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Aggiornato al 06/05/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Viktor Yushkevitch (Pinsk, Belorussia, 1961 -   ) - A walk in the morning wood

 

In compagnia dei poeti sulla salita per Brunate

di Graziano Saibene

 

Guardo fuori dalla finestra della mia camera da letto: è ancora proprio quella da dove ho visto entrare la luce il primo giorno della mia vita: si partoriva in casa, e c'era la guerra, appena cominciata.

Il lato nord del grande giardino che adorna la casa lambisce la montagna di Brunate, che è come un enorme “paravento” a protezione dei venti freddi settentrionali, un pendio molto ripido, coperto da una fitta foresta autoctona (faggi, tigli, querce, aceri, castani, noccioli, robinie), quasi del tutto impenetrabile, se si esce dal sentiero. È un bosco (ri)nato e cresciuto negli ultimi 70 anni, cioè da quando è stato proibito bruciare le foglie d'autunno nei giardini delle ville sulle pendici. Il fuoco spesso sfuggiva al controllo, e, con l'aiuto delle brezze appiccava altri focolai qua e là sul pendio, e gli incendi estivi e autunnali illuminavano le notti della città e del lago di Como, lasciando ad ogni inverno la montagna brulla e scura.

Poi sono arrivati i Canadair ad innaffiare gli incendi con le acque del lago, ma il colpo di grazia è stata l'ordinanza che stabiliva multe salatissime agli autori dei falô, facilissimi da scovare per via delle colonne di fumo che chiunque poteva vedere dalla pianura.

Sul crinale orientale della montagna, dal secolo XVI c'è una mulattiera, costruita, con grande abilità, forse dai monaci del monastero di San Donato, che sorge esattamente a metà della salita pedonale da Como verso Brunate.

 

Il suo tracciato è stato scelto con cura e saggezza, sfruttando i fianchi di una valletta che percorre verticalmente la montagna, e si snoda mantenendo una pendenza costante.

È stata utilizzata una pregiata tecnica di costruzione e pavimentazione, con gli spigoli dei larghi gradini formati da barre di granito opportunamente arrotondate per facilitare il trascinamento a valle dei tronchi da parte dei muli, mentre la parte piana è pavimentata con pietre interrate abbastanza per resistere alla forza corrosiva delle acque piovane. Per secoli le foreste vicino ai centri abitati sono state la fonte di approvvigionamento del legname da costruzione e da riscaldamento; quindi ampiamente saccheggiate fino alla loro (temporanea?) scomparsa.

 

Ad accrescere il fascino della mulattiera concorre senza dubbio il paesaggio che offre a chi la percorre, con il lago che si intravvede a tratti, e la vista dall'alto della città, che palesa la sua origine romana, con le mura a circoscrivere il rettangolo del “Castrum” originario, successivamente fortificato e dotato di possenti torri sul lato meridionale.

 

 

Ma ciò che mi fa amare maggiormente questa impegnativa passeggiata, - che considero un previlegio ritrovare appena fuori di casa, - è la sua eccezionale situazione climatica. Dovrei parlare di “microclima”, che varia durante l'anno, determinato dal luogo dove corre il tracciato e dal succedersi delle stagioni.

Infatti le foglie delle piante, che ora fittamente lo costeggiano, impediscono al sole di rendere ancor più faticosa la salita nei mesi più caldi. Quando esse cadono, invece, i raggi del sole contribuiscono a intiepidire l'aria, che, come ho già accennato, non subisce mai la sferzata fredda dei venti dal nord, o delle brezze giornaliere come il “tivano”.

Da qualche anno lungo tutto il percorso sono comparse tavolette di legno, dipinte di verde pallido, con frammenti di poesie scritte a pennello in corsivo e in bella calligrafia. Sono di autori diversi, tutti citati sotto il testo, che spesso è anche tradotto in inglese, e sono appesi ai tronchi degli alberi in modo tale da non comprometterne l'integrità.

I frammenti della poetessa Alda Merini sono di gran lunga i più frequenti lungo il percorso, e qualcuno ha proposto di intestarle la passeggiata, che, per la toponomastica della zona, ha il nome di Salita San Donato.

 

Dio della pace, dammi un segno

di probabile quiete, sì ch'io possa

risplendere viva”

 

La veste è il fogliame dell'uomo,

che copre le nudità del suo respiro”

 

Tu non sai:

ci sono betulle che di notte levano le loro radici,

e tu non crederesti mai

che di notte gli alberi camminano

e diventano sogni”

 

Nessuno mi pettina bene

come il vento”

Alda ha avuto una vita assai travagliata, trascorsa in gran parte anche in manicomio, da cui è stata riscattata, ancor prima della riforma Basaglia del 1978, grazie all'incessante campagna promossa da Maria Corti, scrittrice e filologa, e indimenticabile mia professoressa di lettere al ginnasio del liceo classico Volta di Como.

Ed è proprio di Alessandro Volta il primo frammento che un bel giorno ho incontrato appeso lungo il percorso.

Pur salirò là dove siede

cinta d'un vel l'alma natura

e scoprirò sue belle forme nuove

Poi, ad ogni salita, ne ho trovati altri: ed ora sono assai numerosi, se ne incontra qualcuno ad ogni breve tratto di strada.

 

Non poteva mancare il noto frammento del Cantico alla Natura di San Francesco, posto in prossimità dell'unico torrentello che si sfiora alla base dell'ex monastero.

Laudato si' mi' Signore per sor'acqua,

la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta”

 

 

Nel corso degli anni, soprattutto da quando, a causa dell'età e di altri accidenti, ho dovuto abbandonare quasi tutte le numerose attività sportive, che ho da sempre praticato con passione, ho eletto questa salita a mia palestra preferita: l'ho utilizzata intensamente, con disciplinata regolarità.

E, devo ammettere, con ottimi riscontri, sia in termini di salute, che di forma fisica.

Per chi arriva fino a Brunate, resta il dilemma fra affrontare la discesa, più adatta a chi non ha ancora problemi di tendini e cartilagini, oppure rientrare comodamente seduti nella cabina della gloriosa funicolare, che riporta a Como, in riva al lago, in meno di 10 minuti.

Quest'ultima rappresenta un assai utile mezzo di collegamento tra quella enclave e la città, 550 metri più sotto, oltre che una eccellente soluzione ingegneristica, da molti punti di vista. È infatti composta da due cabine collegate tra loro da una fune metallica, che permette a un motore elettrico di spostarle in sincronia, sfruttando l'effetto contrappeso, con il minor utilizzo di energia, quella cioè necessaria a vincere, oltre che gli attriti di sistema, solo la differenza di peso tra i passeggeri che salgono e quelli che scendono. E quando questi ultimi pesano di più, il sistema è in grado di accumulare l'energia che si usa per frenarne la discesa. Sono passati più di cento anni, da quando la funicolare è stata elettrificata (1911), ed è diventata fin da quella lontanissima data una prova concreta di infrastruttura coerente con i sacrosanti principi di rispetto per l'ambiente, quando probabilmente ben pochi conoscevano il senso della parola “ecologia”!

Per chi vuole strafare – “L'importante è esagerare”, come cantava il grande Enzo Jannacci e come anche a me capitava, a volte, fino a qualche anno fa - da Brunate parte un'altra spettacolare passeggiata, la via “alle colme” o “sentiero Nr. 1 del Triangolo lariano”, che, passando sulle falde dei monti Boletto, Bolettone e Palanzone, supera la colma di Sormano, e, attraversato il Piano del Tivano, sale fino alla vetta del monte San Primo (1686 mt), da cui si ammirano dall'alto i 3 rami del lago di Como.

 

Ma questa è un'altra storia.

 

Inserito il:18/01/2021 18:52:59
Ultimo aggiornamento:18/01/2021 19:35:07
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