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Aggiornato al 19/12/2018

Joseph Dea (Connecticut, USA – Contemporaneo) - Woman holding Dog

 

Ricordo di un’ombra

di Simonetta Greganti Law

 

A volte i sogni sono premonitori e l’incubo che Mrs. Lewis aveva avuto qualche mese prima era ora diventato una triste realtà. Quella situazione di angoscia vissuta nel mondo onirico, si era adesso ripresentata nella vita reale lasciando Annabel stupefatta per non essere riuscita a percepire quell’anticipazione di un futuro tanto temuto.

Aveva fatto un sogno profetico ma non era stata in grado di decifrare quei simboli e quelle immagini che le stavano preannunciando il distacco dal suo amatissimo Baudelaire, compagno di passeggiate e coccole. Quel cagnolino per lei era sempre stato la sua “Ombra Bianca”, così come lei amava qualificarlo, ma ora quest’ombra si era definitivamente eclissata e tale scomparsa le aveva lasciato un vuoto incolmabile al quale non era di certo abituata.

Con lo stesso affanno di Peter Pan anche Annabel continuava a ricercare la sua ombra, poiché proprio come quella tanto celebre finita in un cassetto, anche la sua aveva sempre avuto un’esistenza indipendente sebbene, per anni, perennemente legata ai suoi passi.

Mrs. Lewis si comportava ora come uno dei tanti personaggi letterari che avendo perduto l’ombra vivevano in uno stato d’incredibile inquietudine e si ritrovavano smarriti e angosciati nel vano tentativo di riappropriarsene. Sapeva però, con rammarico, che le ombre non si potevano rincorrere o catturare.

Conosceva bene le leggende e le superstizioni della tradizione popolare legate alla scomparsa della propria ombra che convergevano tutte nel timore d’impazzire, di perdere il controllo della propria coscienza. Niente di più simile alle sensazioni della giovane donna adesso che la sua Ombra Bianca non era più al suo fianco.

Si dice che l’ombra faccia parte dell’anima ecco un altro motivo per cui Baudelaire aveva occupato un posto così speciale nel suo cuore. Era entrato nel suo spirito tanto che adesso il famosissimo pensiero di Oscar Wilde “ciò che gli uomini chiamano l’ombra del corpo non è ombra del corpo ma corpo dell’anima” citato più volte nel racconto “Il pescatore e la sua anima” le sembrava assolutamente una certezza e lei, con quella perdita, si sentiva privata di energia e vitalità.

L’ombra ora si era tramutata in fantasma e forse per questo ancora continuava a percepirla ovunque e, a volte, a parlarci.

Le mancava il suo abbaiare, le sue feste, quegli abbracci e baci alternativi.

Spesso si percepisce l’ombra come il riconoscimento del proprio opposto, la parte più oscura della nostra personalità, eppure, col suo cagnolino, le cose stavano in modo molto diverso. Baudelaire non era un’ombra antitetica, non era nera e negativa come a volte può essere intesa. La sua ombra aveva un’influenza positiva poiché era tutta bianca. Era come l’ombra nel deserto che le offriva ristoro. Era terapeutica, infondeva calma e tranquillità. Mrs. Lewis con lei si sentiva completa.

Adesso però Annabel era sconsolata e comprendeva che le sarebbe servito molto tempo per anestetizzare il pungente dolore che implacabilmente stava provando. Solo il Tempo poteva aiutarla poiché capace di far annebbiare ogni ricordo. Il Tempo avrebbe sbiadito un po’ alla volta la familiarità del loro vivere in simbiosi e le avrebbe insegnato a camminare di nuovo senza più la paura di poterlo distrattamente calpestare. Prima o poi si sarebbe riappropriata dell’uso di due braccia ormai rese libere e autonome da ogni incombenza impiegata nel proteggerlo. Presto si sarebbe accorta del divenire superfluo della mano abituata a stringere il guinzaglio, dell’inutilità del suo tastare vano nella ricerca del suo amico pelosetto per poterlo accarezzare. Affrancata da tali responsabilità, quella mano avrebbe dovuto essere rieducata a nuovi usi.

E non solo la sua mano bensì tutta la persona! Avrebbe dovuto imparare a fiutare la vita da sola, a correre su un prato senza la compagnia di balzi amici e a non incrociare più lo sguardo di due occhi sempre interessati a fissarla.

E cosa farsene ora di tanta libertà? Si sarebbe presto accorta che non era lei che lo accarezzava per procurargli piacere ma era il pelo del suo amico che lusingava le sue dita e avrebbe notato che la posizione perfetta nel letto era proprio quella creduta erroneamente scomoda quando lo divideva con lui.

Troppi ricordi che il tempo non doveva permettersi di portarle via anche al prezzo di un dolore semprevivo.

Per rilassarsi da questo stato d’ansia prese allora un calice in cristallo e decise di versarsi da bere. Volle bere per “non” dimenticare e per celebrare l’amicizia più vera della sua vita.

Un brindisi a una fine, un modo per piangere liberamente ma anche per ricordare e forse ritrovare così un sorriso.

Scelse la combinazione del liquore unito al caffè, il primo per narcotizzare la disperazione, il secondo per risvegliare il potere della memoria e la panna per rappresentare Baudelaire nel bianco e nella sua dolcezza.

 

 

COCKTAIL DELL’AMICIZIA:

una dose di Kalhua (liquore al caffè)

una dose di Bailey’s versato nel bicchiere facendolo scivolare sopra alla parte convessa di un cucchiaino per permettere al liquido di galleggiare su quello già travasato

una dose di panna fresca shakerata con una spruzzatina di Grand Marnier da aggiungere allo stesso modo per creare così tre strati di liquido separati tra di loro, per un effetto esplosivo.

 

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Inserito il:18/04/2018 12:08:41
Ultimo aggiornamento:18/04/2018 12:19:43
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