Aggiornato al 08/08/2022

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

Getty images - Covid 19 nasal swab test

 

Lettere dalla California (9)

di Giuliana Daneo

 

Il Covid

 

Caro Cesare,

sto vivendo una nuova esperienza. Abbiamo tutti e quattro il Covid.

Ha iniziato Matteo, il 12 gennaio. Già la sera prima stava poco bene, poi il mattino alle 6 mi sveglia tremando con la febbre. Verso le 11 vado a prendere da mamma Karen un tampone avuto dall’azienda dove lavora per rendermi conto se sia veramente Covid, e devo purtroppo prendere atto che è positivo. Qui i tamponi non ci sono, anche se le news dicono che ne manderanno milioni, anche a casa per il fai da te (ma chissà quando…); per il povero cittadino non resta che attendere e sperare.

In ogni caso dipende in che stato o città ti trovi; qui dove siamo purtroppo proprio non ci sono.

Il 14 mattina inizia Omar, con febbre molto alta. Il giorno appresso, 15 mattina, tocca a me e Andrea. I sintomi sono influenzali, fortunatamente. Ormai ho preparato la mia partenza con la prenotazione di tampone domenica pomeriggio in aeroporto a San José, unico posto disponibile che dista a soli 10 minuti da casa nostra.

Non mi sento bene e affrontare un viaggio simile non è prudente. Sposto il mio rientro almeno di due settimane per sicurezza, anche senza risultato del test. Devo farlo almeno 24 ore prima dalla partenza.

Chiamo Air France: gentilmente mi dicono che loro non mi possono spostare il volo, ma di rivolgermi all’Agenzia dove ho fatto il ticket. Diventa impegnativo essendo nel weekend. Devo rifare tutto.

Mi sarei potuta prendere il Covid anche in Italia, viste le statistiche di contagi. Qui, e mi ripeto, siamo in un altro mondo. Diverso. Paragonare il nostro modo di vivere e di curarsi è sbagliato.

Non racconto cosa usiamo per curarci, perché un italiano si metterebbe a ridere. Intanto non esiste il medico di base. Se si è positivi te lo tieni per te e finisce lì. Sta all’individuo stare in quarantena per 5 giorni.

I numeri che vengono dati nelle news dei contagi sono di persone che vengono ricoverate in ospedale anche per altre patologie e a loro viene fatto il tampone. I nostri vicini di casa hanno il Covid, la ragazza della casa accanto è andata a lavorare dopo due giorni perché stava bene. È ovvio che con un comportamento così libero i contagi sono alti. Inoltre, non ci sono i famosi tamponi, come caspita fanno a sapere quanti sono i positivi? Parlo sempre della California, l’America è grande…)

Sia continenti che stati hanno le loro regole e le proprie tradizioni e convinzioni. Bisognerebbe aprire una parentesi sulla pandemia, i vaccini, i tamponi e le maschere. Lascio la discussione agli esperti.

Posso solo dire che mio nipote ha preso il Covid tre volte e non è stato vaccinato. Omar, Andrea ed io siamo stati vaccinati con due dosi. Credo che di tutto questo parlare con cambiamenti continui di procedure si capisca ancora poco.

Domenica 16 gennaio alle 16 vado all’appuntamento per fare il tampone all’aeroporto di San José.

Chiedo ad Andrea se sa dove si trovi la postazione, pensando che nella prenotazione fosse indicata: mi risponde che si sarebbero visti dei cartelli dove dirigersi. Entrando nelle corsie di direzione ai voli, dedichiamo molta attenzione per trovare il cartello, che finalmente vediamo: è di colore viola con la scritta Covid Test e la freccia indicatrice. La seguiamo. La postazione si trova a fianco della pista di decollaggio in un parcheggio auto, composta da una lunga tenda tipo corridoio e una struttura temporanea, due ingressi, cartelli indicatori, e segnaletica a terra per mantenere le distanze.

Ci sono tre persone in attesa, non mi stupisco, visto che costa 200$; inoltre nei viaggi aerei all’interno degli States non serve il test. Passano pochi minuti, ed eccomi al primo passaggio. Mi riceve una ragazza che su un tablet registra i miei dati. Nel secondo passaggio un ragazzo mi fa accomodare all’interno della tenda su una sedia di plastica, dicendomi di scoprire il naso e tenere la maschera sulla bocca indicandomi, come esempio, la foto di fronte a me. Mio figlio era presente poco lontano.

Estrae il tampone e inizia a girarlo nel naso, ma mi dice che ho le narici troppo asciutte, mi fa soffiare il naso e riprova, questa volta andava bene. Fa per aprire la fialetta per inserire il bastoncino e non si apre, ritenta, ancora niente, poi chiama una collega e provano in due, e sempre il tampone in aria che aspettava di essere inserito nella provetta.

I due decidono di prendere un’altra provetta e questa si apre. Io e Andrea ci siamo guardati e abbiamo pensato la stessa cosa: “Chissà se sarà valido questo test”.

Sono sincera, mi aspettavo un luogo diverso; il personale che ho incontrato e chi mi ha fatto il test portava la mascherina chirurgica come protezione, né camice, né guanti, proprio vestiti come da queste parti con jeans e felpa; ma siamo in California e pare che lo stile del Far West sia ancora attuale. Mi aspettavo di vedere, come nei film americani, laboratori o centri di assistenza medica da favola. Sicuramente ci saranno, ma non nei nostri paraggi.

Per poter viaggiare ho fatto due tamponi: a Ivrea e San José. Non c’è molta differenza: anche alcune nostre farmacie hanno posizionato dei gazebo all’esterno alla buona.

L’esito è arrivato alle 5,49 del 17 gennaio: positivo!

Nonostante le apparenze devo ricredermi e constatare, leggendo il referto, che il ragazzo che mi ha fatto il tampone è un medico. Confermo una volta di più quanto la realtà di questa terra sia tanto diversa dalla nostra, e come le apparenze ingannino.

Il virus è stato per tutti noi contenuto. A distanza di quattro giorni i ragazzi erano già pronti per uscire e andare in bicicletta.

Ora inizia una nuova avventura del ritorno a casa. Mi dicono che hanno cancellato i voli da Parigi a Torino del pomeriggio. La vita è piena di sorprese, basta prenderla con pazienza e adattamento.

Il consueto abbraccio affettuoso.

Giuliana

Campbell, 18 gennaio 2022

 

Inserito il:10/05/2022 16:15:00
Ultimo aggiornamento:10/05/2022 16:20:40
Condividi su
ARCHIVIO ARTICOLI
nel futuro, archivio
Torna alla home
nel futuro, web magazine di informazione e cultura
Ho letto e accetto le condizioni sulla privacy *
(*obbligatorio)


Questo sito non ti chiede di esprimere il consenso dei cookie perché usiamo solo cookie tecnici e servizi di Google a scopo statistico

Cookie policy | Privacy policy

Associazione Culturale Nel Futuro – Corso Brianza 10/B – 22066 Mariano Comense CO – C.F. 90037120137

yost.technology | 04451716445