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Aggiornato al 21/09/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Cecil Langley Doughty (Withernsea, UK, 1913 - 1985) - Mongol Soldiers Breaking Through the Great Wall of China

 

Civiltà d'Oriente: Cina (4)

(seguito)

di Mauro Lanzi

 

I Mongoli

Occorre qui aprire una parentesi nella nostra narrazione per introdurre brevemente un fenomeno nuovo, diverso, che interessò la Cina ma anche una vasta parte del mondo occidentale. Verso la fine del XII secolo la sequenza di vicende legate all’alternanza tra regnanti legittimi e usurpatori, tutti di etnia cinese, viene interrotta dall’irrompere sulla scena di una popolazione barbara, assurta inaspettatamente a livelli di potere militare mai raggiunti prima, i Mongoli. Il fenomeno del dominio mongolo coinvolse una vasta parte della Eurasia e va quindi delineato nella sua completezza, almeno nei suoi tratti essenziali, per poter comprenderne la portata.

1. L’Impero Mongolo

I Mongoli non godono da noi di grande fama, sono considerati rozzi e arretrati ed in parte ciò corrisponde a verità; la ferocia con cui condussero a termine le loro conquiste non contribuì certo alla loro nomea. Occorre anche ricordare, però, che furono capaci di creare un impero: l’Impero mongolo è stato il secondo più grande impero della storia per estensione territoriale, anche se durò meno di un secolo, (il primo è stato l’impero britannico), 25 milioni di kmq, con oltre 100 milioni di abitanti. Non fu mai una entità politicamente omogenea, si divideva in diversi Khanati uniti solo da vincoli di parentela, ma sostanzialmente indipendenti tra loro; tuttavia, i rapporti tra i vari Khanati erano solidi e proficui, la “Pax Mongolica” che si instaurò nei territori da loro controllati diede vita  alla più vasta zona di interscambio mai esistita, di merci, persone, culture ed idee; non è stato un caso se i viaggi dei Polo (Marco, il padre e lo zio) si realizzarono nel periodo d’oro dell’impero mongolo. Recenti ricerche hanno messo in evidenza come l’estensione dell’impero mongolo abbia avuto ricadute ancora oggi visibili nel patrimonio genetico della popolazione eurasiatica, segno di una presenza costante ed anche di una fusione con le popolazioni autoctone. Non si possono certo dimenticare le distruzioni ed i massacri legati all’invasione delle orde mongole, giunte fino alle porte dellEuropa, intere regioni furono ridotte a deserto per decenni, ma è anche giusto vedere il fenomeno nel suo complesso e valutarne l’importanza storica.

Etnicamente, come Mongoli, si intendeva, prima dell’impero, una grande famiglia linguistica comprendente varie tribù, spesso in lotta feroce tra di loro, Uiguri, Naimani, Keraiti, Onguti; una di queste, nemmeno la più importante, la Mang-hol le unirà e darà il nome a tutta l’etnia. La Mongolia, loro terra di origine, è una regione aspra, circondata da montagne su tre lati e dal deserto del Gobi verso sud; al centro sono però disponibili acqua ed erba, che consentono le uniche attività possibili in questi climi, la pastorizia e l’allevamento di cavalli. Verso la fine del XII sensibili variazioni climatiche, in pratica una diminuzione di due, tre gradi nelle temperature medie, resero molto più difficili le condizioni di vita, obbligando le popolazioni a trovare altre fonti di sostentamento, sostanzialmente le guerre e le rapine; in queste circostanze riuscì ad emergere e primeggiare un geniale capo militare, Temujin, meglio noto come Gengis Khan

 

1.1   Gengis Khan

Temujin nasce nel 1162 d.c., figlio di un capo tribù di nome Yesugey, che muore quando il figlio ha solo nove anni. L’adolescenza e gli anni giovanili di Temujin sono assai difficili; costretto a fuggire dalla tribù che lo aveva adottato, Temujin si dà alla macchia con pochi compagni, viene braccato ed anche catturato, la moglie stuprata (il primo figlio sembra non fosse suo). A Temujin non resta quindi che cercare la protezione e l’alleanza di un potente khan, un cristiano nestoriano di nome Toghgrul, capo dei Keraiti, noto anche come Ong Khan o il “Prete Gianni” delle leggende occidentali (si legge anche in U. Eco, “Baudolino”). Sopra un incontro tra i due.

L’alleanza, di cui in seguito si libererà uccidendo l’Ong Khan, segna l’inizio dell’ascesa di Temujin, che riesce a sottomettere le restanti tribù mongole ed anche delle popolazioni tatare (da noi noti come “tartari”), un’etnia turca, punto questo essenziale, perché i Tatari, numericamente inferiori ai mongoli, erano assai più evoluti, anche militarmente; da loro Temujin aveva molto da apprendere. Le vittorie riportate e la definitiva sottomissione dei Keraiti, dopo l’eliminazione anche del figlio di Tughrul, pongono Temujin in una posizione di primo piano, per cui nel “kuriltaj” (assemblea dei capi) tenutasi nel 1206 ottenne il titolo di Khangakhan ed assunse il nome di Gengis Khan (“Signore universale” o “Signore degli oceani”).

  L’aspetto più straordinario della personalità di Gengis Khan fu proprio il suo genio in campo militare. Fu l’inventore di una tattica formidabile: le armate mongole, il cui punto di forza era la cavalleria, gli arcieri a cavallo, attaccavano nel più assoluto silenzio, compiendo manovre complesse, con coordinazione perfetta, guidate solo da bandiere di diverso colore, anche nelle finte ritirate con cui portavano i nemici allo scoperto: gli arcieri applicavano sull’asta delle frecce dei tubi sottili, provocando, scagliate insieme, un sibilo lacerante che terrorizzava i nemici. Manovre di questo genere, compiute con grande abilità e perizia (i mongoli erano superbi cavalieri), erano sconosciute agli eserciti dell’epoca, che venivano regolarmente colti di sorpresa, accerchiati e distrutti.

 Gengis Khan  si occupò della riorganizzazione dei popoli sottomessi, secondo un’impostazione politico militare basata sulla mobilità; il sistema militare fu impostato sul sistema decimale, come per gli Unni, l’esercito veniva suddiviso in unità di 10,100, 1000, 10.000 uomini che si muovevano portando con sé le famiglie: ogni cavaliere disponeva di tre o quattro cavalli da combattimento, per montare sempre un cavallo fresco, portava con sé tutto il necessario, comprese le provviste, carne che teneva sotto la sella per farla frollare; la nostra “tartare” deriva da questo impiego . Il Khan si preoccupò inoltre di dare un’identità linguistica al suo popolo; ordinò ad un letterato turco fatto prigioniero di adattare l’alfabeto turco (o turco uiguro) alla lingua parlata dei mongoli, che vennero così a disporre di mezzi scritti per la diffusione di tutti i testi ufficiali. Gengis Khan volle anche lasciare un codice di comportamento, una legge al suo popolo, legge che è conosciuta, anche se non ci sono rimasti testi scritti, con il nome di Yassak: si tratta di una trentina di articoli, intesi a ribadire fondamentalmente doveri ed obblighi personali; il dovere fondamentale di fedeltà a Gengis Khan, alla sua famiglia ai suoi discenti (il cosiddetto “Casato della stirpe aurea”, per cui si pretendeva una discendenza divina), i doveri nei rapporti interpersonali, la spietata punizione di ogni colpa. Si occupò infine, incredibile a dirsi, anche di finanza; a lui fu dovuto, per la prima volta nella storia, il corso forzoso della carta moneta (sotto esemplare di banconota mongola).

Le banconote cartacee erano già in uso presso i Song, su base di scambio volontario tra privati: Gengis Khan impose a tutti i suoi sudditi di consegnare i loro averi in oro e preziosi, accettando in cambio carta moneta che divenne l’unico mezzo di scambio: proibito anche il baratto. Questa riforma dette al capo mongolo la base finanziaria per le sue campagne militari.

Sistemate così le questioni interne, dalla sua capitale, Kara Korum, Gengis Khan mosse alla conquista dell’impero alla testa di un gigantesco esercito formato da mongoli, tatari ed altri popoli sottomessi.

Il suo primo obiettivo fu l’impero dei Xia occidentali, occupato da popolazioni di razza tibeto-birmana, i “Tangut”, che per breve tempo erano riuscite a ritagliarsi una porzione di territorio cinese; superato questo primo ostacolo, puntò deciso al cuore della Cina: superata nel 1213 la Grande Muraglia, attaccò l’impero Jin, occupando nel 1215 Pechino. La campagna cinese non distolse il capo mongolo da altri obiettivi: un governatore della Corasmia (più o meno attuale Uzbekistan) aveva avuto la pessima idea di trucidare alcuni messi mongoli; Gengis Khan furibondo invase la regione a capo di un esercito di 200.000 uomini, seminando terrore e rovina, in una sola zona si contarono un milione di morti. Nel 1223 l’intera regione fu annessa all’impero mongolo, incluse le città di Bukhara e Samarcanda. Mentre il Gran Khan era così impegnato, i suoi ufficiali procedevano in altre direzioni, avanzando nella conquista della Cina ed iniziando anche l’occupazione della Russia: qui sotto le conquiste di Gengis Khan.  

 La sua ultima campagna Gengis Khan la condusse contro i Tanguti che nel 1226 si erano ribellati al suo dominio; la spedizione si rivelò più difficile del previsto, i mongoli furono sconfitti in alcuni scontri; il Gran Khan intervenne personalmente, riportando vittorie decisive, ma in una battaglia fu ferito da una freccia; volle ritornare in Mongolia, dove fiaccato, probabilmente da un’infezione, morì verso la metà del 1227.

    1. L’eredità di Gengis Khan

Prima di morire Gengis Khan ebbe il tempo di designare come suo successore e Khagakhan il terzo figlio, Ogodei, che aveva dimostrato in diverse occasioni flessibilità e capacità di mediazione, assegnando responsabilità specifiche agli altri; a Batu toccò l’Orda d’oro, proiettata alla conquista dell’Europa, il secondo figlio, Chagadai, ebbe l’Asia centrale, mentre al terzo Tolu o Tolui, padre di Kubilay, toccarono Cina e Mongolia; di seguito la dinastia di Gengis Khan.

 

Ogodei (sopra) continuò la politica di espansione del padre; nel 1234 le truppe mongole annientarono la dinastia Chin e completarono l’occupazione della Cina del nord; poi fu la volta della Manciuria e della Corea, il cui re fu costretto a sottomettersi ed a pagare un tributo. Ad occidente furono occupate Armenia e Georgia e si giunse ai confini del Tibet. L’operazione più spettacolare fu l’invasione della Russia; malgrado i dissensi e le dispute che già dividevano i fratelli ed i loro figli, tutti contribuirono all’invasione; battuti bulgari e comani, ai confini della Russia, nel marzo 1238 gli uomini di Batu superarono il Volga, poi l’avanzata fu travolgente, nel dicembre dello stesso anno fu occupata Kiev, la primavera del ’41 vide l’invasione della Polonia.

Il 9 aprile 1941 le truppe tataro-mongole si scontrarono a Liegnitz o Legnica con un forte esercito al comando di Enrico II il Pio, duca di Slesia, che aveva l’appoggio di Polacchi e Cavalieri Teutoni; ancora una volta le agili manovre ed i volteggi coordinati della cavalleria mongola ebbero la meglio sulla cavalleria pesante ed i quadrati di fanteria degli occidentali; la strage fu tale che a sera, tagliato un orecchio a ciascuna delle vittime, i mongoli riempirono nove sacchi; lo stesso duca Enrico II fu trucidato con le sue guardie (sotto scene della battaglia). 

L’Orda d’Oro avanzava in Europa come un fiume in piena, travolgendo ogni ostacolo, seminando terrore e distruzione ovunque; secondo testimoni ci vollero molti decenni a quei territori per riprendersi dalle devastazioni operate dai Mongoli.  Chi salvò l’Europa fu Ogodei; la sua morte, avvenuta l’11 novembre 1241 richiamò tutti i capi mongoli in Mongolia, per  partecipare all’elezione del successore; anche Batu, che aveva già conquistato Buda e Pest in Ungheria fece dietro front e abbandonò buona parte delle sue conquiste.

L’apice della potenza mongola si raggiunse sotto il Gran Khanato di Kubilay (di cui parleremo); l’assetto dell’impero, praticamente definitivo era il seguente:

                   Nella mappa sotto, il Khanato di Chagatai, in mezzo agli altri Khanati

 

 

 I vari khanati erano praticamente indipendenti l’uno dall’altro, il potere del Gran Khan era puramente simbolico, praticamente una superiorità morale. Per tutto il 1300 l’impero mongolo continuò a crescere, soprattutto in Cina, di cui vedremo, e nella sfera di competenza dell’Ilkhanato; qui Hulagu

 

( sopra con la moglie) mosse alla testa di un esercito di 120.000 uomini, raggiungendo nel 1255 Samarcanda, da dove inviò un forte distaccamento per sottomettere il dominio degli Assassini, una setta ismaelita, che controllava il nord dell’Iran. I primi tentativi incontrarono una decisa resistenza, ma già nel 1257 la fortezza simbolo di Alamut fu espugnata; le ultime resistenze durarono ancora qualche anno e fu solo nel 1270 che tutta la Persia poté dirsi sottomessa. Hulagu nel frattempo si era mosso anche verso sud attaccando i turchi selgiuchidi in Siria ed il califfato abasside di Bagdad; la città venne espugnata dopo un durissimo assedio (1258), che portò allo sterminio di buona parte della popolazione, compreso il Califfo e la sua famiglia.

 

Assedio di Bagdad

Hulagu tentò anche la conquista dell’Egitto, ma fu contenuto in Palestina dall’inusitata alleanza tra Mamelucchi e Crociati (1262): la guerra che poi l’oppose al fratello di Batu, Berke Khan (un musulmano che voleva punire l’eccidio di Bagdad) vanificò ogni ulteriore tentativo in questa direzione, la Siria rimase il limite massimo dell’espansione mongola. Molti storici fanno risalire alle devastazioni operate dai Mongoli il definitivo declino di una regione che era stata una delle culle della civiltà sin dai tempi dei sumeri.

Il declino della potenza mongola iniziò verso la metà del XIV secolo, quando l’insurrezione guidata dai Ming in Cina, privò i mongoli della loro principale base di potere; anche negli altri settori, i mongoli si erano ormai sedentarizzati ed avevano perso il piglio guerriero che li aveva portati al successo. In Russia, persa la parte occidentale, Orda Blu e Orda Bianca si erano riunite ricostituendo l’Orda d’Oro; questa era arrivata a controllare il granducato della Moscova, ma fu costretta ad abbandonare anche questo per la rivolta guidata da Demetrio Donskoi, fondatore della dinastia dei Principi della Moscova da cui discenderà Ivan il Terribile. Ugualmente rapida fu la disgregazione dell’Ilkhanato, sotto i colpi del nascente impero ottomano.

Alla fine del 1300, del favoloso impero mongolo, non restava più nulla; il testimone verrà ripreso da un personaggio, che mongolo non era, anche se vantava una discendenza (mai provata) da Gengis Khan, Timur lo Zoppo, il terribile Tamerlano.

(Continua)

 

Inserito il:05/01/2021 16:06:42
Ultimo aggiornamento:05/01/2021 17:38:10
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