nella conversazione, come noi facciamo con Dante o con Petrarca.

 

Il settore delle arti figurative non è da meno; la pittura raggiunge livelli di raffinata inventiva ammirati anche oggi, si veda ad esempio la figura di palafreniere, opera di una qualità e raffinatezza assolute. La scultura produce statue gigantesche, come il Buddha ed i Boddivattsa della grotta di Longmen.

Anche sotto il profilo della tecnica si fanno passi in avanti; si fanno risalire a questo periodo invenzione che da noi giungeranno secoli dopo, come la bussola, la stampa, la polvere da sparo, che non era però ancora impiegata per fini militari.

Per tutti questi aspetti, la dinastia Tang occupa una posizione di assoluto rilievo nella storia della Cina.

 

2. Dinastia Song (960-1279)

  Al crollo dell’impero Tang seguì un altro periodo di disordini e di frammentazione, conclusi dall’instaurazione della dinastia Song (960- 1279), che di solito si distingue in due periodi, i Song settentrionali ed i Song meridionali. I Song settentrionali furono fondati da Song Taizou (sopra), un geniale usurpatore che giunto al potere fu in grado di riunire tutta la Cina stabilendo la sua capitale a Kaifeng (provincia dell’Henan), che va anche ricordata perché sede della più antica comunità ebraica cinese (sotto il padiglione detto “Del Drago” a Kaifeng).

I Song settentrionali ebbero vita difficile, in lotta perenne con i regni barbarici del nord, in primis quello degli Jurchen, antenati dei manchù, che arrivarono, nel 1126, a conquistare la capitale Kaifeng, ponendo fine all’età dei Song settentrionali; si stabilisce qui per un breve periodo il regno Jin, spazzato via poi da Gengis Khan agli inizi del XIII secolo.

Sopravvissero i Song meridionali, con capitale Hangzou, nel sud della Cina, fino al 1279, quando dovettero cedere anche loro alla supremazia dei mongoli. Hangzhou fu la prima ed unica capitale cinese fondata in prossimità del mare, a simboleggiare l’importanza che i Song meridionali attribuivano ai commerci via mare; una vivacissima descrizione di questa città ci è stata lasciata da Marco Polo, che la chiama Quinsay, e ce la illustra come una vera metropoli. La cartina a destra mostra la collocazione delle varie capitali cinesi nel corso dei secoli; la maggior parte si trova sul corso dei due grandi fiumi, Fiume Giallo e Yangtse, Hanzhou  è la sola che sorge in riva al mare. 

 Malgrado le tribolate vicende politiche, i Song, sia settentrionali che meridionali, furono i veri prosecutori dell’impero Tang, il loro viene considerato dagli storici un periodo di grande vitalità economica e culturale. Furono compiuti notevoli progressi in campo scientifico, in particolare nell’astronomia, nella matematica, nella medicina, fiorirono letteratura, pittura, calligrafia: si incrementarono e giunsero a livelli di eccellenza settori fino allora marginali, come la produzione di ceramiche e la tessitura della seta: passi avanti furono compiuti anche nei settori avviati in precedenza, come la produzione di carta o la stampa che diviene ora a caratteri mobili, favorendo la diffusione della cultura e di nuove religioni, in particolare il buddhismo, che si propaga in questo periodo influenzando anche la filosofia confuciana, nasce il neo-confucianesimo. Anche la vita sociale si sviluppò con la diffusione delle sale da tè; compare anche un nuovo gioco, il “cuju” che può essere considerato un antenato del nostro calcio, come dimostra il dipinto qui sotto.

Di particolare rilevanza fu quella che gli storici definiscono una vera e propria rivoluzione economica, legata all’estensione delle culture di riso e all’adozione di nuove sementi selezionate, come il riso a maturazione precoce; il surplus alimentare così generato fu la molla di un grande incremento demografico, ma anche di un diffuso benessere, che favorì gli investimenti in tanti altri settori. Sempre in campo agricolo occorre menzionare la nascita e lo sviluppo di nuove colture, come la lacca ed il tè, che avrà importanza crescente nell’economia e anche nei rapporti sociali; nascono, come visto, le prime case da tè.

I Song riprendono e sviluppano il metodo di selezione della burocrazia imperiale tramite esami, che con loro diviene l’unica via per accedere ad una qualsiasi carica pubblica; grazie anche alla maggiore facilità di accesso ai testi, per la diffusione della stampa a caratteri mobili, il numero dei candidati crebbe dai 30,000 dell’epoca Tang ai 400.000 del XIII secolo. Va anche detto che la partecipazione ai concorsi divenne un vero e proprio cimento per molti giovani cinesi; i candidati si preparavano per anni, seguendo corsi specifici tenuti da insegnanti più o meno rinomati; la frequenza a questi corsi costava una fortuna, il fallimento di un familiare significava spesso la rovina economica per la famiglia, ci furono casi di suicidio di candidati respinti. Nonostante ciò, il sistema degli esami non fu solo un valido mezzo di selezione della funzione pubblica, era un vero e proprio “ascensore sociale” per le classi meno abbienti; garantì una mobilità sociale sconosciuta altrove, un continuo rinnovo delle elite politiche, che non poteva che favorire lo sviluppo del paese.

 In campo militare, va riconosciuto ai Song il primo impiego della polvere pirica in campo militare e lo sviluppo, primi nella storia cinese, di una flotta considerevole, che doveva servire da appoggio al rapido incremento degli scambi via mare (sotto l’immagine di un vascello militare di epoca Song).

Complessivamente il governo dei Song ci appare come uno dei più validi ed efficienti nella storia del Paese; purtroppo nubi burrascose si addensavano al nord, un fenomeno epocale, che interesserà un’area vastissima, dall’Europa, alla Siria, alla Cina, doveva porre termine ad una dinastia autoctona per mettere sul trono una dinastia straniera, i Mongoli.

(Continua)

 

Inserito il:28/12/2020 15:43:54
Ultimo aggiornamento:28/12/2020 17:52:49
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