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Aggiornato al 23/01/2019

Joseph Bail (1862-1921) - Young Cook in the Kitchen - 1893

 

La cuoca italiana - Terza puntata

 

Il pranzo di Sean

di Marialuisa Bordoli Tittarelli

(seguito)

La signora Persi, la cuoca di casa Coldbridge, si rigirava tra le mani il mazzolino di rose rosse che aveva trovato sul tavolo della cucina. Sorrideva divertita e stupita da quell’omaggio misterioso poiché lo aveva trovato accostato a un foglietto a quadretti, strappato con evidenza dal blocchetto di appunti per la spesa, sul quale qualcuno aveva scritto “for you” senza firmarsi.

- “ You” sono io, credo – pensò – qui ci vivo praticamente solo io………

 - Veramente potrebbe essere anche per Nancy…. Anzi forse è proprio lei – aggiunse mentre un’aria delusa cancellava il sorriso. Nancy era la simpatica e bizzarra ragazza che veniva a lavare i piatti e a rigovernare la cucina,  aiuto molto gradito dalla signora Persi.

- Sicuramente sarà per Nancy, è una ragazza giovane e allegra e decisamente degna di un ammiratore - disse sospirando a mezza bocca. Pensava alla sua giovinezza piuttosto lontana ormai e alla spiacevole seccatura di vedere il suo viso un tempo grazioso “stropicciarsi” come le aveva detto la nipotina di una sua amica.

- Beh chiederò a Charles chi l’ha portato e lui saprà anche dirmi a chi è diretto –

Come per magia Charles, il maggiordomo, entrò nella stanza e subito la cuoca si informò circa i fiori.

- Non è venuto nessuno a consegnare dei fiori – ripose – ma riconosco la calligrafia di Sean su quel biglietto e poi so che è stato lui e che sono proprio per lei.

- Il signorino Sean? Per me? – esclamò interdetta la signora Persi.

- Certo.  E’ un giovane molto timido, ma gentile e sensibile – confermò Charles.

- Non metto in dubbio le sue parole, ma non capisco…… - obiettò la signora.  Poi aggiunse commossa – Che tenero, che carino, ma perché? …. –

- Io lo so, ma non glielo dico. Deve essere il giovanotto a parlargliene e prevedo che lo farà presto. Il tempo stringe. – e con questa misteriosa chiusa se ne andò.

La signora Persi rimase interdetta.

Cominciò a pensare con la sua testa “immaginifica”, come le aveva spesso ricordato uno dei suoi mariti, il più simpatico a pensarci bene.  In cinque minuti aveva costruito cinque storie diverse molto romanzesche e improbabili, ma decisamente appassionanti. Infine discese sulla terra: - Ho letto troppi libri polizieschi …… è sicuramente un ragazzo gentile e dolce, ma mi conosce da troppo poco tempo perché possa pensare a  un gesto di affetto……… e poi non sono proprio brutta, ma…… non facciamoci illusioni……. Non ho alcun attributo che possa affascinare un giovanottello come Sean.…   quindi…… ci sono: gli serve qualcosa, ha bisogno un favore da me. Anche questo forse è eccessivo perché in fin dei conti sono la cuoca di casa, ma probabilmente è qualcosa che deve rimanere segreta, che non vuol far sapere ai suoi genitori.

La signora lavorava per la famiglia Coldbridge da circa un mese e cominciava a sentirsi proprio a suo agio. Dopo il trionfo della sua prima cena con ospiti si era rilassata e aveva superato tutte le paure di sbagliare e di essere cacciata. Quindi niente ansia per questo strano colloquio che l’attendeva.

Sean era un giovane silenzioso, educato, che aveva incrociato solo qualche volta sulla porta di casa. La signora Persi viveva perlopiù al piano inferiore della villetta in cui abitava la famiglia. Non le dispiaceva affatto la sua collocazione. La grande, luminosa stanza dava su un fazzoletto di giardino sul retro della casa. Era proprio un piccolo spazio verde nel quale lei aveva progettato di piantare tutta una serie di erbe aromatiche in modo da averle pronte, ben fresche e a portata di mano. La sua camera, con tanto di bagno personale, era giusto accanto alla cucina e quindi raramente saliva ai piani superiori.

Erano sempre i signori Coldbridge a scendere “ a colloquio” e capitava solo se avevano desideri particolari per qualche ospite. Preferivano infatti che la loro fantastica cuoca decidesse liberamente come e che cosa cucinare.

Il giovane figlio non era mai venuto a consultarla.

Mentre apriva il frigorifero per controllare le varie provviste in previsione del pranzo, rimuginava sull’affermazione “Il tempo stringe” che Charles aveva buttato là per poi sparire sibillino. Aveva appena deciso di non pensarci più e lasciare che le cose accadessero, quando sentì bussare piano alla porta della cucina.

- Come in – esclamò orgogliosa la signora Persi, fiera di saper rispondere come si deve a qualcuno che bussa.

Era proprio Sean, tipico giovane inglese di buona famiglia: alto, magro, appena toccato dall’acne, decisamente timido e seccato di esserlo. Fece un rapido farfugliato lungo discorso che l’italianissima cuoca non comprese affatto, con suo grande dispiacere.

 - I don’t understand, I’m sorry – disse quasi lacrimosa, mentre pensava a come parlavano in fretta e a come mangiavano le parole, per cui di tutto quel parlare aveva capito solo “please” e non ne era neanche del tutto sicura.

Desiderò immensamente che lì ci fosse la sua bravissima figlia che parlava e comprendeva l’inglese meglio dell’italiano e che la prendeva in giro perché lei, nonostante i suoi studi e i suoi diligenti tentativi, parlava proprio stentatamente e, cosa che la offendeva molto, con un accento vagamente texano, come le aveva detto una volta un americano incontrato su un campo da tennis.

La sua mano aveva già pronto il dizionario tascabile che con un’espressione afflitta allungava verso Sean. Il ragazzo di fronte a quell’offerta strinse le labbra e richiuse la porta lasciando la povera signora Persi decisamente sgomenta. A toglierla dal suo “muto stupore” si ripresentò con Charles  che con un sorrisino sotto i baffi cominciò  a fare l’ interprete.

In lente parole scandite spiegò che il ragazzo era in un serio imbarazzo. Tra un’ora circa sarebbe venuta a studiare una sua compagna di classe che si sarebbe poi fermata a pranzo. Per un’imperdonabile sciocchezza si era vantato di saper cucinare e cucinare italiano. L’amica l’aveva preso in giro sfidandolo a dimostrarlo e ora era nei guai.

Chiedeva, anzi pregava, la signora affinché l’aiutasse: non voleva che cucinasse, ma che le insegnasse a cucinare una o due cose molto semplici pena il disonore davanti a tutta la classe.

Non doveva preparare né pizza, né spaghetti: la pizza perché non amata e gli spaghetti perché ancora non aveva imparato a mangiarli in modo dignitoso e cioè arrotolandoli e non tagliandoli a pezzetti, cosa che faceva inorridire perfino sua madre. Pregava anche che non fossero informati i suoi genitori, che comunque erano assenti, e quindi non si sarebbe trattato di mentire, ma solo di un peccato di omissione. 

Il ragazzo parlava velocemente, poi fissava Charles che ripeteva ogni cosa con lentezza assicurandosi ad ogni frase che la signora avesse ben compreso.Come ultima informazione disse che avrebbe pagato ogni cosa fosse necessaria per quell’avventura. Infine giunse le mani e abbassò la testa rivolgendosi alla cuoca con un: – Please.

La signora Persi rimase senza parole, poi cominciò ad assentire sorridendo.

- D’accordo – mormorò. - Il tempo stringe - aggiunse in italiano, ora capisco bene che cosa vuol dire.  - Sono già le 9  vediamo che cosa si può fare in pochissimo tempo. –

Spalancò il frigorifero, rimase assorta qualche minuto elaborando velocemente gli alimenti con  le possibili preparazioni.

- Ci siamo – esclamò poi rivolta a Sean – il problema più difficile è comunicare tra noi. Ho poco tempo a disposizione.  Se lo perdo per consultare il vocabolario non ne avrò a sufficienza per aiutarla a cucinare. Useremo i gesti, sarà più facile. Io comincerò, le mostrerò come fare e lei continuerà seguendo il mio esempio.

Il giovane assentì con entusiasmo a quelle parole che Charles aveva tradotto velocemente. La cuoca aprì un cassetto e prese un grembiule porgendolo a Sean e, senza aprire bocca, gli mostrò come indossarlo. Poi estrasse dal frigorifero due confezioni di salmone affumicato.

Coroncine di salmone al caprino

- 100 grammi a testa basteranno – dichiarò porgendole al ragazzo e indicandogli le forbici e il coltello gli fece capire che doveva estrarre il pesce dalla confezione.

Pose sul tavolo della cucina quattro belle carote di media grandezza, un vasetto di capperi, il barattolino del timo, un limone, una scatola di crema di caprino, olio sale e una bottiglia di cognac.

Cominciò con le carote: ne prese una indicandone un’altra a Sean che subito la imitò mettendosi a raschiarla per bene. Proseguirono con le altre e, una volta accuratamente lavate, furono tagliate a pezzi e infilate nel robot insieme al salmone,  a due cucchiai di capperi ben risciacquati  dal sale, a un pizzico di timo, alla buccia del limone tagliata sottilissima con il pelapatate, a un cucchiaio colmo di cognac, a uno di succo di limone e infine a una spolverata di sale e una di pepe.

Frullarono qualche minuto riducendo il tutto in una corposa mousse che la signora Persi fece versare in una terrina. Divisero il preparato su due piatti da tavola e con le mani composero una cupoletta ciascuno scavando poi al centro di essa un grosso buco.   La signora Persi versò poi la crema di caprino in una ciotola, la mescolò a mezzo cucchiaino di prezzemolo in polvere, aggiunse un velo di sale, una spolveratina di pepe e porse il tutto a Sean perché lo versasse  nel buco della ciambelle di salmone.

 - Il piatto forte è già pronto – disse rivolta al viso sorridente di Sean. Ora lo mettiamo in frigorifero e intanto prepariamo la sua piccola guarnizione.

Mettere in frigorifero fu facilmente capito, ma il resto rimase un mistero per il giovane cuoco dato che la signora era troppo indaffarata per fermarsi a tradurre. Prese dal frigo due grosse zucchine, ne raschiò una subito, copiata da Sean, al quale mostrò poi come grattugiarle a julienne, dopo averle ben lavate. Indicò al ragazzo una padella, gli fece versare due cucchiai d’olio d’oliva e gli chiese di metterla sul fuoco con dentro le zucchine. Un pizzico di sale, due foglie di basilico, tre minuti di cottura girando bene il tutto. Coprì la padella con un coperchio.

- Queste zucchine dovranno coronare il salmone; le metterai nel piatto subito prima di servirle e dovranno essere scaldate un minuto solo – spiegò, mimando l’operazione con le mani e ponendo bene l’accento sul minuto di riscaldamento.

Finocchi all’arancia

Tolse due grandi piatti piani dalla credenza sempre con Sean al suo fianco. Prese due finocchi e due grosse arance. Tolsero ai finocchi le parti più esterne, lavarono ben bene il resto e con un coltello affilatissimo lo tagliarono a fettine sottili che disposero nei due piatti. La signora Persi insegnò a Sean a sbucciare a vivo l’arancia, facendo bene attenzione a non lasciare neppure una briciola di pellicina bianca. Le arance erano del tipo senza semi e dolcissime.

Vennero tagliate a fette rotonde che vennero sistemate sopra i finocchi. Condirono la composizione con sale, olio e una spruzzata di menta in polvere.

- Ecco caro Sean, il tuo pranzo facile facile è pronto. Sei stato bravissimo.

Quando vorrai mangiare, basterà che tu scenda in cucina per sistemare le zucchine intorno al salmone, in modo decorativo.  Ti consiglio di cominciare il pasto con i finocchi all’arancia –

Per questo discorso non servì neppure il vocabolario, erano frasi semplici con parole elementari. E dove erano più complesse la mimica aiutò egregiamente.

- Dimenticavo il dessert! – esclamò.

Bruttini ma buonissimi

Lavò il tritatutto velocemente. Dispose vicino ad esso mandorle, noci, nocciole, datteri, limone, miele. Tolse dal frigorifero un contenitore di vetro.

Si rivolse a Sean spiegandogli che erano gli albumi delle tre uova che aveva adoperato per la crema pasticcera cucinata la sera prima.

- Il dolce più facile che esiste – disse ridendo. - Tu accendi il forno a 180° e copri la leccarda  - nome difficilissimo che non conosceva in inglese, ma bastò indicarla – con un foglio di carta da forno.

Sempre parlando a gesti fece introdurre nel robot le chiare d’uovo, tre cucchiai di miele, tre grossi cucchiai di noci spezzettate, tre di nocciole e tre di mandorle. Fece aggiungere due datteri denocciolati e qualche pezzetto di zenzero candito. Frullarono il tutto.

La cuoca controllò che la consistenza del miscuglio fosse perfetta per lo scopo: con un cucchiaio estrasse del composto che appoggiò sulla carta da forno predisposta. Era della giusta densità, cioè il mucchietto formatosi stava ben in piedi come una piccola piramide, senza scivolare pur non essendo troppo dura.

- Possiamo procedere - disse e invitò Sean a formare tanti piccoli mucchietti fino ad esaurire il contenuto del robot.

Infornarono i biscotti.

- Bastano otto minuti per parte. Vanno girati perché devono essere croccanti fuori e morbidi dentro. - Chissà se ha capito – borbottò.

Sean pareva aver compreso perché si sedette aspettando la cottura.

- Eight minutes è facile  - pensò la signora Persi.

Trascorso il tempo aiutò Sean a girare i pasticcini e poi gli spiegò che poteva andare a ricevere la sua amica e a studiare. Avrebbe pensato lei a sfornarli e a disporli su un piatto adatto. Gli avrebbe fatto preparare una buona bottiglia di passito perfetta per gustarli a fine pasto.

Sean, felicissimo e certo di fare una bellissima figura, le fece un inchino di ringraziamento e uscì di corsa per ricevere l’amica.

(continua)

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Inserito il:08/12/2016 12:47:23
Ultimo aggiornamento:07/02/2017 17:25:36
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