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Aggiornato al 13/08/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Edvard Munch (Ådalsbruk in Løten, Norway, 1863 - Oslo, 1944) - Ducks and Turkeys in Snow (1913)

 

I due tacchini

di Silvio Hénin

 

In un allevamento americano, arrivarono un bel giorno cento giovani tacchini. Fino ad allora erano vissuti, ben curati e protetti, in piccole gabbie affollate, tutti i giorni avevano trovato nelle loro vaschette acqua e cibo in abbondanza e non avevano mai dovuto preoccuparsi della loro sopravvivenza. Ma adesso tutto era cambiato: potevano correre liberi nel prato, vedere il cielo azzurro, osservare tante strane creature diverse da loro, ma con cui non riuscivano a comunicare. “Beh, sono solo animali”, pensavano, “non sono intelligenti come noi tacchini.”

Qualcosa però li preoccupava, cosa avrebbero mangiato? Non c’era nulla di appetibile lì attorno e cominciarono a sentire la fame.

Fortunatamente, facevano parte del gruppo due tacchini (1) un po’ speciali, che parlavano sempre di cose strane e difficili, dandosi arie da intellettuali, un po’ snob e un po’ nerd.

I due spesso discutevano animatamente tra loro e a volte le diatribe trascendevano in feroci insulti e pungenti beccate. Nessun altro tacchino capiva di cosa parlassero, ma tutti li consideravano due autorità da consultare quando sorgevano problemi.

Uno era stato soprannominato Plato e l’altro Aristo. Così, quando la fame cominciò a mordere il loro stomaci, tutti i tacchini corsero da Plato e Aristo e manifestarono la loro preoccupazione.

Plato fu subito molto chiaro: “Non dovete preoccuparvi” disse “So per certo che domani mattina troverete tutto il cibo e l’acqua che vorrete”. “E come lo sai?” interloquì subito Aristo.

“È elementare” continuò Plato “Tutti sanno che noi tacchini siamo animali perfetti, superiori a quelle stupide oche e a quelle galline dementi che avete incontrato oggi. Questa nostra superiorità non può essere dovuta al caso, quindi siamo stati certamente generati da un Costruttore infinitamente abile e perfetto, che ha creato per noi anche l’intero Universo e tutte le altre specie di pennuti, ma a noi ha dato anche una coscienza, a sua immagine.” “E allora?” chiese Aristo.

Tutti gli altri tacchini gli fecero eco, sempre più agitati per la fame. “Allora, un Costruttore perfetto è, per definizione, anche perfettamente buono e giusto. Ne consegue, logicamente, che non può volere che una creatura fatta a sua somiglianza muoia di fame. Da cui segue, sempre logicamente, che domani mattina farà apparire il cibo davanti ai vostri becchi, com’è stato finora e sempre sarà.” Aristo, intanto, continuava nervosamente a raspare con le sue zampe, impaziente di ribattere. Approfittò della pausa del collega per richiamare l’attenzione di tutti: “Queste sono solo illazioni non dimostrabili! Parto di una mente limitata e tacchinocentrica! L’unico modo per risolvere la questione è verificare obiettivamente i fatti con osservazioni sistematiche! Lasciatemi qualche giorno per raccogliere abbastanza dati, poi vi saprò dire.”

Passò la notte e fu di nuovo giorno.

Quando il sole salì appena sopra l’orizzonte, apparve una strana creatura di cui i tacchini vedevano solo le estremità inferiori, coperte da due grossi stivali (si sa che i tacchini sono piuttosto miopi). Poi udirono un rumore e videro che una grande quantità di granoturco era stata sparsa davanti a loro. Anche la vasca in mezzo al prato era stata riempita d’acqua.

“Visto? Ve l’avevo detto!” gridò Plato “le mie deduzioni non possono sbagliare. Parto sempre da verità indimostrabili, ma certe, e ne deduco conseguenze altrettanto certe” e si mise tranquillamente a beccare. Ma Aristo gridò ancora più forte: “No! Non possiamo trarre una regola generale da una sola osservazione. Dobbiamo verificare ancora domani.”

Nei giorni successivi la situazione si ripeté regolarmente, appena dopo il sorgere del sole ricomparivano gli stivali e assieme a essi anche il granoturco e l’acqua.

Ma Aristo non era mai soddisfatto, a suo parere due osservazioni non bastavano e quattro nemmeno. Così passò una settimana, poi un mese, poi due.

Un bel giorno, finalmente, Aristo riunì tutti i tacchini e disse: “Dopo sessanta osservazioni mi sento di concludere che tutte le mattine, poco dopo l’alba, troverete granoturco e acqua. State tranquilli”. “Visto? Io l’avevo detto due mesi fa. Tu hai inutilmente prolungato l’ansia e l’incertezza di questi poveri fratelli!” sbottò Plato, ma poi tutti cominciarono a beccare felici e non pensarono più al problema.

Purtroppo, Plato e Aristo avevano entrambi torto, infatti il giorno dopo era il ventiquattresimo del mese di dicembre.

 

(1) Da un’idea di Bertrand Russell e Karl Popper.

 

Inserito il:22/04/2020 10:49:44
Ultimo aggiornamento:22/04/2020 11:01:38
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