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Aggiornato al 09/12/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Jonathan Wolstenholme (Londra, 1950 -    ) - The Surreal Books

 

Alla Fiera del Libro di Torino 2021

di Marialuisa Bordoli Tittarelli

 

Di tutte le volte che sarebbe potuta andare a visitare la Fiera del Libro a Torino, aveva proprio scelto la peggiore.

Infatti per via dei controlli Covid era in coda da un’ora e guardava attonita l’immenso piazzale stipato di gente, peraltro educatissima, che pazientemente aspettava il proprio turno per entrare.

C’era un bel sole caldo che attenuava la noia dell’attesa. Inoltre si rallegrava perché tutta quella gente ansiosa di andare a vedere dei libri, smentiva almeno un poco la voce sul grande disinteresse del popolo italico per la cultura.

Decidere di andarci era stato un atto di buona volontà poiché motivi per rimanersene a casa ne aveva molti: in primis la pessima salute che l’aveva tormentata tutta l’estate e ancora l’affliggeva.

Tuttavia ecco che una volta entrata, nonostante la tipica confusione e il brusio costante di tutte le fiere molto visitate, la magia dei libri ancora agì su di lei come un antidoto al dolore fisico e alla demoralizzazione.

Pietro, che non si incantava davanti ad ogni stand, ma cercava sicuro e imperterrito la meta da raggiungere, la tirava delicatamente, ma saldamente per il gomito.

Dovevano incontrarsi con Cesare, il nuovo amico conosciuto solo virtualmente, grande ottimista, editore instancabile, autore del libro “Una storia di carta - Vita di un editore” dal quale sono tratti i gustosi articoli “Guarisce chi vuole” pubblicati anche su Nel Futuro, personaggio da incontrare assolutamente, Covid o meno.

Trovare lo stand non fu difficile. Piantine e indicazioni erano chiare ed esaustive.

Riconoscere gli ospiti tanto attesi neppure: Cesare era proprio come se lo era immaginato, anzi molto più giovane, vispo ed effervescente.

La bellissima figlia Helena bionda e solare, simpatica, aperta, accogliente come un’amica conosciuta da tempo.

La signora Giuliana, la mitica segretaria ormai in pensione, ma sempre disponibile a dare una mano nelle grandi occasioni, la mise a suo agio in un attimo indicando, spiegando, presentando tutto quello che era essenziale conoscere e sapere. In cinque minuti chiacchierava con lei come fosse stata una compagna di giochi delle elementari.

Nello stand c’era anche un’altra persona inaspettata.

Una donna minuta, delicata e di bell’aspetto, con i capelli ricci di un invidiabile biondo ramato che si scoprì essere un’autrice edita dalla casa editrice Hever di Cesare e Helena Verlucca.

Presentava il suo libro, qualcosa di davvero speciale, insolito e sorprendente, anche perché scritto da una donna.

Odina Grosso Roviera, questo il nome della esile signora, le porse il suo libro colore del cielo e della neve, pesante perché ricchissimo di fotografie, “Nel magico mondo delle montagne pakistane”.

Parlando coll’autrice scoprì che nonostante l’apparenza delicata e fragile era un’esperta, resistente e intraprendente camminatrice di 78 anni, abituata a viaggi scomodi, difficili, faticosi da quando, a cinquant’anni, su consiglio di un medico, per superare una pesante crisi del corpo e della mente, per la prima volta si era assentata per nove giorni dalla famiglia (due figli propri e due in affido) e dal lavoro, in un tempo in cui ancora la tecnologia non era disponibile e quindi con impossibilità di comunicazione.

La meta allora fu il deserto dell’Algeria. L’esperienza fu così salutare e gratificante che da allora Odina iniziò una serie di viaggi sempre più complessi, lontani, difficili ed appassionanti: Nuova Guinea, gli “Isolati” del Brasile, Africa, Nepal, Cina fino all’ultimo, quello del titolo, le montagne pakistane (5730m).

Leggendolo si rimane incantati dalla forza di questa donna, dalla semplicità, dall’umiltà, dal coraggio, insomma da tutte quelle caratteristiche che fanno di un essere umano una persona che è riuscita a superare tutti i suoi limiti, spinta dall’amore per la natura, la conoscenza e per l’umanità.

Venne poi il momento dell’incontro in Sala Arancio con due scrittori, Franco Bocca e Paolo Ghiggio, intervistati con grande professionalità da Helena sui loro libri, entrambi decisamente originali.

“Fausto Coppi - Storia ortopedica di uno scheletro fragile” di Paolo Ghiggio è il racconto interessantissimo di una crudele caratteristica del nostro campione nazionale di ciclismo; una particolare fragilità ossea che gli costò numerose e dolorose rotture ad ogni caduta. Paolo Ghiggio, medico chirurgo ortopedico e grande appassionato di ciclismo e di Coppi, ci racconta, in modo piacevolissimo questa parte della vita del campione sconosciuta ai più.

La “Terra del Diavolo Rosso, Storia e personaggi del ciclismo astigiano” di Franco Bocca è ovviamente un altro libro sul ciclismo, ma, anche in questo caso, una vera perla di aneddoti e racconti poco noti, se non inediti, scritti con la penna dell’amore appassionato per questo sport e per i suoi eroi.

Il tempo per la fiera era scaduto.

Lei si sarebbe fermata a gironzolare volentieri tra i suoi amati libri che sembravano chiamarla a gran voce da tutti i tavoli che sfiorava, ma il viaggio di ritorno era lungo e bisognava rientrare.

Riuscì a comperare al volo anche il magnifico libro di Leonard Woolf  “La mia vita con Virginia”, mentre Pietro salutava girato dall’altra parte, e con il suo magnifico bottino abbreviò la strada verso casa tutta immersa nella lettura.

Franco Bocca, Helena Verlucca e Paolo Ghiggio

 

 

Inserito il:24/10/2021 20:43:15
Ultimo aggiornamento:24/10/2021 21:02:41
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