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Aggiornato al 20/09/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Rachel Wollach Asherovitz (Haifa, Israel - ) - Eternity

 

Siamo immortali? (Breve raccontino fantastico e, spero, irreale)

di Achille De Tommaso

 

Lo schermo del tablet è scheggiato sul lato destro; ma la visione è ancora accettabile. Il suo limitato spessore lo rende comunque facile da afferrare per le mani artritiche di Maria, mentre lei cerca il pulsante di accensione.

Il tablet è lento. Era già un vecchio modello quando lo comprò, usato, per Andrea molti anni fa. È un miracolo che si connetta ancora alla rete. Ma, tutto sommato, la connessione è merito della rete, che oggi, con i suoi miliardi di antenne ti trova dovunque tu sia.

"Ha tre anni" aveva detto Maria al negoziante. "Andrea non ha bisogno di niente di speciale."

"Tre?" Il negoziante aveva sorriso. "I bambini capiscono la tecnologia meglio di noi. Sono nativi digitali, giusto? Scommetto che suo figlio avrà bisogno di qualcosa di più aggiornato entro un anno".

Maria era rimasta paralizzata dall'indecisione tra file di smartphone e tablet in esposizione. Era stata riluttante a comprare un tablet per il figlio: ma gli esperti avevano revocato le restrizioni sul tempo trascorso davanti allo schermo da parte dei bambini; restrizioni molto strette anni prima. Prima di allora, si diceva, troppa tecnologia era mentalmente ed emotivamente dannosa per i bambini. Oggi no, anzi! Oggi ci si aspettava addirittura, e si richiedeva fermamente, che, non solo i bambini, ma anche gli anziani come lei, abbracciassero in toto la fluidità tecnologica digitale.

Il negoziante, però, aveva ragione. Andrea era diventato rapidamente frustrato dal dispositivo. Voleva qualcosa di più veloce e con più funzionalità. E lo ebbe; ne ebbe tanti di seguito, device di tutti i tipi; anche perché, dovendoci poi lavorare, tutto il giorno, ne aveva avuto e ne ha bisogno. Il lato positivo è che il suo tablet scartato è diventato il dispositivo di Maria. Lei non ha mai avuto bisogno di molto.

Lo schermo si accende con un suono familiare. C'è Andrea, lui è sempre online.

"Mamma!"; oggi Andrea indossa il suo sorriso di sei anni. Ha sempre voglia di scherzare e cambia spesso avatar; ma sa che il suo sorriso di sei anni piace molto alla madre.

“Ieri è stata una giornata molto gradevole: dopo il lavoro sono andato a sciare con gli amici. Ma poi abbiamo terminato con una bella nuotata al mare. Domani però andremo in piscina; si nuota meglio senza onde”. E’ stata giornata piena di abbracci; quello è sempre il momento più bello. Sai mamma, è molto bello abbracciare gli amici; è molto bello abbracciarsi. Quando lo facciamo sembra che gli schermi degli occhiali si fondano in uno solo”.

Ma la faccia sullo schermo è sbagliata. Un po' intorno alle orecchie. Una contrazione delle labbra. Solo una madre si accorgerebbe che non è lui. "Puoi cambiare faccia, per favore, caro?" Chiede Maria.

Lui si sistema meglio, ora nel corpo di un ventenne, ben rasato e ottimista. "Va meglio così, ti piace? Tu come stai? E’ passata un’eternità da quando ci siamo sentiti l’ultima volta.

Ma non è vero: semplicemente il tempo scorre in modo diverso per Andrea. Qualcuno lo spiegò a Maria, una volta: un giorno appare un'eternità per un giovane, ma un'eternità non è più di un secondo, per un vecchio. Ma era un ragionamento troppo confuso per lei da capire.

"Andrea, i dottori dicono che non sto bene. Morirò presto."

"No. Mamma. Te l’ho già detto, vivrai per sempre."

Lei gli passa il dito sul viso, che, in realtà, non invecchia mai oltre i ventisei anni. Era stato durante la quarta ondata, quando le regole erano diventate definitive, che Andrea aveva scelto questo suo aspetto. Da allora aveva sempre ventisei anni, anche se gli piaceva giocherellare col suo avatar.

"Non è quello che pensi che faccia la tua anima, mamma? Lascerai il tuo corpo, ma la tua anima andrà avanti, portata (anzi, “postata”) avanti dai tuoi amici e dagli amici degli amici. Per sempre."

"È quello che spero." Disse lei scuotendo la testa. "Non sarai mai sola, mamma. Sarai perennemente collegata ad ogni mente."

"Non a tutte le menti." Non ancora. Ce ne sono ancora alcuni, moltissimi, che non sono ancora miei amici su Facebook; vorrei avere tempo. Ma il tempo mi manca.

Il labbro di Andrea sembra tremare. "E comunque ricorda che sarai sempre connessa a me; non sei contenta?"

"Sì, sì; ma prima potevo abbracciarti veramente; potevo stringerti a me e sapere per certo che eri tu - davvero tu - tra le mie braccia"

Il dolore che Maria ha alle braccia può essere scambiato per artrite; ma non lo è. Era iniziato non appena Andrea se n’era andato, prima del lockdown permanente. I medici avevano chiamato, come causa della SLA, una sindrome del nido vuoto. "Volevo solo dirti addio, amore mio."

Maria culla il suo vecchio tablet, come se in esso ci fosse il corpo che ha creato. Quando i suoi occhi si chiudono, l'immagine sullo schermo è tornata quella di bambino di sei anni, bagnata da lacrime sul suo volto digitale.

 

 

Inserito il:03/09/2020 22:16:37
Ultimo aggiornamento:03/09/2020 22:24:34
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