Aggiornato al 19/05/2022

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

SketchAway by Suhita (Los Angeles, California) - Water Tower in Campbell

 

Lettere dalla California (1)

di Giuliana Daneo

 

Cari amici di Nelfuturo,

sono lieta di entrare a far parte della vostra grande famiglia, sperando di rimanere a lungo con voi: è stato Cesare Verlucca a insistere perché ne facessi parte, ed io ho a lungo tergiversato, non ritenendomi all’altezza del compito: ma con uno come lui è difficile fermarsi al primo ostacolo.

E naturalmente, a tutti i successivi, sosterrebbe lui, senza fare una piega.

 

Mi presento: sono Giuliana Daneo, ho 76 anni, sono in pensione, ma carica di quantità di impegni per gestire il mio mondo e le persone che mi circondano. Quando ho chiesto al mio mentore su cosa avrei potuto intrattenervi, lui mi ha risposto, sorridendo: «Nella tua vita ci sono molte più cose da raccontare, che tempo per raccontarle. Vai serena…».

Avendolo avuto come capo per un lungo periodo, quando era amministratore delegato della casa editrice da lui fondata nel 1971, ed io gestivo la segreteria dell’azienda, non posso certo esimermi dal soddisfare le sue richieste, per cui continuerò a scrivergli inviando a voi i miei messaggi da inoltrare online, nella speranza che acquistino quella valenza che lui sostiene io abbia.

Absit iniuria verbis, direbbe lui.

Dopo il lungo periodo dell’infausta pandemia che impediva ogni viaggio in paesi e stati tra di loro vicini (figuriamoci quelli al di là dell’Atlantico…), sono finalmente riuscita a venire dopo due anni a trovare la mia famiglia che da tempo risiede nel Nuovo Mondo: mio figlio, Andrea, e i miei due nipoti, uno bianco (Matteo), e uno creolo (Omar).

Da qui ho intessuto una fitta corrispondenza con Cesare Verlucca.

 

Qui comincia l’avventura…

 

Caro Cesare,

eccomi in California. Il viaggio è andato bene. Ero ansiosa, ma in realtà me la sono cavata alla grande, senza grossi problemi. Certo che parlare un poco di inglese è fondamentale.

Ero preoccupata per questo viaggio con molte regole, che poi si sono dimostrate tutte superabili.

È stato emozionante vedere e riabbracciare Andrea: è come se ci fossimo lasciati il giorno prima.

Quando arrivo, difficilmente andiamo subito a casa nonostante il mio lungo viaggio. Dall’aeroporto siamo stati a casa della famiglia di Karen riuniti per il giorno del Ringraziamento. Dovevamo prendere Matteo, così ho rivisto e abbracciato tutti in un colpo solo. Non ci siamo fermati a mangiare il tacchino perché mi sarei addormentata a tavola. In ogni caso ritorneremo domani perché, come sospettavo, non si scappa dalle tradizioni americane.

La situazione Covid qui è sentita in un modo opposto a quello italiano. Le paure non esistono, le news locali ne parlano, ma come fanalino di coda. La gente vive tranquillamente come sempre. Al market si usa la mascherina chirurgica: pensa che per scegliere la verdura non ci sono nemmeno i guanti e i misuratori di febbre non esistono.

Qualche cambiamento c’è stato anche qui per la pandemia. Ho trovato diversi negozi chiusi che conoscevo. La Chiesa chiusa, aperta solo nelle ore delle funzioni. Il container di Good Will vicino a noi non c’è più. Lì si portava tutto il superfluo di casa o l’abbigliamento usato e tanto altro.

Adesso ti racconto qualcosa di dove mi trovo.

Campbell è una cittadina situata nella contea di Santa Clara a 50 miglia da San Francisco (50 minuti di auto) confinante con San José, Los Gatos, nella periferia meridionale della Silicon Valley.

La maggior parte delle residenze sono case unifamiliari, anche se ci sono alcune aree con condomini, duplex e appartamenti. Sebbene la città sia principalmente residenziale, ci sono alcuni grandi centri commerciali e ristoranti rinomati.

Conta circa 40.000 abitanti. È stata fondata nel 1846. Terra di numerosi frutteti, divenne anche un centro ferroviario molto importante. È ancora mantenuta la Campbell Water Tower insieme a numerose case d’epoca molto belle. Anche le sequoie attuali sono un’importante eredità del passato, poiché furono piantate nel 1903 dal presidente Teddy Roosevelt.

In Campbell i parchi sono numerosi.

A 50 metri da casa di Andrea si estende il Community Center: è un posto enorme, basti pensare che ci sono 782 parcheggi. Il centro è ben articolato con indicazioni molto precise e un ufficio per le informazioni e le iscrizioni.

L’area molto vasta comprende un campo da calcio, circondato dalla pista di atletica a sei corsie dove, adiacente alla tribuna, si trovano attrezzi per la ginnastica. Ci sono uno spazio recintato e attrezzato per skateboard, una piscina all’aperto, funzionante tutto l’anno, quattro campi da tennis, quattro campi per palla a mano (American handball), palestre, sale e aule.

Vi è anche un grande teatro, l’Heritage Theatre, dove si svolgono spettacoli, eventi e saggi. Due volte l’anno ha luogo la cerimonia per i nuovi citizens (stranieri che diventano cittadini americani). Anche Andrea, anni fa, vi ha ricevuto la cittadinanza. Il destino ha voluto che poi venisse ad abitare proprio in questa zona.

Il tutto è circondato e attraversato da estesi prati verdi, tanti alberi, cespugli e fiori.

Il Centro gestisce un fitto programma per i giovani. Dopo scuola, campus durante le vacanze, corsi di sport, tennis, basketball, skateboard, calcio, musica, judo, nuoto, ecc.

Lo stesso vale anche per gli adulti e gli anziani: vi sono corsi di yoga, ginnastica, Pilates, fitness, danza, arte, pittura, sport, cucito, cucina, computer, giardinaggio, e così via.

Organizzano anche viaggi e gite per tutte le età.

Spesso vado a camminare sulla pista di atletica. Già! Qui non si cammina per le strade, ma nei posti attrezzati e nei parchi. Due corsie sono riservate alla corsa (run) e il resto per camminare (walk). Rigorosamente tutti in fila e si sta attenti se si deve sorpassare qualcuno.

Ci sono anche mamme che corrono con le carrozzine (fatte apposta con tre ruote e più grandi del normale). Qui non si può rinunciare al jogging: si corre anche col neonato in carrozzina.

Nei mesi di dicembre e gennaio sono presenti le Canada geese. Queste oche sono magnifiche, migrano qui d’inverno. Viaggiano in formazione, emettono un suono inconfondibile e sono belle grosse. Si spostano di giorno nei laghetti vicini, ma verso le cinque di sera rientrano nei campi del parco per passare la notte.

Una cosa che trovo importante è avere dovunque le restroom (i servizi igienici), che sono tenute molto bene con tutto il necessario.

Mi sono dilungata un poco e ti do appuntamento alla prossima lettera con altre news.

Un abbraccio affettuoso. Giuliana

Campbell, 26 novembre 2021

 

Inserito il:08/03/2022 16:04:50
Ultimo aggiornamento:16/03/2022 11:23:33
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