Aggiornato al 04/10/2022

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

A map of Persia by Jansson, Amsterdam c. 1640

 

Storia della Persia - 1

di Mauro Lanzi

 

 Le origini

 

Prologo

Parlare oggi della Persia o Iran, che dir si voglia, non è compito facile, trattandosi di un paese che proietta di sé un’immagine quasi paradigmatica di fanatismo ed arretratezza; oltre metà della popolazione (81 milioni di abitanti) è analfabeta, una striminzita borghesia acculturata, tendenzialmente filooccidentale, non ha alcuna voce in capitolo, un occhiuto sistema repressivo controlla ogni battito di ciglia delle persone. L’Iran è oggi forse l’unica nazione al mondo apertamente, ufficialmente, governata da una teocrazia: gli organismi elettivi, come Parlamento e Presidente, sono soggetti al controllo del “Consiglio dei Guardiani” che seleziona e approva i candidati alla Presidenza, vaglia la congruità di ogni legge, di ogni decreto con il Corano e con la dottrina islamica, nell’accezione sciita. Secondo la Costituzione, al vertice della piramide del potere c’è un esponente del clero, la “Guida Suprema”, attualmente l’Ayatollah Khamenei, in carica dal 1989, a cui sono affidati poteri vastissimi, di indirizzo e controllo della politica dello stato; la “Guida Suprema” è il Comandante in capo dell’esercito e delle “Guardie della Rivoluzione” (i Pasdaran), controlla i servizi segreti, nomina i componenti del Consiglio dei Guardiani, il ministro della giustizia, il Capo della Polizia , il  presidente degli enti televisivi ed altro ancora.  Una situazione senza via d’uscita, ogni sviluppo verso una democrazia liberale appare precluso.

Non è però obiettivo di questa esposizione condurre una disanima dell’attuale situazione politica; quello che vorrei invece ricordare è che questo paese è stato culla di grandi e magnifiche civiltà, di cui rimangono tracce grandiose a Persepoli o ad Isfahan, e di culture molto libere ed evolute, che hanno influenzato in forma determinante anche il nostro modo di essere e di pensare; basti ricordare i numeri cosiddetti arabi, l’algebra, i testi di Aristotele, giunti in occidente attraverso l’intermediazione persiana, o persino il gioco degli scacchi, per concludere con il pensiero di Zarathustra, che ha influenzato in forma determinante la nostra dottrina religiosa. Ripercorrere la storia della Persia sarà quindi come leggere uno splendido ed affascinante romanzo, di un popolo e di una civiltà con cui abbiamo avuto stretti e frequenti rapporti, talora anche conflittivi, ma più spesso proficui e determinanti per lo sviluppo della nostra cultura e del nostro mondo.   

Per finire questa introduzione, resta da chiarire una questione; Iran o Persia; Persia o Parsa o Partia è il nome classico, conosciuto da greci e romani, utilizzato in tutto il medioevo fino all’età moderna; il persiano è stato per molti secoli la lingua franca dell’oriente, conosciuto in Cina come in India, dove era la lingua ufficiale alla corte dei Moghul: sembra che Marco Polo dialogasse in persiano col Gran Khan. La dizione “Iran” risale al 1935 e fu scelta per motivi nazionalistici dal padre dell’ultimo Shah, Reza Khan; discende dalla parola “aryanam”, terra degli arii (o ariani), in quanto gli iraniani non si considerano arabi, ma ariani, anche se in realtà l’odierna popolazione è il risultato di una mescola tra persiani, arabi, turchi, mongoli e quant’altro passato di lì; diverso e molto più definito è il discorso della lingua che appartiene senza ombra di dubbio al ceppo indoeuropeo e quindi giustifica la pretesa appartenenza alle nazioni arie o ariane.

 Uno dei nomi dell’ultimo Shah, quello che appariva solitamente nei giornali a Teheran, era, “Mohammad Aryamehr”, “Luce degli ariani”.

 

  1. Gli Inizi

La Persia che oggi conosciamo ha confini differenti da quelli di un tempo; durante alcune delle sue più gloriose epoche la Persia era arrivata ad occupare un’estensione territoriale superiore a quella di tutta l’Europa, oggi è solo quattro volte la Germania; città simbolo della sua grandezza si trovano oggi fuori dai confini dello stato iraniano: Bagdad e Ctesifonte si trovano in Iraq, Battria (oggi Balkh) Herat e Ghazni in Afghanistan, Bukhara e Samarcanda in repubbliche dell’ex Unione Sovietica: nel seguito della narrazione, come Persia si intenderà un territorio comprendente almeno Iran, Iraq e parte dell’Afghanistan.  Le origini del paese affondano nel paleolitico, sono state trovate tracce di presenza dell’uomo di Neanderthal, ma lo sviluppo di civiltà evolute ha inizio con l’età del bronzo, quando si afferma la civiltà di Elam; Elam è un nome biblico, sembra derivi da un nipote di Noè, la cui discendenza avrebbe popolato questa regione; i geografi greci definivano questa regione col nome di Susiana, dalla città di Susa che diverrà importante in epoche posteriori (cartina sotto).

L’importanza di Elam risiedeva nella sua posizione (vedere sopra); posta nella zona sud occidentale dell’odierno Iran costituiva una fascia di comunicazione e intermediazione tra l’altipiano iranico e le pianure della Mesopotamia, dove si venivano affermando le grandi civiltà sumerica e sumero accadica. Elam sarà per molti secoli uno snodo essenziale per i traffici che dalle pianure mesopotamiche giungevano fino alla valle dell’Indo, al regno di Harappa, da cui i mesopotamici dovevano importare il rame di cui erano carenti. La storia di Elam si svolge, tra alterne vicende, per oltre due millenni, lasciando tracce importanti anche in campo artistico; si hanno notizie di scontri vittoriosi contro i Sumeri, ma la comparsa nella regione di Sargon di Accad, il primo conquistatore della storia (2300 a.C.) pone fine all’indipendenza degli elamiti, che riescono a liberarsi dal giogo accadico solo tre secoli più tardi. Tornata indipendente, Elam conosce momenti di grande splendore, alternati a momenti oscuri; sappiamo della distruzione della città di Ur, operata dagli elamiti nel XVIII secolo a.C. (da Ur era partito, secondo la Bibbia, Abramo per condurre il suo popolo alla terra promessa) e della conquista di Babilonia nel XII secolo a.C., ma sappiamo anche di periodi in cui la città e la regione sono soggette al dominio di altri popoli, dagli Assiri, ai Babilonesi agli Aramei: la storia di Elam si conclude infine nel VI secolo a.C., quando Ciro il Grande l’incorpora nell’impero Achemenide: Susa diviene la residenza estiva dei Re di Persia.

La civiltà di Elam è stata un focus di grande rilievo nello sviluppo di questa regione, ma l’inizio della civiltà persiana si colloca quando, a partire dal secondo millennio a.C., accanto ad Elam si stabiliscono nell’altipiano iranico altre realtà, destinate ad avere un’importanza decisiva in futuro, cioè popolazioni originarie delle steppe euroasiatiche, discendenti dal ceppo indoeuropeo, gli arii o ariani. 

Le origini, la natura e le vicende delle popolazioni indoeuropee sono state oggetto di infiniti studi e diatribe; oggi sembra essere prevalsa, tra tante altre, la teoria “kurganica, che identifica gli indoeuropei  con una cultura guerriera dell'età del rame (epoca: circa 4000 - 2000 a.C.), la cultura kurgan, così denominata a partire dalle grandi sepolture a tumulo (i kurgan appunto) che la caratterizzano.  

Migrando dalle loro regioni d'origine (una Urheimat, o patria originale, collocata tra il Volga e il Dnepr), le popolazioni indoeuropee si sarebbero sovrapposte un po' ovunque (dall'Europa occidentale all'India) alle popolazioni neolitiche preindoeuropee, come élite guerriere tecnicamente più avanzate, imponendo alle popolazioni sottomesse la loro lingua, struttura sociale, usi e costumi, inclusa la rinuncia al matriarcato ed ai culti della fertilità, per aderire al canone patriarcale indo europeo ed al culto degli dei solari.

Tra il 2400 ed il 2300 a.C., la gente dei kurgan irrompe nella zona del Caucaso e si spinge verso il Mar Nero; qui si mescola con le popolazioni neolitiche esistenti, assimilando anche elementi delle loro culture. Da qui, nel 2200 a.C. gli Ittiti indoeuropei partono per colonizzare l’Anatolia, dove, quattrocento anni più tardi costituiranno uno degli imperi più potenti ed evoluti dell’antichità; da qui partono le migrazioni dirette verso l’Europa, da cui discendono i le principali etnie che domineranno l’Europa occidentale nei secoli a venire, Celti, Germani, Dori, Veneti, Latini.

 Di seguito le migrazioni degli indeuropei secondo le teorie kurganiche.

 

 

Altre genti kurganiche seguirono cammini diversi: sempre partendo dal Caucaso, Mar Nero puntarono verso sud, inizialmente in piccoli gruppi, che si infoltivano man mano che la conquista procedeva; avevano la meglio sulle popolazioni autoctone grazie alle loro armi (il ferro sostituì presto il bronzo per l’influenza ittita), ma soprattutto grazie alle superiori tecniche di combattimento, che prevedevano l’impiego della cavalleria e dei carri da guerra; si evidenziarono soprattutto due gruppi, gli indo-iraniani e gli indo-arii, che inizialmente convissero in una certa armonia, poi si separarono. Gli indo-arii invasero il subcontinente indiano a partire dal 1500 a.C. Gli indo-iraniani si affacciarono sulle pianure della Persia prima dell’anno 1000 a.C.; erano gli antenati di Medi e Persiani, di Ciro il Grande e di Serse, come dei Parti Sassanidi.

Da quanto sopra esposto deriva l’esistenza di un filo comune che lega le origini di civiltà e culture molto distanti, l’indiana, la persiana e le civiltà europee, un filo dimostrato, al di là di ogni dubbio, dalla linguistica comparativa, la quale ha evidenziato in popolazioni tra loro distanti, anche geograficamente, forti caratteristiche comuni, non solo nel lessico, ma anche nella morfologia linguistica, nella grammatica e addirittura nella cultura. Si pensi ad una parola comune ad ogni lingua e ad ogni paese, la parola “padre”: sanscrito pitàr = persiano padar = greco patèr = latino pater = tedesco Vater = inglese father.

La contiguità linguistica è evidente ed è la lingua, più di ogni altro aspetto, ciò che definisce il carattere identitario di una nazione; anche la lingua persiana, benché scritta oggi in caratteri arabi, non è una lingua araba, cioè una lingua semitica, ma una lingua del ceppo indoeuropeo; in questo senso e per questo motivo è anche giusto che gli iranici si proclamino arii o ariani, dal termine sanscrito aryas, cioè nobile o guerriero, che presso quelle popolazioni era il ceto dominante, al punto di divenire sinonimo delle popolazioni stesse.

(Continua)

Inserito il:09/02/2022 17:36:42
Ultimo aggiornamento:17/02/2022 12:38:06
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