Aggiornato al 12/07/2024

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

Immagine realizzata con strumenti di Intelligenza Artificiale - (Cimitero di Neuilly-sur-Seine)

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Wassily Kandinsky e Nina, una storia d’amore

di Vincenzo Rampolla

 

Un giovedì di settembre, ho conosciuto Nina Kandinsky.   

Pioviggina sulla rive gauche del Quai de Conti, tempo funesto da inizio mese. Abito scuro, semplice e elegante, è un rendez-vous speciale. Busso all’immensa vetrata della galleria Kandinsky, due passi dall’Académie de France. Buio inviolabile all’interno. Quella mattina  del ’73, l’emerito membro assiste al consueto Comitato e al termine è la sola occasione che mi resta per incontrarla, prima del lungo ritiro in Svizzera, nel suo chalet Esmeralda.  

Scrutarla, ascoltarla, contemplare le tele esposte. Perché? A 77 anni, vedova da 29, sogno di carpirle una dedica al suo libro Kandinsky e io, in bella vista da giorni nelle librerie francesi. Poco tempo mi resta: devo stregarla. Punto tutto sulle mie conferenze e articoli sulle opere del marito, sull’accanita preparazione per le mostre di fine mese ai Salons parigini e sulla mia abitazione, voluta a Anvers sur Oise, in ricordo del maestro Van Gogh, vicino a lui e al fratello Théo. Le chiacchierate al telefono con il suo segretario mi hanno rassicurato:

È interessata a conoscerla e non vede l’ora di lasciarle l’autografo sul suo libro. Prudenza, - biascica - nessun accenno alla Münter, mi raccomando… Non le piace parlare, ama ascoltare. Ama ogni voce maschile e la sua è giusta per la signora, calda e sicura, sans accent, surtout.L’incontro dura lo spazio di un respiro, neppure il tempo di sfiorare l’anima di un’opera di Wassily. Collier di perle al collo, diamanti alle dita, al baciamano mi licenzia con un sorriso: “Bon courage Monsieur… continuez, continuez… aimez la peinture et les livres…” Appagato, lascio le tenebre della grande sala dell’incontro.

E la Münter da ignorare?… Guai a nominare l’ultimo amore di Wassily. Tra lui e Gabriele Münter c’è stato un tormentato e complesso legame sentimentale. Vivendo e lavorando insieme a Monaco, con Franz Marc e altri diventano gli spiriti motori della scuola del Cavaliere Azzurro (Der Blaue Reiter), quella che apre la strada epocale dell'astrazione.

Il rapporto personale e artistico della coppia nasce nel 1902 e si chiude brutalmente nel 1914. Per qualche tempo coltivano scambi vivaci, lui le scrive del suo desiderio di vivere a Mosca, vuole dedicarsi al lavoro. Lei, incantata dalla sua   promessa di sposarla, fa di tutto per legarsi all’adorato maestro.  Si incontrano di rado, a lei non tornano i continui obblighi che lo trattengono a Mosca. Sempre più rade le sue lettere e intanto il cuore di Wassily non è più libero. Pensa a Nina.

Esaurito dall’invadenza e dal carattere della donna, per riabilitarsi deve ricorrere alla degenza in una clinica svizzera. Tronca poi d’impeto la relazione, deciso ad abbandonarla definitivamente nel 1917. Fin dal 1914, alla dichiarazione della guerra, i russi sono mal tollerati in Germania, e per Kandinsky è tempo di ritornare nella nativa Russia. Come un fuggiasco, lascia la Germania e affida la maggior parte dei suoi beni e opere d'arte a Gabriele. Dovrà attendere il 1926 per recuperare i mobili, quelli soltanto e la sua bici. Nell'autunno del 1916, Nina Andreevskaya e Wassily Kandinsky si incontrano la prima volta. L'artista è prossimo ai 50 anni, e Nina ne ha 17, forse 18, no 21... Il tempo non esiste per Nina: “Quando avevo vent'anni, volevo rimanere ventenne per sempre." scrive: "Un giorno, alla fine di maggio del 1916, la mia amica mi invitò a cena a casa sua... tra gli invitati un signore appena arrivato dall'estero che doveva consegnare un messaggio a Kandinsky... È Anatoly Sheiman,  suo nipote… gli parlo del desiderio di incontrare lo zio. Sono invasa da  un'eccitazione straordinaria. Il giorno dopo ho telefonato al nipote e mi dà il numero dello zio. Chiamo Kandinsky. Quando gli ho detto che conoscevo suo nipote, si è sciolto. Mi sono fatta coraggio e gli dico che desideravo incontrarlo. Con mia sorpresa, quando stavo per riattaccare, dopo alcune parole gentili, Kandinsky dice a bassa voce: Voglio conoscerti personalmente”.

Nina Kandinsky a 23 anni

 

Nina parte in vacanza, e l’avrebbe chiamato al ritorno. Per una ragazza, l'attenzione del famoso artista era travolgente, dal canto suo Wassily aveva perso il controllo; folgorato dalla voce della sconosciuta era eccitatissimo. Subito ha preso a disegnare ed è così che è nato l’acquerello To the Unknown Voice. Kandinsky è sinestetico, ha la capacità di vedere i suoni, rivestirli di forme e colori.

Primo incontro al Museo Pushkin. Lui, in forma e prestante, gentile, intelligente, non sembra affatto un cinquantenne, non lo è di natura. “Sono rimasta subito incantata dai suoi modi garbati, dai bellissimi occhi azzurri. In tutto il suo aspetto, Kandinsky sembrava un nobile.” L’idillio fu intenso e coinvolgente e Wassili le raccontò tutto della sua vita e di essersi sposato a Monaco nel 1896 con la cugina Anna Cimiakina, figlia della zia presso cui aveva piantato le tende prima di laurearsi in legge nel 1892. Il matrimonio era però durato solo 4 anni, a lei l’arte proprio non diceva nulla. Malgrado la grande differenza di età, la resistenza della madre della sposa e i venti rivoluzionari nell’aria, Nina e Wassily convolano a nozze l’11 febbraio 1917 e l’abito bianco è realizzato da un suo disegno. Luna di miele in Finlandia. Scrive lei: “Eravamo come su un'isola deserta, non leggevamo i giornali e non sapevamo nulla di ciò che stava succedendo in Russia.”

E a Mosca scoppia la rivoluzione.  Si accampano in un appartamento di proprietà di Wassily, ma viene espropriato e si sistemano alla fine in due locali di una casa popolare. A dicembre nasce un figlio, Vsevolod, idolatrato dal padre. Nina partecipa al lavoro del marito, si cimenta nella pittura su vetro. Il menage imposto dalla rivoluzione è pesante e le entrate sono una miseria. A chi interessa acquistare quadri in periodo di guerra? Nina è costretta a girovagare al mercatino delle pulci per barattare abiti con cibo. Aiutato da un amico, Vassily entra all'Accademia d'Arte, organizza l'Istituto di Cultura Artistica e nel 1919 è Presidente della Commissione Acquisti. Tiene il corso di arte contemporanea all'Università e in breve tempo viene eletto vicepresidente dell'Accademia russa delle Scienze d'Arte. Nella primavera del 1920, il dolore si accanisce sulla famiglia: il figlio muore di gastroenterite. Disperato per la perdita, spento e demoralizzato torna al lavoro, incalzato dai giovani artisti d'avanguardia che lo criticano e snobbano i suoi quadri. Per dimenticare il passato, evita gli artisti russi e si condanna trovando rifugio nell’isolamento.     

Lei narra di un curioso sogno : “Giocavo a scacchi con Vassily e sulla scacchiera le pedine erano diamanti su cui scintillavano piccole gocce di sangue...”. Dopo il sogno, avrebbe convinto il marito a lasciare la Russia. Più tardi sarà travolta da una smodata attrazione per gioielli e brillanti. Inguaribile, l’avrebbero portata alla rovina. Sofferente, quella vita non può durare a lungo e a fine 1921 Vassily fa i bagagli per Berlino, con in spalla un  fagotto di pennelli e colori: decide di emigrare lontano dalla fame, dal freddo di Mosca, dalla tomba del cimitero Novodevichy... Giura a se stesso di non mettere più piede in Russia.

Le strade, i locali accoglienti e gli eleganti negozi  della capitale tedesca ridanno alla coppia la gioia di vivere. E nella primavera del 1922, il celebre architetto Walter Gropius invita Kandinsky a insegnare alla Scuola Superiore di costruzione e design artistico del Bauhaus. Accetta la proposta con entusiasmo e si trasferisce a Weimar. Immerso nell'insegnamento, gli procura un grande piacere, anche se Nina non ama Weimar, si sente “come su un’isola”, in un contesto sociale ristretto. Riesce a stabilire un ottimo rapporto con la famiglia di Paul Klee, si incontrano spesso e più tardi, trasferiti nella nuova sede del Bauhaus a Dessau, diventano coinquilini.  In una lettera Kandinsky scrive: "È così meraviglioso qui: viviamo nella natura lontano dalla città, sentiamo i galli, gli uccelli, i cani, respiriamo l'odore del fieno, dei tigli e dei boschi. In pochi giorni qui siamo totalmente cambiati."

Nel 1926 il Bauhaus festeggia solennemente il 60° compleanno di Kandinsky. Una grande mostra e al centro dell'attenzione la giovane e bella Nina attorniata da 300 acquerelli, 250 tele e i famosi Point and Line to Plane, opere per il teatro astratto. Il vento al Bauhaus non alita contro, Kandinsky è famoso, parlano e scrivono di lui, i musei si contendono i suoi quadri, Parigi e Berlino ospitano mostre. E la gioia per la ritrovata libertà dura un respiro e Hitler sale al potere. Le sue opere sono marchiate dal nuovo Governo come arte degenerata, il Bauhaus chiude i battenti e Wassily inizia a sognare Parigi, la città degli artisti. Nina prepara il trasloco e le richieste per la cittadinanza francese.

Per qualche tempo Kandinsky non lavora: non riesce, mancano energia e ispirazione. Magri guadagni, non vende a Parigi e nemmeno in Germania. Perseguitato dai conflitti, assiste allo scoppio della seconda guerra mondiale e a giugno 1940 i tedeschi occupano Parigi. La coppia parte per una località turistica, ma deve subito rientrare, i tedeschi minacciano di confiscare i beni dei locali in affitto. Immerso nel grigiore quotidiano, tormentato dalla incapacità e impossibilità di andare avanti, Vassily lavora e dorme dalle 14 alle 15; in quell’ora Nina attacca un cartello alla porta perchè non sia disturbato. Non si dà pace e la sera riprende, finché la luce non è spenta. È lei che lo consola con passeggiate serali. Penosa e amara la vita nella Parigi usurpata. Nell'estate 1944 iniziano i disturbi al cuore. In agosto la città viene liberata, ma non vive tanto da vedere il giorno della vittoria. Spento da un ictus il 13 dicembre 1944, viene sepolto al Cimitero di Neuilly-sur-Seine.

Quando Kandinsky morì, pensai: Questa è la fine di tutto... ai miei occhi nessun uomo avrebbe retto il confronto con Kandinsky . - così scrive Nina. - Pertanto, io concentrai tutte le mie energie nel lavoro a beneficio della sua eredità, e questo mi diede nuova forza, e la mia vita acquistò un nuovo meraviglioso significato.”

Nina Kandinsky diviene l'unica erede legale del marito. Resta a Parigi, mette le radici nella residenza a Neuilly. Per 27 anni, dal 1917 al 1944, ha vissuto a fianco di un uomo geniale, non facile, 30 anni più vecchio di lei e celebre ovunque. A lui ha dedicato la sua vita: prima “annullandosi”, quando era vivo, poi, dopo la sua morte, difendendone con feroce accanimento la memoria e il patrimonio artistico. Tutte le opere ora vengono lasciate in eredità al Museo del Centre Georges-Pompidou di Parigi, dopo avergli donato precedentemente 30 dipinti. Nel 1946 istituisce il Premio Kandinsky,  “destinato a coronare la ricerca dei giovani pittori nel campo dell'astrazione”. Organizza mostre, avvia una causa sul copyright di dipinti per la biografia che la Münter stava scrivendo e la vince mandando al macero tutte le copie: si parlava troppo della sua relazione con Vassily. Rivendica i suoi diritti sui quadri rimasti presso di lei a Monaco fin dal 1915 e solo dopo 40 anni, nel 1957 raggiunge un accordo. Negli anni '50 conduce una vita lussuosa, grazie alla vendita dei quadri. Ama agghindarsi con gioielli di lusso collezionati da Vassily e partecipa a eventi sociali e mostre. Ha compreso il valore dell’eredità dell’artista e la gestisce con molta cura e responsabilità. Nel 1973 pubblica in francese il suo libro di memorie, Kandinsky e Io, tradotto in tedesco nel 1976 e più tardi in russo.

 

Improvvisazione N.8 - 1909, olio venduto all’asta a $ 23 M  nel 2012

 

Una notte di settembre, Nina Nikolaevna Andreevskaya Kandinsky chiude l’esistenza nel 1980 con un finale da brivido. Assassinata, viene rapinata al termine di una serata con amici nel suo chalet, furto legato ai suoi gioielli, forse a un diamante di enorme valore, questo si pensa, lei affezionata cliente del gioielliere Van Cleef & Arpels. Omicidio irrisolto, ricorda 25 anni dopo l’Ispettore della polizia elvetica, e all’epoca molti antiquari e mercanti erano stati visitati da spacciatori di preziosi…

Nina ha lasciato un patrimonio stimato in 20 milioni di franchi svizzeri, senza che si conoscano potenziali eredi. Non è stato individuato alcun erede legittimo in linea paterna, metà del suo patrimonio è quindi passato allo Stato francese. Come Wassily, è sepolta nel Cimitero di Neuilly-sur-Seine, con la lapide condivisa e con i dati anagrafici del marito. Di lei solo nome e cognome, nessuna data. Mai venuta al mondo, immagine sotterrata…?

Un settembre di pochi anni prima, mi aveva congedato con un baciamano.

 

Inserito il:17/04/2024 09:30:51
Ultimo aggiornamento:17/04/2024 10:27:24
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