Aggiornato al 26/01/2023

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

Carol Wisniewski from Randolph, NJ - United States - Sugarloaf Mountain and Ipanema Beach

 

“O Rio de Janeiro continua lindo!”

di Graziano Saibene

 

E' la prima strofa di un samba de Gilberto Gil, usato e abusato come colonna sonora di quasi tutti i filmati che esaltano questa città.

Dove finalmente sono rientrato dopo la lunga assenza causata dalla pandemia.

Nel frattempo si sono consumate le ultime elezioni politiche: come è noto, ha prevalso di pochissimo la coalizione che appoggiava l'ex presidente Lula, contro il presidente uscente Jair Bolsonaro.

Quest'ultimo si è guardato bene di accettare il risultato delle urne; ma finora i suoi tentativi di contestazione sono abortiti. Sia quelli portati avanti usando manovre “legali”, che quelli in cui ha cercato di sobillare i suoi sostenitori, convocandoli più o meno apertamente a manifestare con azioni di piazza, tentando persino di bloccare il paese con l'aiuto di prezzolati “camioneros”. Nel Cile di Salvador Allende questa manovra, suggerita allora (ma non questa volta) dai servizi segreti americani, funzionò alla grande, consentendo l'inizio della dittatura del generale Pinochet (1973).

Qui invece è successo un fatto tipicamente brasiliano, che ha meritato un reportage anche nel programma di Diego Bianchi “Propaganda live” di qualche settimana fa', e che merita un mio cenno di appassionato calciofilo.

Antefatto: il giorno prima della data del secondo turno si era giocata in Colombia la partita finale della Copa dos Libertadores, l'equivalente sudamericano della prestigiosa Coppa dei Campioni Europea. E aveva vinto la squadra del Flamengo, la più popolare squadra di calcio di Rio, e di tutto il Brasile.

Bolsonaro si è affrettato ad accaparrarsi la maggioranza dei giocatori al loro rientro a Rio, e a imbarcarli sul suo elicottero presidenziale per atterrare con loro alla manifestazione di tripudio dei tifosi flamenghisti, che aspettavano di sfilare in corteo trionfale con la squadra vincitrice. Il candidato presidente uscente aveva pensato che sarebbe stata una mossa elettorale vincente: e, in effetti, il colpo quasi gli riesce, considerando l'inaspettata risalita dei consensi a ridosso del momento dell'elezione del 25 settembre.

Mossa che, invece, si è rivelata un vero e proprio boomerang nel momento delle sopra accennate manifestazioni che hanno fatto seguito alla pubblicazione dei risultati.

I diffusi blocchi stradali, organizzati capillarmente dai camionisti in tutto il Brasile, sono stati alla fine smantellati non dalle forze d'ordine, ma dalle violente reazioni delle tifoserie organizzate di quasi tutti i club calcistici, irritate (eufemismo!) per il maldestro tentativo di Bolsonaro di appropriarsi di meriti e gloria che certamente non aveva.

Ancora in queste prime giornate di dicembre, gruppi di fedeli seguaci dell'ex presidente continuano a manifestare all'entrata delle maggiori caserme, invocando un intervento militare, che restituisca il potere “illegalmente” sottratto – secondo loro - al loro capo dall' ex galeotto Lula.

Ma la gente in quei giorni ha altro in testa: la magnifica “Seleçἅo verde ouro” stava giocando alla grande in Qatar, alla conquista della sua sesta coppa del Mondo. Le piazze e le spiagge di tutto il Paese si erano riempite di popolo in uniforme calcistica, rumoroso e festante, davanti ad enormi teloni TV. All'inizio di ogni partita cantavano tutti l'inno a squarciagola. E alla fine, dopo ogni vittoria, cominciava il carnevale di strada come lo intendono qui: samba e birra a fiumi. 

Spero di cuore che alla fine vinca proprio il Brasile: non più la Seleçἅo, (che purtroppo è già stata eliminata proprio mentre sto scrivendo queste note) ma tutto il Paese, che non si è meritato il medioevo in cui è precipitato in questi ultimi sofferti anni.

 

Inserito il:16/12/2022 16:53:27
Ultimo aggiornamento:16/12/2022 17:04:18
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