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Aggiornato al 23/10/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Caspar David Frederich (Greifswald, D, 1774 - Dresda, 1840) - Frau vor untergehender Sonne

 

Il dio selvaggio - Un libro sul suicidio

di Marialuisa Bordoli Tittarelli

(seguito)

 

Stava delicatamente riattaccando la copertina ad un libro molto letto e consultato.

La cura con cui eseguiva questa riparazione era commovente.

“Un altro dei tuoi libri più amati, suppongo” – disse Gregory che la stava osservando incuriosito. -

“Verissimo” rispose la signora Persi- che nel frattempo aveva finito l’operazione di salvataggio. -

“Ci sono stati anni nel mio passato, durante i quali la depressione spadroneggiava in pianta stabile e in quei lontani anni questo libro mi ha aiutato a superarla.”-

“Un antidoto alla depressione dunque?”chiese incuriosito il suo compagno.

“In un certo senso. – ribadì lei – In realtà erano giorni di grande tristezza, in cui il pensiero della morte era un conforto e non uno spauracchio. “Il dio selvaggio”di A.Alvarez tratta un argomento insolito che suscita, in molti, quantomeno un po’ di apprensione: il suicidio.

L’autore espone l’argomento con delicatezza, gentilezza, semplicità e grande rispetto.

Ben lontano dall’opera famosa sul suicidio di Durkheim, primo lavoro esaustivo su questo tema, uscito a fine ottocento, questo di Alvarez, scrittore, poeta e critico letterario inglese, è un piccolo capolavoro.

Il suo cognome spagnoleggiante è in realtà, come lui stesso confessa in un’intervista fatta ad Enrico Franceschini apparsa su Repubblica (ottobre 2014): “Alvarez è un nome ingannevole. Discendo da una famiglia di ebrei sefarditi fuggiti dalla Spagna e approdati in Inghilterra, dopo varie peripezie, svariate generazioni prima che io nascessi”.

Lo scrittore è stato per dieci anni (dal 1956) critico letterario dell’Observer, dirigendone la rubrica di poesia e facendo conoscere i grandi poeti anglosassoni del suo tempo tra cui spicca Silvia Plath, giovane poetessa americana, morta suicida, alla quale è dedicato un lungo capitolo nel libro.

Il suo drammatico gesto avrebbe dovuto essere, secondo Alvarez, un tentato suicidio, una disperata richiesta di aiuto, avendo organizzato le cose per essere facilmente soccorsa; purtroppo una sfortunata serie di disguidi lo rese senza appello.

Al capitolo su Silvia Plath, a cui l’autore era legato da stima e profonda amicizia, segue una seria, articolata e interessante storia del suicidio nel tempo.

Antichi Greci e Romani avevano un atteggiamento simile: disapprovavano in linea generale, ma, in certi casi, esponendo alle autorità i motivi del rifiuto alla vita, si poteva ottenere il permesso e in questi casi addirittura la cicuta veniva offerta gratuitamente.

Questo atteggiamento farebbe sospettare che in realtà non si proibiva l’atto in sé, ma il diritto o la libertà di disporre della propria vita.

Era, per esempio, un atto assolutamente proibito ad un soldato o ad uno schiavo, per ovvi motivi economici.

Ci furono tempi in cui il suicidio dai Romani veniva considerato un gesto nobile e coraggioso, se fatto per difendere l’onore perduto.

Per gli Stoici la ragione stessa ci esorta a morire in un modo che ci piace e addirittura viene considerato un gesto inevitabile quando viene intaccata la nostra dignità. Atto quindi approvato e consentito a patto che non sia spinto da un irrazionale impulso momentaneo.

Per i primi Cristiani rappresentava una via veloce alla vera vita nell’aldilà, un rapido mezzo per ricongiungersi a Cristo.

Violentemente condannato da sant’Agostino, anche per porre freno alla massiccia ondata di suicidi, fu contrastato e gravemente punito dalla Chiesa e dallo Stato come peggiore peccato mortale per i primi - la vita è dono di Dio e rifiutarla è grave bestemmia - e come delitto per i secondi, fino ad arrivare a rifiutarne sepoltura in luogo consacrato o a punire con l’impiccagione coloro che sopravvivevano al gesto, mentre beni e proprietà del “reo” venivano confiscati e i familiari diseredati.

Le ingiurie e lo scempio perpetrati ai poveri corpi dei suicidi furono impressionanti e testimoniano l’orrore e il terrore che di essi si aveva nei tempi bui della superstizione e dell’ignoranza.

In ogni tempo l’essere umano più fragile, l’ignorante appunto, demonizza ciò che non comprende o non controlla.

Ignoranza e orrore che si sono protratti per molti secoli, nonostante la disapprovazione, in ogni periodo, degli uomini più illuminati e intelligenti.

Oggi il sucida viene considerato sbrigativamente un malato mentale, o, nel migliore dei casi, qualcuno affetto da un momentaneo squilibrio mentale.

La lettura di questo libro è illuminante e fa molto pensare.

Costringe a riflettere sul crudele accanimento contro coloro che al culmine di una grande sofferenza interiore arrivavano a togliersi la vita.

-Immagino che sia per ignoranza – disse la signora Persi - Tutto ciò che non si conosce diventa sospetto, fa paura e la paura genera spesso atteggiamenti e provvedimenti inconsulti o crudeli.-

Privarsi della vita, superando il forte naturale blocco dell’istinto di conservazione impressiona e stupisce fino a decidere automaticamente che chi lo mette in pratica è “sbagliato”, infetto, pericoloso, maledetto o nei giudizi più distaccati un poveretto, una persona da compatire.

In realtà bisognerebbe riflettere sull’istinto di conservazione.

La vita può a volte essere così difficile, complicata, faticosa da diventare intollerabile.

Forse queste condizioni si realizzano così frequentemente che la natura ha dovuto inserire una valvola potente per impedire che gli esseri si autodistruggessero in massa.

Lo studio di Alvarez continua la storia del suicidio nel tempo per arrivare al secolo scorso con sottili, interessanti osservazioni sui numerosi suicidi tra gli artisti, ascrivendoli sia a sensibilità esasperata che a tormento artistico o a ossessiva e inarrestabile ricerca di nuovi linguaggi o a insostenibile pesantezza del vivere.

I capitoli sul suicidio tra gli artisti sono ricchi di poesia e ci fanno conoscere aspetti di personaggi di cui abbiamo amato le opere e che si sono tolti la vita, arricchendone il profilo e la personalità.

Pur trattando di un argomento doloroso questa lettura aumenta la nostra comprensione e il nostro affetto per la parte migliore del genere umano, quella che ci ha regalato preziosi momenti di bellezza anche a costo del sacrificio della vita.

Il libro si conclude con un toccante racconto dell’esperienza personale dell’autore che a 37 anni ha tentato a sua volta di uccidersi.

Fortunatamente e incredibilmente è sopravvissuto ed è tuttora vivente.

(continua)

 

Inserito il:26/09/2019 14:10:08
Ultimo aggiornamento:12/10/2019 00:46:48
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