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Aggiornato al 16/12/2017

Salvador Dalì (Figueres, E, 1904-1989) - La Persistenza della Memoria (olio su tela 24x33) - 1931

 

Il Secolo Incerto

di Iman Favretto

 

Questo, secondo me, è un secolo incerto ove il bello risulta estremo e inavvicinabile e dove il normale viene enfatizzato per breve tempo prima di essere dimenticato.

Questo è il secolo dove risiede una libertà non libera che crea speranze di false vedute e che mostra solo ciò che si guarda senza mai far vedere veramente.

E’ anche il secolo dei momenti, degli attimi veloci ed intensi; il tempo non è più tale ma è solo una concezione ancora antica che ci trasciniamo dietro senza analizzarne i dettagli e le sfumature dalle quali è formato.

Questo è il secolo dello spazio, dell'universo in continua espansione, ognuno di noi ha la propria idea su questa realtà che ci circonda, pur non avendo prove certe.

I social, internet, la tecnologia, schiavizzano sempre più ragazzi, sempre più persone si trasformano in numeri e viaggiano in una infinita rete limitata.

Questo è il nuovo secolo, in ogni momento qualcosa di innovativo viene sperimentato e messo in commercio, qualsiasi cosa anche totalmente inutile diviene importantissima per tutto il popolo che inconsapevolmente si lascia guidare dalla pubblicità, dalla manipolazione mentale delle aziende e delle multinazionali che attraverso lo studio della psicologia umana aumentano il tasso di vendita.

Questo è il secolo brutale, dove le persone barattano la loro umanità pur di fingere di non vedere cosa le circonda, pur di negare l'innegabile e così l'ignoranza inconsapevole dilaga silenziosa nel mondo.

Siamo tutti liberi ma incerti, crediamo in questa falsa libertà poiché ne abbiamo dimenticato la vera essenza, vivo in un mondo dove la parola errare è quasi dimenticata o sottovalutata.

L'età in cui vivo mi fa riflettere sul futuro, ma esiste ancora un futuro in cui vivere? La terra riuscirà a resistere ancora alla presenza dell'uomo?

E se ci fosse la possibilità che un futuro antico possa tornare ad accoglierci allora come dovremmo reagire, come comportarsi dinanzi ad una terza se non quarta e se non quinta possibilità di redenzione?

Un silenzio urlante avvolge questa ottenebrante epoca, si parla sempre di più ma si ascolta sempre meno, si segue una massa pensando di essere i soli a percorrere quella strada e sempre più spesso crediamo di essere i pionieri di quella via.

Ogni nostro passo è guidato da una meta, da un obiettivo, poiché non sappiamo più vivere senza, dal più piccolo cucinare ,pulire, comprare al più consistente diventare avvocato, ufficiale, amministratore, presidente o astronauta e così via, avanti sempre di più, vivere senza obiettivi né mete può essere pericoloso e controproducente ma dipende da vari fattori, dipende dal nostro inconscio, dal nostro equilibrio; come i grandi monaci tibetani che si affidano completamente al tempo e conoscono cose che a noi semplici umani occorrerebbe più di una vita per sperimentare.

"Io so di non sapere". (Socrate).

Quanti di noi si dimenticano questa frase in un momento di rabbia, quando si perde la pazienza e ciò che è giusto si sfuma, tutto diviene nebbia di furore e si arriva a discutere di argomenti di cui magari non avremmo mai voluto parlare o dire.

"La verità è singolare, le sue versioni sono non verità". (Cloud Atlas, Il Film).

Smettiamo quindi di vivere nella versione della nostra vita, ciò che veramente siamo ci circonda sotto forma di atomi di energia che vorticano velocemente invisibili, inudibili, eppure esistono, sono parti integranti del nostro corpo e degli oggetti con cui interagiamo.

Non esiste una verità certa né una assoluta, ma la verità in sé è un labirinto, se entri dal basso il percorso sarà diverso da colui che entra dall'alto eppure entrambi saranno verità certa, la verità assoluta si trova al centro; sta a noi saperlo trovare.

Come diceva Gustave Le Bon nella Psicologia delle Folle, "[...] Le folle che spesso si abbandonano ai più bassi istinti, danno anche esempio di elevata moralità".

Siamo in grado di cambiare il mondo eppure non conosciamo la potenza del Popolo, siamo noi a determinare questo imminente futuro.

Dobbiamo cercare il bello di quest'epoca e, come sosteneva Adriano, "chi ama il bello finisce per trovarne ovunque, come un filone d'oro che scorre anche nella Ganga più ignobile, e quando ha tra le mani questi mirabili frammenti, anche se insudiciati e imperfetti, prova il piacere raro dell'intenditore che è il solo a collezionare ceramiche ritenute comuni".

Questa è l'essenza della bellezza, del semplice che scorre come un piccolo fiumiciattolo in mezzo a delle alte montagne.

"L'essenziale è letteralmente invisibile ai nostri occhi". (Versione modificata de “Il Piccolo Principe”, Antoine de Saint-Exupéry).

Questa epoca può essere paragonata a uno stagno profondo avvolto dall'oscurità, ove la tenebra risiede indisturbata ma, comunque, illuminata dallo splendore di un fiore: il fiore di loto.

 

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Inserito il:06/10/2017 09:03:44
Ultimo aggiornamento:06/10/2017 09:19:43
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