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Aggiornato al 12/11/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Conrad Kiesel (Dusseldorf, 1846 - Berlino, 1921) - Daydreaming

 

Un’estate diversa

di Marialuisa Bordoli Tittarelli

(seguito)

 

Per la prima volta nella sua vita quell’estate non sarebbe andata al mare.

Da bambina linfatica il suo rapporto con il mare era stato intenso, raccomandato, propiziatorio, indispensabile.

Spesso, durante l’infanzia, vi aveva soggiornato anche in qualche mese invernale, ma d’estate era obbligatorio.

Ora che non poteva andarci comprese perché, nonostante la luce e la sfolgorante bellezza della bella stagione, si sentiva mesta e un po’ afflitta.

La sola parola “mare” in lei evocava ampi respiri, gioia di vivere, mistero, avventura, entusiasmo, vita.

Cercò di consolarsi immaginando spiagge convulse, strapiene di gente, stordenti di vociare, sabbia dappertutto, pelle bruciacchiata….inutile bleffare, la nostalgia del mare perdurava facendola sentire un po’ orfana.

Unico rimedio chiudere gli occhi ed evocarlo magari portando all’orecchio una delle cento conchiglie sparse per la stanza.

Funzionava sempre.

Mentre ascoltava quella voce melodiosa gli occhi della mente vedevano le onde correre leggere sulla riva.

Riaprendoli essi furono attratti dalla copertina azzurrina di un libro sullo scaffale di fronte a lei e un largo sorriso la fece balzare dalla sedia e correre a prenderlo.

Giochi della mente!

Era il libro di Iris Murdoch: Il Mare, Il Mare!

Libro straordinario dove appunto il Mare è l’onnipresente immenso personaggio che fa da sfondo, quinta, accompagnatore, ossessione, ispiratore…

Un drammaturgo sessantenne si ritira in una vecchia casa isolata tra le rocce sul Mare che già dalla prima pagina entra prepotentemente in scena.

L’autrice inizia il suo racconto con la descrizione affascinante dello spettacolo naturale davanti agli occhi del protagonista, facendoci apparire l’immensa distesa d’acqua come se la vedessimo in tutti i minimi particolari dalla sponda fino all’orizzonte, dipingendola in ogni sua sfumatura.

La sua luce, la trasparenza, la sua calma e la sua rabbia, la sua voce, il suo canto, il suo incessante mormorio, il suo scontento, la sua allegria.

Iris Murdoch, grandissima scrittrice anglosassone, nata in Irlanda nel 1919, studia a Oxford, quindi frequenta, a Cambridge, le lezioni di filosofia di Wittgenstein diventandone l’allieva prediletta.

In tutti i suoi numerosi romanzi le trame sono complesse, ricche di personaggi, colpi di scena, stravaganze, elementi magici o sconcertanti, ripensamenti, rapporti che si sciolgono, rompono e si ricompongono.

Tutto questo è presente anche ne “Il Mare, il Mare” rendendo la lettura avvincente fino all’ultima pagina.

Trattandosi di una scrittrice filosofa i suoi libri contengono sempre anche un elemento di ricerca spesso spasmodica di un progetto, un concetto, un obiettivo a volte non chiaro, ma, approfondendo la sua conoscenza, si riconosce il suo anelito alla ricerca del senso della vita e del suo dolore, che sfocia nel credo del bene inteso come il dio Bene.

Da un grande mare, in realtà un oceano, del libro della Murdoch, andò a cercare un piccolo libro che un’amica le aveva inviato dall’Italia proprio per consolarla delle sue mancate vacanze al mare.

Si trattava di Lago Mare di Ilaria Bodero Maccabeo, una straordinaria insegnante, lo si deduce dalle osservazioni sul suo lavoro presenti nel libro, e camminatrice infaticabile, che con l’adorabile cane al seguito, percorre su e giù le stradine della costa ligure o del lago di Como.

Abilissima pittrice di parole, illumina le pagine degli infiniti colori dell’acqua, caricandoci sulle sue spalle, insieme all’inseparabile zaino, e portandoci così nei suoi delicati camminamenti ricchi di buona volontà e amore.

Leggere il libro ci fa sentire buoni, perlomeno ci fa desiderare di esserlo o di diventarlo, forse anche perché l’intento del libro è raccontare l’avventura dei suoi faticosi percorsi al nipote decenne, Carlo, che spesso l’aveva accompagnata in altri suoi giri.

Il libro della scrittrice italiana le portò alla mente una serie di magnifiche raccolte sui viaggi edite da Archinto.

La prima, Le vere signore non viaggiano, le era stata regalata. L’incontro, decisamente entusiasmante, l’aveva spinta a cercare altre pubblicazioni simili che la casa editrice aveva prodotto.

Le aveva comperate e “divorate” tutte.

“Invito al viaggio” “L’amore in viaggio” “In viaggio con le parole” “I sapori del viaggio” “Il dottor Livingstone, suppongo…” “Era meglio non partire”.

“Le vere signore non viaggiano” è un insieme di brani tratti da resoconti di viaggio di ben trentotto diverse donne.

In barba al titolo, che esprime il concetto vittoriano circa il viaggiare per le donne per bene, queste donne coraggiose e intraprendenti si sono avventurate in viaggi davvero molto scomodi, quantomeno, se non pericolosi.

Gli estratti, in alcuni casi molto brevi, sono magnifici.

Decisamente non banali, spesso divertentissimi, compongono una lettura piacevole, appagante, non solo per le curiosità dei viaggi intrapresi, ma per lo stile leggero e intelligente.

Sono viaggi di un’epoca in cui viaggiare era davvero un’avventura e le persone che decidevano di farlo erano senz’altro fuori dal comune.

In alcuni casi il pezzo letto era così interessante da far desiderare di poter leggere tutta l’opera da cui era tratto.

Era stato possibile per esempio trovare il libro “Mille Miglia sul Nilo”, da cui era stato tratto il pezzo di Amelia B. Edwards (edito sempre da Archinto), come “Tra le donne Turche, Lettere“ per il pezzo di Mary Wortley, (Archinto) e infine “Una Crociera nel Mediterraneo” per quello di Edith Worton.

Il libro raccoglie impressioni di viaggio in tutto il mondo.

“I Sapori del viaggio” è costituito sempre da piccoli pezzi tratti da libri, scelti in base all’argomento cibo incontrato in luoghi lontani dal proprio paese e quindi insoliti, curiosi e a volte straordinari.

Lo stile letterario è scanzonato e raffinato al tempo stesso, ma i cibi sono davvero spesso disgustosi!

In “Invito al viaggio” la raccolta è composta da estratti di famosi scrittori.

Comune denominatore è sempre lo humour e l’interesse esotico per i paese visitati.

Le autrici femminili sono meno famose dei loro compagni, tra i quali spiccano Dickens, Mark Twain, G. Flaubert, ma di gran lunga più divertenti.

“L’amore in viaggio” è una piccola antologia di pezzi singolari nei quali l’avventura amorosa spicca nel viaggio dando vita a racconti di passione, a volte esilaranti a volte tragici, a volte erotici, ma sempre singolari.

“Le Parole in viaggio” è una specie di vademecum in ordine alfabetico costituito da piccoli racconti ispirati da parole chiave del viaggio come Alpenstock, Diligenza, Gran Tour, Locanda, Stazione, Rovine o Treno a vapore.

Sono brani di scrittori, alcuni molto noti, tratti da loro libri, appunti di viaggio e lettere.

Privilegio leggerli, trasportano il lettore in luoghi ormai completamente trasformati e quindi impossibili oggi da visitare, ma che con gli occhi della mente si materializzano imperituri dalla nostra comoda poltrona.

Ne “ Il dottor Livingstone, suppongo…” la raccolta di brani sposta l’attenzione dal paesaggio all’essere umano e sono i nuovi popoli incontrati, le loro caratteristiche, la difficoltà di comunicare, il punto in comune come esplica chiaramente il sottotitolo “Incontri e confronti di viaggio”.

Ne risulta un libretto curioso, intelligente, divertente, insolito.

Gli autori, sempre eccezionali, sono donne e uomini che hanno avuto il privilegio di viaggiare quando il farlo era un piacevole, avventuroso atto di coraggio.

Infine nell’ultimo libro “ Era meglio non partire” la breve antologia raccoglie scritti di uomini e donne che sempre con humour, coraggio, intraprendenza raccontano le loro disavventure di viaggio, regalandoci momenti di grande divertimento e ammirazione.

La rilettura di tutti questi libri la fece viaggiare intensamente.

Cancellò lo spleen da mancanza di mare e di avventure e la predispose ad un’estate piena di divertimento e allegria.

La gioia ritrovata le portò alla mente la frase di Virginia Wolf ” A volte penso che il Paradiso sia una continua e ininterrotta lettura”.

 

(Continua)

Inserito il:28/06/2019 17:02:18
Ultimo aggiornamento:21/07/2019 23:49:02
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