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Aggiornato al 18/11/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Vladimir Makovsky (Mosca, 1846 - San Pietroburgo, 1920) - A man sitting on a park bench

 

Tempus fugit

di Simonetta Greganti Law

 

Simon Dunn si era seduto su quella panchina perché aveva percepito il bisogno di farlo.

Aveva sentito la necessità di una tregua.

Eppure c’erano mille cose da intraprendere, sicuramente non poteva permettersi di perdere minuti utili al suo affanno.

Alla fine, nonostante tutto, si era seduto. Era stato il corpo, o forse il cuore o, ancora, il cervello, ad imporglielo.

Nella sua testa continuavano a turbinare i numerosi impegni che, come visti dall’oblò di una lavatrice, sembravano arrivati al programma della centrifuga, e se ne stavano tutti accalcati, in attesa di una risposta.

Era tardi.

Continuava a guardare l’orologio.

Anche la lancetta dei minuti perseverava incessante a mulinare in quel quadrante stretto al polso. Un vorticare che gli dava le vertigini!

“Se solo il tempo si potesse fermare!” esclamò ad alta voce quasi invocando una divinità.

Ecco il prodigio!

L’orologio cessò di ticchettare, l’asta dei minuti si accasciò sopra a quella delle ore, entrambe paralizzate, immobili, eterne.

Quella carcassa d’oro aveva esaurito, proprio in quel momento, le batterie.

Il desiderio pronunciato poco prima si era casualmente esaudito… eppure Simon rabbrividì all’evento.

Lo aveva interpretato come un tragico presentimento, un qualche cosa di nefasto che lo avvertiva di una fine, della sua morte.

"Basta un nonnulla e “zac”, Atropo taglia il filo”. Pensò con sgomento.

“A cosa è servita allora la tela su cui Penelope si è angosciata per tutta la vita, facendo e disfacendo i giorni per ingannare il tempo?”

L’orologio biologico coi suoi ritmi circadiani non aveva probabilmente una garanzia più duratura o certa di quella di un costoso Rolex.

La sua corsa a vivere gli appariva in quel momento paragonabile a quella di un criceto sulla ruota e solo allora comprese che la margheritina che timidamente era fiorita tra le crepe dell’asfalto nella piazza valeva la pena di essere osservata. Aveva per anni condotto la vita del roditore in gabbia e si era dimenticato delle bellezze che solo la natura gli poteva offrire.

Quel giorno restò per ore seduto sulla panchina a rimirare una formica, un’ape, una foglia, un bambino col pallone e il tempo passò ugualmente senza quel ticchettio frenetico che l’innervosiva.

Si rese conto che era molto tardi solo quando iniziò ad imbrunire.

Si risvegliò da quell’incanto senza tempo.

Cosa avrebbe raccontato agli altri per giustificarsi di tutti gli impegni a cui era mancato?

Decise per la scusa più semplice: “Mi si è fermato l’orologio”.

Si avviò verso casa con le mani in tasca e vi trovò un sacchetto con cubetti di zenzero candito che gli avevano regalato assieme alla ricetta. Concordò che per ricaricare le batterie uno di quei canditi sarebbe stato ideale.

 

Cubetti di zenzero candito

 

Preparare lo zenzero e sbucciarlo utilizzando un pelapatate. Tagliarlo a cubetti, metterlo in una pentola con l'acqua, portare ad ebollizione e cuocere per circa 30 minuti o fino a quando lo zenzero non diverrà morbido.

Una volta pronto, scolarlo, ma conservare l'acqua di cottura che potrà essere riutilizzata come bevanda o sciroppo. Rimettere lo zenzero nella pentola con lo zucchero (per le quantità basarsi sul peso dello zenzero e aggiungere la stessa quantità di zucchero) e una o due tazze d'acqua.

Cuocere fino a quando l'acqua non sarà evaporata, ci vorranno circa 30 minuti o comunque fino a quando lo zenzero non sarà trasparente e il liquido non sarà diventato uno sciroppo.

Una volta pronto sollevare lo zenzero e sistemarlo sulla carta forno o su una gratella e lasciarlo asciugare per alcune ore, meglio se tutta la notte. E’ possibile anche immergerlo in una ciotola con lo zucchero se si desidera più dolce.

Servirlo oppure conservarlo a temperatura ambiente in barattoli di vetro o di latta con chiusura ermetica.

L'acqua di cottura può essere utilizzata come tisana digestiva o come bevanda dissetante. Lo sciroppo di cottura può essere utile come base per cocktail, per condire la macedonia o da aggiungere a impasti per dolci o biscotti, per donare una nota speziata, ma può essere utilizzato anche come dolcificante al posto dello zucchero. Lo sciroppo si può conservare in frigo per circa 15 giorni.

Lo zenzero candito si può conservare per circa 2 mesi a temperatura ambiente all'interno di barattoli di vetro o di latta o in sacchetti con chiusura ermetica.

Inserito il:07/11/2019 18:23:09
Ultimo aggiornamento:17/11/2019 21:59:34
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