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Aggiornato al 18/08/2018

François Pascal Simon Gérard (Roma, 1770 - Parigi, 1837) - Battaglia di Austerlitz

 

Austerlitz 1805 - Come si conquista un impero - 1

di Mauro Lanzi

 

L’ illusione della pace

Dal 1792 al 1801 la Francia e l’Europa vivono un periodo ininterrotto di conflitti e di guerre che coinvolgono a vario titolo tutti gli stati europei.

Dopo la battaglia di Marengo e quella, meno conosciuta ma più decisiva di Hohenlinden, vinta dal grande antagonista di Napoleone, il repubblicano Jean Baptiste Moreau, l’Austria, alle corde, è costretta a chiedere l’armistizio, seguita a ruota dall’Inghilterra, anch’essa dissanguata dalla lunga contesa. In Europa si diffonde l’illusione della pace, ma dura poco, su di essa piomba come un fulmine a ciel sereno la campagna di Austerlitz, che vanifica le speranze della definitiva conclusione di un lunghissimo e sanguinoso periodo di scontri e di conflitti, iniziato con la rivoluzione francese.

Le paci di Luneville ed Amiens (1801 e 1802), rispettivamente con Austria ed Inghilterra (“First kiss in ten years”, titola la vignetta satirica riferita alla pace di Amiens), segnano comunque la fine della “Seconda Coalizione” e l'inizio del periodo più fecondo dell'età bonapartista.

Napoleone si può presentare al suo popolo come il grande ”pacificatore” e quindi fare accettare alla nazione e agli organi costituzionali, che tuttora esistevano, le riforme destinate ad incidere profondamente sulla Francia e su tutta l'Europa.

Innanzitutto il Concordato con il Papato, che desta le ire dei vecchi giacobini, ma che riconquista al regime le popolazioni rurali: poi la fondazione della Banque de France (1800), il riordinamento amministrativo del paese, sulla base di Dipartimenti e Prefetture (struttura da noi copiata integralmente), la creazione ex novo del sistema educativo, con l'istituzione di scuole primarie (obbligatorie e gratuite) in ogni comune, scuole secondarie in ogni capoluogo, licei nei centri di ciascuna regione o dipartimento; la nostra scuola è ancora fatta così!!. Infine il varo dei nuovi codici di giustizia, tra cui il “Code Napoleon”, base del diritto civile in tutta Europa ( tranne l’Inghilterra, dove non c’è codice, ci si regola sulla “Common Law”), o l'istituzione della Suretè, il corpo centrale di polizia (36, Quai des Orfevres, per gli amanti del “noir” francese): si racconta, a questo proposito che Napoleone affidasse il compito di organizzare questa unità ad un certo Vidocq, un ex-galeotto, perché, pensava il Corso, solo un delinquente può sapere come si dà la caccia agli altri delinquenti!!

Il retaggio napoleonico, occorre ribadirlo, non è fatto solo di guerre e massacri, ma anche di grandi riforme, che hanno lasciato il segno del suo genio sul costume e sulla civiltà francese ed europea.

In tutto ciò, Napoleone aveva anche trovato il tempo di farsi incoronare (o meglio, si era incoronato da solo!) imperatore esattamente un anno prima della giornata di Austerlitz, il 2 Dicembre 1804, nel corso di una cerimonia memorabile per ostentazione, sfarzo e volgarità: vi avevano assistito il Papa, benché esautorato della sua funzione, e tutta la nuova nobiltà di parvenu, soldatacci come Augerau e Massena, elevati alla dignità di duchi o come Murat e Bernadotte, che diventeranno addirittura Re (la dinastia Bernadotte regna ancora in Svezia).

Madame Laetitia, la madre di Napoleone, forse l’unica donna che non lo tradirà mai, assisteva esterrefatta, commentando:” Pourquoi ça dure”!

Splendevano le ricche uniformi, su cui faceva spicco la nuova onorificenza, istituita da Napoleone, la Legione d'Onore, perché, ragionava il Corso, “è con le chimere che si conducono gli uomini“.

Un impero, però, non si guadagna con una bella cerimonia; tutte le cancellerie europee ignoravano questo titolo, si indirizzavano, al massimo, al “Capo del governo francese”.

Il rango imperiale o lo si eredita per diritto di nascita o lo si conquista sui campi di battaglia. Ed è proprio sul campo di Austerlitz che Napoleone vede consacrato il suo rango, divenendo “l'Empereur” per i suoi soldati, per i Francesi e per tutta Europa.

La pace, come detto, non durò a lungo, non poteva durare a lungo, soprattutto con il nemico giurato del Corso, l'Inghilterra: vi erano state, effettivamente, violazioni degli accordi di Amiens da entrambe le parti ma la ragione vera della ripresa delle ostilità, dopo solo 14 mesi dalla pace, stava nel fatto che l'Inghilterra non poteva accettare una nazione egemone in Europa, perché questa, temeva, avrebbe messo in discussione il predominio inglese sui mari. Questo, d’altro canto, è un lineamento costante della politica estera inglese, dal 1700, alle due guerre mondiali, alla “Brexit”!

Così il 18 maggio 1803 il Regno Unito dichiarò formalmente guerra alla Francia; Napoleone reagì ammassando 150.000 uomini sulle coste bretoni, intorno a Boulogne, con il nome di Armeè d'Angleterre: l'obiettivo era realizzare uno sbarco sulle coste inglesi, dopodiché Napoleone non dubitava dell'esito di un confronto terrestre.

L'ostacolo era evidentemente costituito dalla flotta inglese, superiore per qualità e per numero a quella francese, malgrado l'alleanza imposta alla Spagna avesse portato il contributo delle navi spagnole; Napoleone, che non era sul mare una stratega pari a quello delle operazioni terrestri, ideò una complessa manovra.

L'ammiraglio Villeneuve doveva simulare un attacco ai possedimenti inglesi nelle Antille, per attirare la flotta britannica lontano dalla Manica: dopo, Villeneuve avrebbe dovuto fare ritorno, eludendo la sorveglianza nemica, per proteggere la traversata dell'Armeè. La complessa manovra fallì: Villeneuve riuscì a forzare il blocco inglese ed a richiamare sulle sue tracce la flotta e lo stesso Nelson fino alle Antille, ma sulla via del ritorno si scontrò con l'ammiraglio Calder a capo Finisterre: sconfitto, non riuscendo a forzare lo schieramento avversario, decise il 18 agosto di rifugiarsi a Cadice: da lì uscirà solo, pressato dall’insistenza di Napoleone, per andare incontro al disastro di Trafalgar.

Nel frattempo la situazione internazionale era cambiata: la diplomazia e l'oro inglesi erano riusciti a convincere le potenze continentali, stanche delle continue prevaricazioni francesi, a riprendere le armi. Tra la fine del 1804 e la metà del 1805 si forma la “Terza Coalizione “, che include, oltre all'Inghilterra, Svezia, Russia, Austria e Regno di Napoli; all'ultimo istante, il genio diplomatico di Talleyrand riuscì a tenere fuori dall'alleanza la Prussia, dettaglio che si rivelerà determinante.

(Continua)

 

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Inserito il:12/03/2018 23:02:23
Ultimo aggiornamento:20/03/2018 18:01:39
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