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Aggiornato al 23/10/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Vladimiri Volegov (Khabarovsk, Russia, 1957 -    ) – Little Child with Teddy Bear

 

La collezionista di albe

di Simonetta Greganti Law

 

Nulla è più prevedibile di un’alba o di un tramonto.

Grazie ai mezzi di cui disponiamo si conosce alla perfezione l’ora esatta dell’evento senza equivocare neppure di un minuto.  Tuttavia, nonostante il loro apparire sia così scontato, tutte le albe e tutti i tramonti ci stupiscono per la loro originalità come se ogni manifestazione fosse la prima alla quale assistiamo. 

Questi eventi sono sempre diversi da come si sono presentati il giorno prima: la luce crea giochi di riflessi inaspettatamente nuovi e ci si emoziona davanti a spettacoli sempre unici e irripetibili.

C’è chi colleziona farfalle, chi francobolli ma Jenny collezionava albe.

La piccola aveva un album da disegno che le aveva regalato sua nonna dove erano raccolte le immagini di albe speciali che aveva riprodotto osservandole da luoghi sempre diversi.  Quella mattina avrebbe rappresentato la sua alba tra i tetti.

Jenny amava quelli che definiva “i suoi appuntamenti astronomici” ma, mentre per lei un tramonto era una cosa vista sicuramente molte volte, sebbene con tante variabilità di sfumature, l’alba la considerava uno scenario più intimo riservato a quei pochi astanti che, come lei, sapevano apprezzare quella rappresentazione mattutina pagando il prezzo di sacrificare comode ore di sonno pur di poter assistere alla magnificenza del preludio di un nuovo giorno.

“Questa mattina saremo solo noi due che daremo il buongiorno al sole” diceva fissando negli occhi un arruffato orsetto di pelouche che, a giudicare dal suo aspetto un po’ vissuto, doveva avere circa la sua stessa età.

“Noi lo sappiamo bene!  Generalmente avviene l’opposto, sono i raggi del sole a risvegliarci con un indiscreto fascio di luce che, penetrando a forza tra le persiane chiuse, ci avvolge in un tiepido abbraccio sorprendendoci ancora nel nostro lettino.

Oggi invece siamo già svegli da tanto, seduti davanti a questa finestra spalancata e restiamo in attesa che spunti il primo chiarore dietro a tutti quei tetti.  

Avanti sole, non poltrire, fa’ capolino all’orizzonte e mostrati al mondo nella tua sontuosità” diceva la bambina mentre temperava una matita gialla, una rossa e una arancione.

Teddy, l’orsetto, la guardava senza proferir parola ma Jenny non si scoraggiava, era abituata ai lunghi monologhi col suo amico di sempre che l’ascoltava senza mai contrastarla.

 “Saremo in pochi caro Teddy!  L’alba è uno spettacolo elitario, per quelli che preferiscono svegliarsi presto per ammirarla.

Il sole è mattutino mentre la gente è dormigliona”.

Jenny, improvvisandosi maestrina, spiegava al suo amico come fossero proprio i rumori, gli odori, i colori, quelli che facevano la differenza tra alba e tramonto.

“L’alba è più silenziosa, fa il suo ingresso in punta di piedi per non disturbare troppo chi ancora sta dormendo. Questa sospira, sussurra e i suoni che la caratterizzano sono quasi bisbigliati. Nelle prime ore della mattina si possono distinguere solo brusii ed è proprio grazie al silenzio che ancora impera nel mondo che si riescono a percepire suoni sordi come il tuffo di una lenza gettata in acqua o il frusciare della carta dei giornali appena consegnati a un edicolante.  E poi c’è il coro dell’alba quello che alcune specie di uccelli intonano per salutare il sole che sorge e, prima fra tutti, l’allodola che Shakespeare chiamò ‘la messaggera del mattino’.

Non bisogna però dimenticare il chicchirichì di un gallo, presenza maestosa di un casolare, che butta giù dal letto ogni persona dedita a una vita rurale.  Qui in città purtroppo non lo si può sentire”.

Il piccolo plantigrado sembrava essere molto interessato a quanto gli veniva raccontato dato che i suoi occhi erano ben attenti ma Jenny decise che fosse arrivato il momento di farlo interagire e fingendo una vocina diversa dalla sua gli diede la parola.

“Preferisco il tramonto” ribadiva ora Teddy, “si esibisce a un orario più civilizzato quando la gente è più rilassata e magari sta sorseggiando un aperitivo”.

“E’ vero!” replicò la piccola riprendendo a parlare normalmente e concordando pienamente col suo amato pelouchino.  “Il tramonto è più festaiolo: viene accolto da un susseguirsi di scoppi di bottiglie che si stappano, dal tintinnare di calici di cristallo che si scontrano per un brindisi, e dal rumore di scatti fotografici di gente più o meno professionale che tenta di ricreare un suggestivo sfondo immortalando il sole che si eclissa.  Tuttavia credo che l’alba abbia un fascino recondito.  Il suo chiarore, che accarezza dolcemente la città dando luce alle ombre della notte, è sicuramente impareggiabile.  Il silenzio che la caratterizza è quasi devoto, mancano le profane esclamazioni d’approvazione pronunciate ad alta voce da chi ammira i giochi di luce resi dalla sparizione del sole davanti agli obiettivi. 

Nelle prime ore del mattino l’atmosfera è più mistica, meno teatrale di quella di una celebrità che davanti ai riflettori si inchina al suo pubblico estasiato prima di sparire dietro alla cortina del buio. 

Assistere al lento risveglio di una città, accorgersi del magico apparire di tutto ciò che prima era celato è un’esperienza onirica, si resta dubbiosi sul fatto che si stia ancora sognando e, davanti a questa si sussurra, forse ci si sente più vicini a Dio”…e intanto abbozzava sul foglio da disegno una sfera arancione alternando i colori caldi del sole.

“L’odore dell’alba è fragrante, come quello del pane appena sfornato… ecco, proprio come questo che posso percepire ora”.

E mentre annusava l’aria profumata che aveva inondato la sua cameretta, comprese che sua mamma doveva aver appena preparato qualche cosa di genuino per la colazione e senza indugiare corse in cucina.

 

TORTA ALBA ROSA

250 g farina

200 ml latte

60 ml olio di semi

180 g zucchero

4 uova

1 bustina lievito in polvere per dolci

4 mele

1 bicchiere di Alchermes

Per preparare questa torta di mele e alchermes bisogna iniziare tagliando le mele a fettine sottili per poi metterle in una ciotola con il bicchiere di alchermes affinché assorbano tutto il liquore.  Per l’impasto basta montare in una ciotola le uova con lo zucchero poi aggiungere il latte e l’olio, in ultimo la farina e il lievito per dolci.  Mettere l’impasto in una tortiera da 24 cm precedentemente imburrata e infarinata. Prendere poi le mele che saranno diventate di un bel rosso vivo e disporle in cerchi concentrici sopra all’impasto immergendone solo la parte concava della fettina.  Infornare e cuocere a 180 gradi per 45/50 minuti. Dopo mezz’ora coprire la torta con della stagnola e continuare la cottura per altri 15/20 minuti.

La torta ricorderà un sole e la magia dei colori dell’alba.

 

 

Inserito il:16/09/2021 11:49:12
Ultimo aggiornamento:16/09/2021 12:00:38
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