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Aggiornato al 15/10/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Delphin Enjoiras (Ardèche, France, 1857 – Toulouse, 1945) - Lecture par la lumière de la lampe

 

Rimedi contro la fatigue

di Marialuisa Bordoli Tittarelli

 

(seguito)

La fine della terapia e delle quotidiane corse in ospedale aveva regalato sollievo e tempo sia alla signora Persi che a Gregory.

Tuttavia non era “arrivata la felicità” come si erano immaginati, solo una parziale libertà dagli orari e dagli obblighi.

Il dolore, la stanchezza infinita, il pallore da “cadaverino”, come diceva lei, ora risaltavano maggiormente senza la distrazione delle corse in macchina e delle quotidiane uscite.

Lei, la signora Persi, era la più sconcertata perché si sentiva infinitamente debole, fragile, incapace. Sensazioni che durante la dura lotta precedente aveva nascosto.

Abituata a reagire, muoversi, fare, quest’inerzia imprevista le sembrava ingestibile.

Certo il dolore fortissimo alla gola, l’impossibilità di sentire alcun sapore, la difficoltà a deglutire che le rendevano quasi impossibile mangiare e parlare, un po’ di responsabilità ce l’avevano per questa inerzia che la sommergeva come una nebbia.

Costretta a movimenti limitati, pena svenimenti, passava le giornate a letto in compagnia di molti libri, che a volte le cadevano dalle mani perché scendeva nel nulla della sua apatia.

Fu Gregory che trovò il rimedio.

Poiché lei aveva spesso detto che i libri le avevano salvato la vita, decise che anche questa volta potevano essere la medicina ideale.

- Mia cara, ho bisogno del tuo aiuto. Ci sono molti libri giù in negozio sui quali non so dare spiegazioni e indicazioni, dato che questo è sempre stato il tuo compito.

Perché non mi scrivi piccole recensioni “ad usum Delphini” in modo che io possa rispondere alle domande che mi vengono poste senza fare figuracce. -

Fu quello l’inizio della ripresa.

Pensò a qualche titolo che le era particolarmente piaciuto e iniziò il suo compito con diligenza, distraendosi così dai neri pensieri in cui l’avvolgevano le nebbie della “fatigue”, termine suggestivo usato in oncologia per definire lo stato di stanchezza psicofisica ben noto a coloro che stanno combattendo un cancro.

La signora Persi, molto amante della letteratura inglese contemporanea, aveva spesso dichiarato di provare raramente entusiasmo per gli scrittori italiani, riferendosi soprattutto ai romanzieri, mentre tra i saggi scovava sovente piccoli capolavori.

Il primo libro che recensì con entusiasmo fu LA COSA POETICA (sottotitolo: Le avventure di un detective dell’imprevisto) di Ennio Cavalli.

Il piccolo libro, 141 pagine, un perfetto tascabile, pubblicato dalla casa editrice Archinto, che lei apprezzava molto per le scelte spesso raffinate e originali, aveva catturato la sua curiosità per il sottotitolo così particolare che a suo parere suggeriva un “viaggio” fuori dal comune, una vera avventura.

E’ così era stato.

Non si era trovata in un romanzo, ma in un luogo incantevole, affascinante, dove le parole danzavano esattamente come i mondi tra le mani del Giocoliere dei Mondi, di Grandville, immagine scelta per la copertina.

Una seconda lettura si era rivelata indispensabile perché la prima era stata troppo veloce.

Era stato come danzare, ipnotizzata dal pifferaio magico che anziché suonare un piffero l’aveva trascinata via col canto delle parole.

Parole che rotolavano una dietro l’altra evocando disegni, immagini, sogni, sapori, paesaggi, ricordi, emozioni, sentimenti e un senso di ammirazione per la straordinaria cultura che l’autore offriva con la stupefacente semplicità delle persone davvero intelligenti.

Durante la lettura avrebbe, a volte, voluto fermarsi e tornare indietro per memorizzare meglio un’informazione particolarmente interessante o godere di un’immagine luminosa, ma era stata trascinata via, non poteva fermarsi spinta dalla musicalità ricchissima di vera poesia e dalla curiosità di andare avanti per vedere dove finisse il viaggio.

Un libro raro perciò, un amico tutt’altro che noioso, da tenere sul comodino e riaprire a caso per vederne subito uscire quadri magici davanti agli occhi della mente.

Un libro che lascia di buon umore, come un cibo perfetto lascia in bocca ancora a lungo un profumo gradevole e una piacevole sensazione di benessere.

 

Il secondo libro, COSA SOGNANO I PESCI ROSSI, di Marco Venturino, edito da Mondadori, nella collana degli Oscar, era il dono di una giovane oncologa, simpatica, intelligente, piena di vita ed entusiasmo, coetanea e amica di sua figlia e che la signora Persi aveva conosciuto con piacere in uno degli ultimi viaggi in Italia.

Un altro libro fuori dal comune. Una lettura decisamente diversa e insolita.

Dopo il primo capitolo era rimasta perplessa sul fatto che le fosse stato regalato in un momento così difficile della sua vita, dato che malattia e sofferenza riempivano le pagine con prepotenza. Le era sembrato uno strano omaggio ad una ammalata.

Tuttavia aveva continuato la lettura con passione, perché, se il dolore era comunque in primo piano, subito aveva scoperto che il vero protagonista era il coraggio nelle sue varie forme. Percorrere quelle pagine non deprimeva, ma fortificava l’animo.

A capitoli alternati si susseguono le vicende e i pensieri, soprattutto i pensieri, di due uomini profondamente diversi, uno l’ammalato, l’altro il medico, entrambi in lotta in questa vita faticosa, assurda e straordinaria.

La capacità espressiva dell’autore è coinvolgente, lineare, pervasa sempre da un disincantato senso ironico dove però l’ amarezza è smorzata, e suggerisce amore e comprensione per il destino degli esseri umani così piccoli, indifesi, a volte banali, stupidi, superficiali, ma così immersi in una totale assurda solitudine, che suscitano, infine, solo pietà e una particolare forma di amore.

Non ci sono sbavature né cadute di stile in penosi sentimentalismi, se mai, incredibilmente, qua e là fanno capolino un delicato senso dell’umorismo e il sottile disincantato divertimento dello scrittore, un tentativo di trasformare in spavalda accettazione del destino la fatica del vivere.

Per la signora Persi fu una lettura corroborante, a tratti anche profondamente commovente. Una commozione non romantica o sentimentale, ma seria e consistente, quella che in lei promuoveva il desiderio di assolvere e accettare tutta l’umanità attraverso il vissuto di alcuni suoi rappresentanti che sanno raggiungere livelli di coraggio e onore che lasciano senza parole.

(continua)

 

 

Inserito il:12/04/2019 19:41:32
Ultimo aggiornamento:02/05/2019 12:57:28
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