Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti. Per saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni dei cookie clicca su
Informazioni
Continuando a navigare in questo sito acconsenti alla nostra Policy.

[OK, ho capito]
Aggiornato al 17/01/2022

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Ionel Talpazan (Petrăchioaia, Romania, 1955 - New York, 2015) - Mysterious Spaceship

 

La pandemia informatica

di Franco Filippazzi

 

Un virus informatico sconosciuto era stato disseminato da una astronave che era apparsa improvvisamente all’orizzonte.  La nave proveniente dallo spazio aveva fatto nel cielo il giro della Terra e poi era scomparsa facendo una giravolta che sembrava uno sberleffo.

Il virus disseminato non era di natura biologica, non era quindi un pericolo per la vita delle persone, ma era di natura tecnologica, si infiltrava in tutti i sistemi e le apparecchiature informatiche di cui era disseminato il pianeta.

L’effetto di questa pandemia tecnologica era stato disastroso oltre ogni limite essendo ormai l’informatica la linfa vitale per tutte le attività umane in qualsiasi campo. Parafrasando un detto famoso, si poteva dire che in tempi moderni non si muove foglia che bit non voglia.

Ormai nulla più funzionava in quanto tutto, fin nelle sue ramificazioni più estreme, era indissolubilmente legato alla tecnologia digitale.

Non viaggiavano più i treni, le autostrade erano bloccate, la gente per vivere doveva ricorrere a sistemi e mezzi dimenticati da tempo. I cibi arrivavano ormai lentamente su carretti realizzati con strumenti come seghe, martelli, lime, tutti azionati a mano.

Non c’erano più notizie dal mondo perché erano scomparsi i mezzi di informazione, avendo il virus bloccato radio, tv, telefonini e quant’altro.

Scarseggiavano cibi, vestiti, oggetti di uso quotidiano. Le case erano isolate, fredde, si era tornati a usanze e modi di vivere lontani nel tempo. Nelle strade si vedevano passare dei carretti trainati da cavalli.

Insomma si era tornati indietro nel tempo, era scomparso un mondo in cui tutto, ma proprio tutto, era indissolubilmente legato alle tecnologie digitali, alle sue infinite applicazioni dovunque, nella vita privata, nel lavoro, nella gestione di tutti i servizi di uso comune e capillare.

Gli organi di governo cercavano di dare indicazioni su come fronteggiare la situazione, ma le discussioni potevano essere fatte ormai solo di presenza, le riunioni si protraevano anche durante la notte a lume di candela.

La gente incontrava difficoltà mai pensate, situazioni di tempi passati, i pessimisti dicevano  che si stava tornando all’epoca delle caverne. Tutta colpa di quel maledetto virus informatico venuto dallo spazio.

Ad un tratto Franco ebbe un soprassalto. Aprì gli occhi, si girò nel letto e tirò un sospiro di sollievo. Prese dal comodino lo smartphone e cominciò la nuova giornata.

 

Inserito il:13/01/2022 19:17:28
Ultimo aggiornamento:13/01/2022 19:22:53
Condividi su
ARCHIVIO ARTICOLI
nel futuro, archivio
Torna alla home
nel futuro, web magazine di informazione e cultura
Ho letto e accetto le condizioni sulla privacy *
(*obbligatorio)

Questo sito utilizza cookies.

Cookie policy | Privacy policy

Associazione Culturale Nel Futuro – Corso Brianza 10/B – 22066 Mariano Comense CO – C.F. 90037120137

yost.technology