Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti.
Per saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni dei cookie clicca su Informazioni
Continuando a navigare in questo sito acconsenti alla nostra Policy. [OK, ho capito]
Aggiornato al 19/01/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

The Han Dynasty of China – A Chinese Golden Age

 

Civiltà d’Oriente: Cina (2)

(seguito)

di Mauro Lanzi

 

Crescita e formazione di una civiltà

1. Dinastia Han (206 a. c. – 220 d. c.)

I disordini seguenti la morte del primo Imperatore si placano con l’avvento al potere di uno dei capi della rivolta, Xiang Yu, che nel 206 a.c. conquista la capitale dei Qin, uccide l’ultimo esponente della dinastia e si insedia al suo posto fondando la dinastia Han (206 a.c. – 220 d.c.). Pur conservando le strutture amministrative del predecessore, il nuovo imperatore riesce a riportare il Paese alla pace e all’unità e promuove una fase di grande crescita economica e politica; la popolazione della Cina aumenta fino a 50 milioni di abitanti, la capitale, Chan’gan,(attuale Xian), ne conta più di tre milioni.

Grazie al diffondersi del benessere, il periodo Han conosce anche un grande sviluppo culturale, i dotti hanno un’importanza pari ai generali; le loro cronache ci raccontano la storia di quei tempi, il loro insegnamento diffonde tra la gente la legge morale, ma anche il culto dell’imperatore, custode e garante in terra dell’ordine universale: il confucianesimo diviene la dottrina ufficiale di stato, arti e letteratura fioriscono, viene inventata la carta quale supporto di scrittura, mentre fino allora si usavano seta o bambù. La lavorazione della seta, poi, raggiunge livelli di qualità davvero straordinari, con elementi decorativi sempre più raffinati; richiestissima ovunque, divenne, non solo uno dei principali articoli di esportazione, ma persino moneta di scambio; si ha notizia di guarnigioni di confine, i cui soldati ricevevano parte del salario in seta.

Viene anche aperto, in questo periodo, il grande canale artificiale lungo oltre 100km che collegava il fiume Wei al Fiume Giallo, realizzazione più significativa di una vasta rete di canali d’irrigazione creati dagli Han, che favoriscono lo sviluppo dell’agricoltura. Viene infine riorganizzato il fisco, con una tassazione su due livelli, testatico e tassazione sul reddito; per ridurre il potere dei mercanti ed incrementare le entrate vengono creati i monopoli di alcol, sale e conio delle monete.

Il modello statale ed imperiale perfezionato sotto questa dinastia diventerà la base politica ed ideologica di quasi tutta la successiva tradizione cinese; all’imperatore rispondevano tre “Duchi”, a capo, rispettivamente, di esercito, amministrazione civile e sistema di controllo (separato dalla gestione ordinaria), più nove “Consiglieri” (ministri); un ruolo sempre più importante venne ad assumere la Segreteria, organo di palazzo costituito da eunuchi, centro di potere essenziale per la formulazione delle strategie politiche dello stato; l’Impero poteva ora guardare a sé stesso non più come uno stato tra altri stati, ma come una fonte di ordine e regolamentazione di tutte le terre conosciute e modello di civiltà per tutte le altre nazioni. Anche l’esercito fu riorganizzato e potenziato, portando alla conquista di Mongolia, Corea e Manciuria ed alla sottomissione del Vietnam.

  Al periodo Han si fanno risalire anche importanti iniziative verso il mondo esterno; grazie ad una serie di brillanti campagne militari condotte contro gli unni (chiamati all’epoca Xong-Nu), si apre in questo periodo la via della seta, il percorso a nord verso l’Europa, essenziale per l’interscambio commerciale con l’Occidente, mentre a sud un collegamento via mare (“La Via delle Perle”) portava merci cinesi fino al Nilo.

A questo proposito, abbiamo notizia di una ambasciata inviata dall’imperatore Wu per cercare di stabilire alleanze contro il pericolo incombente degli Xong-Nu; tredici anni dura il viaggio dell’ambasciatore Chang Chien (immagine a sinistra) attraverso monti e deserti, in un percorso che diverrà quello della via della seta e che è oggetto della relazione che fa all’imperatore al suo ritorno. Chang Chien è stato uno dei più grandi esploratori dell’antichità e la descrizione che fa del suo viaggio farà da traccia a tutte le future spedizioni sia militari che commerciali, oltre ad essere una preziosa testimonianza dei tempi. 

Sono segnalati dagli storici cinesi dell’epoca anche diversi tentativi di stabilire un contatto diretto con Da Qin, come veniva chiamata Roma e si ha notizia, dagli annali della dinastia Han, dell’arrivo dell’ambasciata di un imperatore romano di nome “Antonius” nel 166 d.c, (probabilmente Marco Aurelio). Roma importava seta dalla Cina fino dai tempi di Cesare e forse l’ambasciata doveva servire ad evitare costose intermediazioni (Parti, Palmira).

 Studiosi cinesi hanno anche accreditato la tesi della presenza in Cina, sempre nel periodo Han, nientemeno che di una legione romana, forse superstite del disastro di Carre (53 a.c.), in cui aveva trovato la morte il triumviro Marco Licinio Crasso; i cinesi basano questa ipotesi su reperti umani che mostrerebbero caratteri genetici differenti dalle popolazioni asiatiche e su racconti che narrerebbero delle straordinarie tattiche di combattimento (schieramento a testuggine) di barbari mercenari. 

La dinastia Han ha anche dato il nome all’etnia dominante in Cina, gli Han; la Cina classifica, ancor oggi, la propria popolazione in etnie (!!), gli Han (i veri cinesi) 1100 milioni, Mancesi 9 milioni, Mongoli 4 milioni, Miao 9 milioni e via dicendo.

      

                 1. 2 Tre Regni, sedici Regni, Nord Sud (220 d.c.-618 d.c.)

Gli ultimi anni della dinastia Han sono occupati da una lunga serie di imperatori adolescenti, inabili all’esercizio del potere che cadde nelle mani delle madri o degli eunuchi di corte; congiure e colpi di stato si susseguono, mentre nel paese disorientato ed indebolito esplode la rivolta dei “Turbanti Gialli”, una setta taoista, la prima di tante sette segrete presenti nella storia cinese, che predicava il ritorno alla pace, l’uguaglianza universale, l’abolizione della ricchezza; evidentemente queste teorie, appoggiate da una moltitudine armata di oltre 300.000 persone, non potevano star bene ai grandi latifondisti, che si mobilitano armando numerosi eserciti mercenari che alla fine hanno ragione dei rivoltosi e, giunti alla capitale, uccidono l’imperatore e massacrano tutti gli eunuchi. La caduta degli Han conduce ad un nuovo, lungo periodo di frammentazione e di guerre intestine, quasi quattrocento anni: il potere cade in mano ai capi militari che avevano guidato la repressione contro i Turbanti Gialli e che quindi iniziano a dividere il paese in tre Regni. Dopo un breve periodo di riunificazione con il regno Jin, il paese collassa sotto i colpi delle invasioni di popolazioni barbare scese dal nord, che respingono a sud la popolazione cinese; si apre un secolo di caos politico che gli storici hanno chiamato epoca dei Sedici Regni, alcuni dei quali retti da etnie non cinesi. Una di queste etnie riuscì anche a riunire il Nord del paese (periodo Nord Sud), poi tutto ripiomba nel caos.

 

(Continua)

 

Inserito il:24/12/2020 11:35:34
Ultimo aggiornamento:28/12/2020 17:59:31
Condividi su
ARCHIVIO ARTICOLI
nel futuro, archivio
Torna alla home
nel futuro, web magazine di informazione e cultura
Ho letto e accetto le condizioni sulla privacy *
(*obbligatorio)
Questo sito utilizza cookies.
Cookie policy | Privacy policy

Associazione Culturale Nel Futuro – Corso Brianza 10/B – 22066 Mariano Comense CO – C.F. 90037120137

yost.technology