Aggiornato al 26/01/2023

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

Dante Gabriel Rossetti (Londra, 1828 -1882) - A Christmas Carol

 

Scambi di corrispondenza

tra Cesare Verlucca e Giorgio Cortese

 

Caro Giorgio,

mi hai inviato gli auguri di buon onomastico, e te ne ringrazio con qualche giorno di voluto ritardo, perché io ho sempre pensato, a partire da quasi un secolo fa, che San Cesare fosse il 15 marzo; e dove a suo tempo l’avessi trovato non mi ricordo assolutamente, ma questa scoperta devo averla fatta quando frequentavo le elementari a Pratiglione Canavese.

Ti ringrazio dunque d’avere trovato tu sabato 10 dicembre 2022, che ha l’aria di una data immaginifica, 10.12.2022, composta da soli tre numeri: 00.11.2222, i quali possono essere considerati l’inizio di un tempo assoluto, e che vanno prese in seria considerazione perché di queste velleità è assolutamente incerta l’origine.

E poiché, talora, tu conosci certe regole diverse da quelle che mi affliggono, potresti forse offrirmene uno spunto qualsivoglia. Anche perché in questi ultimi tempi m’intristisco con situazioni di incertezza, come se avvertissi che il termine della mia lunga vicenda esistenziale ha l’aria di essere alle porte, e non che il fatto mi dolga, in quanto non ho ancora nemmeno deciso cosa farò da grande.

Quello che più mi duole, sarebbe non continuare con giusta sequenza la nostra compagnia pseudo letteraria, non essendo disposto a compiacermi che con questo la vita sarebbe ufficialmente più tranquilla, perché non dovrei soffrire se mi mancasse un personaggio, o un colore, o un romanzo, o chissà cosa, lasciando nelfuturo.com imbrigliato nelpassato.it, senza nemmeno che qualcuno possa dispiacersene: specie dopo il rosso, il verde e il blu, paventando che il giallo sia finito nell’inchiostro nero e non so quale sia il colore che ne discenderebbe.

Acclarato che le idiozie di turno in questa missiva abbiano visto la luce, passo e chiudo, a meno che tu riesca a trovare un argomento che inviti le mie idee, le quali continuano a danzar caròle tra le sinapsi del cervello che mi ritrovo, a cercare di essere più logicamente umane per cui, se ritieni di dovermi rispondere, dimmi soltanto quello che giudichi sia più consono alla nostra ipotetica intelligenza stanca, che è tutto, tranne che una stanchezza intelligente.

All’insegna del sic transit gloria mundi, ti dirò quello che, per chiarirti le idee, ti direbbero a Lungomare Caracciolo, e cioè che

chi ha avuto, ha avuto, ha avuto,

chi ha dato, ha dato, ha dato;

scurdàmmoce’ o ppassato,

simmo’ e Napule paisà

 

Danzano le Caròle tra i pensieri

da Giorgio Cortese a Cesare Verlucca

Caro Cesare,

come tu mi hai scritto: le tue idee continuano a danzar caròle tra le sinapsi del tuo cervello, ed è vero, come sappiamo, che di pensieri ne danzano tantissimi, e con questa tua stravagante missiva abbiamo lo spunto di parlare delle caròle per eccellenza, a cominciare da quelle di Natale: il lemma, infatti, non può non rammentare i Natali, vuoi quelli passati che a quelli che avremo ancora da assaporare, sempre con lo stupore dei bambini.

La parola “carola” deriva dall’antico francese, danza corale, attraverso la forma latina medievale corolla o carolla, derivata a sua volta dal greco. e naturalmente non ci lasciamo confondere dal nome Carola, che è una variante di Carla e Carolina, di derivazione dall’antico tedesco kart dal significato di “persona libera”. Riprendiamo la nostra parola caròla come una danza nata in Francia nella prima metà del XII secolo, e pare che fosse simile al girotondo che noi facevamo da bambini, mentre ci viene da pensare che la caròla sia stata la nonna del girotondo dei bambini che con l’animo pieno di stupore aspettano il Santo Natale. Come abbiamo detto allora, tutti ballavano le caròle con un passo di qui e sempre girando rigorosamente a sinistra del girotondo, e forse qualcuno cantava anche accompagnato dal suono di flauti, corni, tamburi o cornamuse. La caròla ebbe grande successo fino al XV secolo e da lì i canti divennero solo più religiosi e la danza perse gradimento.

La musica sopravvisse, superando periodi storici turbolenti, e dal XIX secolo ebbe una rinascita; la parola fu così usualmente impiegata per riferirsi ai canti strofici natalizi, molti dei quali con testi di derivazione medievale. Questi canti si diffusero, probabilmente anche grazie al successo internazionale dello struggente Canto di Natale di Charles Dickens nel 1843, il cui protagonista Ebenezer Scrooge ispirò Carl Barks per la creazione di zio Paperone, uno dei più famosi personaggi Disney, in inglese Uncle Scrooge.

Il Santo Natale è alle porte e forse molti si dimenticano del significato di questa festa e non ricordano più lo stupore che si provava da bambini e che leggiamo ancora adesso nei volti e negli occhi dei bimbi attuali, di fronte alle quotidiane novità; e poi nell’aprire un regalo, portato da Gesù Bambino a Natale i motori dell’apprendimento provocano domande, mettono in moto le idee e ci fanno crescere, non più in altezza con la nostra età ma, creano delle caròle interessanti di pensieri.

Nell’augurarvi Buon Natale e Felice anno nuovo ci congediamo con questo brano toccante scritto da Charles Dickens nel suo romanzo “Il circolo Pickwick”:

“E veramente numerosi sono i cuori ai quali il Natale arreca un breve periodo di gioia e di felicità. Quante famiglie, i cui componenti si sono dispersi qua e là lontano, nell’irrequieta lotta per la vita, si trovano riuniti e s’incontrano di nuovo a Natale in quella felice compagnia e reciproca buona volontà, che è una così larga fonte di gioia pura e sincera, e così lontana dalle ansie e dalle tristezze del mondo, da essere annoverata, nella credenza religiosa delle nazioni più civili e insieme nelle rudi tradizioni dei più rudi selvaggi, fra le prime gioie della vita futura, largite ai beati e ai felici. Quante vecchie memorie e quante simpatie sopite ridesta il tempo di Natale!”

 

Inserito il:16/12/2022 17:38:07
Ultimo aggiornamento:16/12/2022 17:46:25
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