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Aggiornato al 21/09/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Nicoline Tuxen (Copenhagen, 1847 – Frederiksberg, DK, 1931) – Portrait of a woman reading in bed

Tratto dal volume Mimiao. Autobiografia di un gatto migrante di Vittoria Carola Vignola, Hever Edizioni, Ivrea 2020.

 

Mimiao - Autobiografia di un gatto migrante (5)

(seguito)

di Vittoria Carola Vignola

 

Problemi di convivenza

Un giorno, “dopo che avevo posato una braca” dove non avrei dovuto (l’espressione trausellese è di Carla), la mia amata convivente si è ricordata che esistono i water closets (gabinetti) per felini: ne aveva addirittura uno dei tempi del fratello Giacomo, quando c’erano sempre gatti nella loro abitazione. Ripresolo, lo ha appostato a caso sul loggiato.

L’amico Meuccio, rigore fatto persona, che viene molto spesso a trovarla da Vico Canavese, le aveva però dettagliatamente spiegato che i gatti dovrebbero essere addestrati sin da piccoli all’utilizzo di certi strumenti; Carla, perciò, non aveva molta fiducia che io ne capissi lo scopo.

Quale felice sorpresa, per lei, constatare per contro che io ne avevo fatto da subito un uso più che corretto. Il suo commento era stato inequivoco e per me decisamente elogiativo.

«Che straordinario gatto, questo Mimiao, che continua ad apprendere tutto dalla vita; capace di osservazione, collegamenti e riflessioni: caratteristiche che si ritengono attribuite ai soli essere umani, e invece anche altri esseri ne possono usufruire. Per non parlare, poi, della decenza e del pudore!».

Tornando ai nostri rapporti giornalieri, dirò che lei ha la mania di curare sempre i miei occhietti malaticci, anche loro dolenti. Ma la cosa che mi diverte di più, a proposito degli occhietti, è sentirmi talora chiamare Chinese cat, gatto cinese. Questo capita quando, piazzato in posizione strategica, fingo concentrazione o introspezione, e apro solo una fessura di occhi per poter osservare quel che fa e quanto lentamente ora si sposti, il che la scoccia.

Ultimamente è divenuta un po’ indolente e trascura una serie di attività in casa e nel giardino, che era solita svolgere con agilità e soddisfazione.

Fa la contemplativa: le belle cime dell’alta valle, il verde incredibile dei prati, l’armonia della struttura delle antiche case, il calore dei primi colori dell’autunno nei cespugli di ortensie del giardino, che durante l’estate erano di uno spettacolare azzurro celeste. E aspetta visite o telefonate, qualcuna in particolare, non so di chi.

I suoi sentimenti, vivissimi, li cela accuratamente anche a me.

Ho notato che da qualche tempo legge un po’ meno libri, soprattutto la sera, a letto. Sul comodino di nonna Vittoria ne ha una pila tra i quali sceglie in base all’umore. Vanno dagli straordinari Racconti di Primo Levi a quelli intriganti di Joan Carol Oates, al Camilleri che vuole riscoprire, a Magris e Recalcati. Però, ultimamente, prende sempre in mano Io e Dewey di V. Myron e B. Witter, dove Dewey è un tenero e vivacissimo gatto della biblioteca di Spencer, Iowa, USA, sul Little Sioux River, perfettamente integrato nella inclusiva comunità di cui fa parte.

Giorni fa, Carla parlava di un libro uscito di recente dal titolo Le donne erediteranno la terra. Il nostro sarà il secolo del sorpasso di Aldo Cazzullo. E aggiungeva, pienamente convinta: «Le donne stanno già salvando la terra, – e ancora, – pensa alla bravura, alla disponibilità, all’impegno quotidiano di queste solidali donne in un mondo che, altrimenti, sarebbe un gelo».

Suo fratello Giacomo, studi classici, geometria euclidea, medicina per gli animali, amava la simmetria mentale e spaziale e raccontava a una amica che Carla, ogni qualvolta trascorreva qualche giorno a Trausella, ribaltava tutto in modo asimmetrico sì che, quando se ne andava, egli doveva ripassare tutte le camere per ridare ordine agli oggetti.

Nei giorni scorsi è venuto a trovarla un gentiluomo cortese e ammodo. Lei sprizzava gioia da tutti i pori, io ho un po’ fiutato in lui scarsità di simpatia per i felini. Beh, non tutti sono gattofili. Ho fatto, però, una supposizione malignetta. Che sia da lui che Carla aspetta spesso una telefonata? Indagherò e vi saprò dire.

Oggi, a metà ottobre, è una gloriosa giornata di sole. Lei si lagna di non avere un angolo del suo corpo non dolente. Ha trascorso una brutta nottata con un sogno che di tanto in tanto si ripete: doveva fare un percorso faticoso, zeppo di ostacoli consistenti in fili metallici intrecciati, rami immensi e ingarbugliati, intoppi di varia natura. Sì, ma lei non aveva già imparato, sin da quando leggeva le opere di Byron, che “non ci si può fidare dell’essere umano il cui cervello è condizionato dai suoi visceri”?

Sarebbe bene che se lo ricordasse, ma sarà vero anche per i gatti?

Sono arrivato da Carla solo a mezzogiorno: caccia infruttuosa. Lei era seduta sul ballatoio al sole, che dovrebbe favorire l’assorbimento della vitamina D. In realtà, è convinta che una velatura di abbronzatura celi un po’ sul suo viso macchie, foruncoli, rughe, cioè le inevitabili tracce del tempo.

Mi sono allungato supino sullo zerbino e lei mi ha dato una bella dose di carezze che hanno ampiamente compensato il mio insuccesso quale cacciatore.

Anita oggi ha portato come primo piatto la minestra di castagne: una leccornia, dice Carla, e ha continuato a leccarsi i baffi. Ne ha qualcuno anche lei, non belli, lunghi e bianchi come i miei, ma corti e neri! Io, sarà perché sono un millennial, ho preferito di gran lunga i pezzetti di arrosto del secondo.

(Continua)

 

Inserito il:02/08/2021 15:53:26
Ultimo aggiornamento:24/08/2021 11:28:20
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