Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti. Per saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni dei cookie clicca su
Informazioni
Continuando a navigare in questo sito acconsenti alla nostra Policy.

[OK, ho capito]
Aggiornato al 01/12/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Robin Wethe Altman (Laguna Beach California) - She Writes

Tratto dal volume Mimiao. Autobiografia di un gatto migrante di Vittoria Carola Vignola, Hever Edizioni, Ivrea 2020.

 

Mimiao - Autobiografia di un gatto migrante (9)

(seguito)

di Vittoria Carola Vignola

 

Pensando a Carla come autrice

Io sono molto fiero della mia coabitante. Negli ultimi anni si è dedicata alla scrittura, cosa che le ha dato fama di nota scrittrice valchiusellese.

Nel 2014 è uscito il suo primo lungo lavoro editoriale, La parlata di Trausella. Appunti e spunti per un dizionario. Carla, all’inizio, aveva molti dubbi sulla possibilità di poterlo pubblicare, sia per l’impiego di tre grafie (italiano, piemontese, alfabeto fonetico internazionale), sia per l’ormai esiguo numero dei parlanti del suo dialetto, sia ancora per il non troppo diffuso senso dell’importanza della memoria di ogni aspetto delle culture del passato, anche per la storia.

È stato il momento in cui Meuccio l’ha accompagnata a Ivrea da Cesare ed Helena e lì loro l’hanno convinta, facendole notare come gli esempi di uso, i detti, i proverbi, le formule dialettali permettevano di aprire squarci sulla “cultura”, sui valori, le norme, le consuetudini, le sapienze e le fatiche di un mondo in via di sparizione e di cui bisognava lasciare traccia.

C’è stato fin da subito un grande affiatamento tra Carla ed Helena, fatto di stima, fiducia, simpatia. Quante ore hanno trascorso lavorando insieme in sintonia, con la compagnia dell’onnipresente Cesare, l’italianista sempre in agguato.

È stato incredibile notare come, senza conoscere la lingua piemontese, Helena sia riuscita a impadronirsi della struttura linguistica della parlata locale, adeguandosi all’uso dell’alfabeto linguistico internazionale, che consentiva a Carla di rendere in grafemi tutti i fonemi del trausellese.

Carla ogni tanto si alzava per preparare il caffè. Quella era una scusa bella e buona per poter poi andare a fumare sul ballatoio una delle tante sigarette della giornata.

Io le guardavo lavorare da lontano, perché non sempre mi fido di chi non conosco; poi pian piano mi sono fatto avvicinare e ho accettato di buon grado le carezze di Helena.

A settembre hanno presentato il volume da “Anita” durante una merenda sinoira, in cui però io non sono stato invitato. Meno male che Carla si è ricordata di me e ha portato a casa degli ottimi bocconcini di spezzatino di manzo che a me piace da matti. Lei poi lo taglia in frammenti piccolissimi e me li caccia in bocca a uno a uno, sicché riesco a masticarli. Non appena la sento maneggiare il coltello a tavola mi precipito accanto alla sua sedia. Solo che a volte ritarda a calare la mano con il pezzettino e io, ovviamente affamato e chiaramente più veloce di lei, le abbranco il braccio o la mano non con i soli polpastrelli delle zampe anteriori, bensì con le unghie, il che naturalmente la irrita. Le mie unghie sono sempre ben affilate.

Alcuni giorni dopo è arrivata una lettera dal Prof. Telmon, che Carla stima tantissimo e a cui aveva mandato una copia del volume. Ho visto comparire sul suo viso un’espressione di compiacimento: le faceva i complimenti, definendo l’opera “un vero e proprio dizionario”.

Dopo il grande sforzo del primo volume, Carla è entrata però in un forte esaurimento.

Le mancavano le mattinate passate insieme e lavorare e si sentiva un po’ sola, nonostante la mia compagnia.

Cesare, con incredibile costanza e una notevolissima forza di convinzione, l’ha praticamente costretta a riprendere la penna in mano e a stendere la storia della sua vita, che ho scoperto così essere molto interessante.

Ha girato il mondo, cosa che in quegli anni non era per nulla scontata. Ha soggiornato spesso a Londra e visitato Inghilterra, Galles e Scozia. Ha anche trascorso un anno negli Stati Uniti, che penso siano molto lontani.

Ha apprezzato la cultura e il paesaggio del Nord Europa, e ha visitato Spagna, Francia, Belgio, Olanda, Austria, Svizzera, Germania, Grecia e Egitto.

Non mi sembra possibile che Carla, che oggi vedo così stanca e a volte apatica, abbia potuto fare così tante cose. Penso che da giovane sia stata un bel peperino, con il suo desiderio di autonomia e libertà, nelle proprie scelte come persona e come donna.

Così, nel marzo 2017, vedeva la luce Nata nel borgo dell’acqua fresca, una sorta di fresco racconto di una vita serena. Sono molto fiero, perché sono stato citato anch’io nell’ultima parte della quarta di copertina, dove ha scritto che “nell’autunno avanzato della sua vita si bea della bellezza del passato e raccoglie serenità e diletto in mille preziosi frammenti da chi le è amico, dalla natura, da Mimiau, la gatta dei vicini, e, naturalmente, dalla lettura e dalla rilettura, affidabili e nobili compagne del vivere”.

Allora mi chiamavo ancora Mimiau ed ero la gatta dei vicini, mentre ora sono Mimiao e appartengo a Carla.

Ma il detto antico “non c’è il due senza il tre”, premeva alle porte e così Carla ha iniziato a scrivere il terzo volume, in cui parlava della sua gente, del suo passato e, anche e soprattutto, degli oggetti che continuano a farne parte e che invadono la sua casa, come se fossero esposti in un museo che illustri la cultura rurale di quello splendido territorio rappresentato dalla Valchiusella.

Ha chiamato in causa l’amico Claudio Maddalena per fotografare molti dei suoi mobili, suppellettili, strumenti, che sono stati salvati dal rispetto e dall’amore dei suoi genitori e di suo fratello Giacomo. Erano per lo più rimasti nelle dimore abbandonate o relegati in cantine e solai in quanto non più in uso, ma da conservare gelosamente come memoria.

Lei, le vecchie “cose di pessimo gusto” le ha riportate in parte in vita, con l’approvazione o la benevolenza di Giacomo; le ha restaurate con scarsa abilità, ma con passione e ha ridato loro un ruolo, certo non sempre o raramente quello per cui erano state ideate e realizzate.

Nel maggio 2019, è così uscito il terzo capolavoro intitolato Oggetti di cultura rurale in Valchiusella.

Io mi accorgo che Carla oggi si sente sola, dopo una vita così movimentata e lo testimonia quando scrive che la casa di Trausella è divenuta nel corso degli ultimi anni il sito del suo tardo autunno, un autunno solitario, ma che non ha ancora perso totalmente i suoi colori grazie agli amici: e io sono uno di loro!

(Continua)

 

 

Inserito il:13/09/2021 15:59:43
Ultimo aggiornamento:21/09/2021 19:02:51
Condividi su
ARCHIVIO ARTICOLI
nel futuro, archivio
Torna alla home
nel futuro, web magazine di informazione e cultura
Ho letto e accetto le condizioni sulla privacy *
(*obbligatorio)

Questo sito utilizza cookies.

Cookie policy | Privacy policy

Associazione Culturale Nel Futuro – Corso Brianza 10/B – 22066 Mariano Comense CO – C.F. 90037120137

yost.technology