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Aggiornato al 23/03/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Roberto Gagliardi (1949 - Abruzzi) - Piazza Armerina -2013

 

La Sicilia è terra in cui la storia vibra ancora.

di Maria Foti

 

Non so se sia solo una mia impressione, un’illusione da turista, una stupidaggine. Ma tant’è. Sembra proprio che la storia della Sicilia la leggi osservandola, da qualsiasi punto tu ti decida di farlo: dai borghi medievali, dalle città con edifici barocchi che conservano ancora la pianta araba, dai castelli normanni, dalle chiese spagnole. La sua storia la assapori quando mangi, la ascolti scorrere nei dialetti, la pronunci quando nomini posti. La storia la vedi nelle persone. Nei siciliani, anche quelli che vivono d’Iphone, che si fanno la cresta ai capelli e mettono le scarpe fosforescenti non riescono a nasconderla, la loro storia. Gliela si vede passare tra le mani quando le muovono, nelle espressioni del viso, negli occhi. Si. Gliela si legge negli occhi la storia a un popolo. Si vede quando hanno un passato lontanissimo, di cui hanno un minimo di considerazione o anche solo una vaghissima memoria.

E’ così in Sicilia. Tu sei lì che ci parli e hai come la sensazione che quel loro gesto venga da lontano. Non so, forse è una suggestione, ma sembra che in Sicilia più che in altri posti del mondo il passato viva ancora nelle pieghe del presente. E proprio per questo stride incessabilmente questo desiderio inarrivabile del ‘moderno’, che si riduce sempre a un suo scimmiottamento, che trascura tante cose importanti, e che vuole dimenticare il passato a tutti i costi, eppure non ci riesce. Non ci riesce perché evidentemente il passato deve essere ben radicato da qualche parte, dentro di loro.

A pensarci bene, questo discorso del passato che si legge negli occhi si potrebbe applicare a qualsiasi popolo, eppure nessuno più della Sicilia sembra corrispondere così perfettamente a questa idea. E’ che ci sono popoli, intere nazioni, che a un certo punto decidono di fare tabula rasa: resettano il loro passato, le loro origini e sanciscono fieri la nascita della loro nuova storia. Oppure ci sono quelli che macinano continuamente i loro nuovi miti, i loro nuovi eroi, le loro nuove storie: non guardano tanto al passato quanto al presente, gli americani ad esempio. Andate in America a chiedere come costruiscono una casa, poi chiedete in Italia.

Azzerare la propria storia. Partire da zero. E’ un movimento questo che dà anche tanta energia, tanta speranza. La Sicilia forse ha deciso che preferisce ricordare, portare i segni di tutte le sue dominazioni, e riuscire nel folle tentativo di accordare perfettamente elementi di culture sparpagliate, dando a tutto quel magma un criterio, trasformarlo in terra fertile per le loro parole, le loro facce, le loro tavole. Paradossalmente, è come se i siciliani non avessero pregiudizio. Forse è questa la loro ricchezza e la loro croce: la voglia di osservare, la capacità di saper apprendere per inglobare nel proprio mondo ciò che gli gravita attorno, poi iniziarlo a fare girare secondo i propri tempi, e non saperlo mai lasciare andare via, nel bene e nel male.

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Inserito il:19/09/2016 08:18:50
Ultimo aggiornamento:19/09/2016 08:35:28
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