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Aggiornato al 20/09/2018

Louis François Lejeune (Strasburgo, 1775 – Tolosa, 1848) – Bivouac de Napoléon la veille d’Austerlitz

 

Austerlitz 1805 - Come si conquista un impero - 3

(seguito)

di Mauro Lanzi

 

Sulla via di Austerlitz

 

Dopo aver annientato l'armata austriaca di Von Mack, Napoleone vorrebbe infliggere al nemico il colpo di grazia, attaccando le colonne di soccorso russe che erano già arrivate sul fiume Inn, a Brunau; il loro comandante, Kutusov, un sessantenne, obeso, cieco di un occhio, era però una vecchia volpe, riesce a fiutare il pericolo e a sottrarsi alla trappola. Napoleone allora decide di puntare su Vienna, per obbligare il nemico a difendere la capitale, ma Kutusov rifiuta nella maniera più assoluta di fermarsi, malgrado i ripetuti attacchi di Murat alla sua retroguardia e malgrado le disperate richieste dell'alleato austriaco che propone di far convergere su Vienna ireparti dell'Arciduca Carlo, che stavano rientrando dalla inutile campagna in Italia.

Kutusov (nell’immagine) dà qui un saggio di quella che sarà la sua strategia nella futura campagna di Russia: cedere spazio ad un nemico superiore per numero e qualità, per logorarlo allontanandolo dalle sue basi.

Così Napoleone riesce ad occupare Vienna senza colpo ferire, riesce anche ad impossessarsi, prima che venga distrutto, dell'ultimo ponte sul Danubio, grazie ad uno sfrontato strattagemma di Murat. Ma Kutusov gli sfugge e si riunisce in Boemia ai contingenti russi guidati dallo zar in persona ed i residui corpi austriaci, alla testa dei quali si era posto lo stesso imperatore Francesco II, mentre i contingenti riuniti dell'Arciduca Carlo e dell'Arciduca Giovanni stanno rientrando a marce forzate dal Tirolo.

Di colpo la situazione strategica della campagna si capovolge a sfavore dei francesi: già il 21 ottobre (il giorno dopo Ulm), a Trafalgar, la flotta congiunta franco spagnola era stata annientata da Nelson.

La notizia raggiunge Napoleone il 9 novembre, dandogli la sensazione di un incombente disastro; l'Inghilterra era il perno ed il centro finanziario della coalizione, la sua sfolgorante vittoria non poteva che rinsaldare la determinazione degli alleati

Anche sul fronte terrestre la situazione francese appariva critica: il 23 novembre Napoleone è costretto ad ordinare al suo esausto esercito di arrestarsi a Brunn (attuale Brno). Di fronte a sé ha le forze congiunte russo austriache, che ammontano a quasi 90.000 uomini, mentre il suo esercito si è come sgranato nel folle inseguimento: in particolare, un forte contingente agli ordini di Davout era stato distaccato a Vienna, per coprire le spalle della Grand Armée da un possibile attacco degli arciduchi dal Tirolo: anche contando con questi reparti, Napoleone può arrivare al massimo a meno di 80.000 uomini. Inoltre si era molto allontanato dalle sue basi, le vie di rifornimento si erano allungate, mentre la stagione avanzata e le devastazioni compiute dai tre eserciti sul territorio rendevano impossibili o inutili ulteriori requisizioni o saccheggi. L'iniziativa strategica era tornata nelle mani dell'avversario che godeva di una forte superiorità numerica: con i contingenti di rientro dal Tirolo, i francesi rischiavano di restare chiusi in una morsa fatale. La mossa più logica sarebbe stato un ripiegamento su Ulm, ma questo significava ammettere una sconfitta strategica, quando inoltre i territori austriaci e bavaresi, già saccheggiati, non potevano più offrire sostentamento alle truppe.

Napoleone aveva bisogno di una vittoria, ma non di una vittoria qualsiasi, di una vittoria risolutiva!

 

La grande trappola

Pur avendo bisogno di un confronto militare, Napoleone non poteva permettersi una strategia d'attacco; l'inferiorità numerica non gli consentiva una manovra di aggiramento, come quella di Ulm, ma anche un attacco frontale era da escludersi, vista l'incombente minaccia costituita dai reparti dell'Arciduca Carlo, che avanzava alle sue spalle. Napoleone aveva bisogno che il nemico lo attaccasse come e dove pensava lui.

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/53/1911_Britannica_-_Austerlitz.pngArchitetta così una vera e propria trappola: Austerlitz, oggi cittadina della Repubblica Ceca, si chiama Slavkov, si trova al centro di un altipiano da cui partivano due direttrici stradali, una verso Brunn, a nord, l'altra a sud conduceva a Vienna; proprio su questa strada Napoleone voleva attirare il nemico. La sua prima mossa consiste nel far avanzare un contingente nutrito, ma molto inferiore alle forze nemiche, fino a far occupare da Soult l'altipiano di Pratzen, su cui si trovava la stessa cittadina di Austerlitz, una posizione strategicamente importante, quasi si volesse provocare il nemico; poi il 27 gli imperatori russo e austriaco offrono una tregua, che Napoleone si affretta ad accettare, anche se si rende ben conto che il nemico vuole solo guadagnare tempo per attendere l'arrivo dell'Arciduca Carlo. Napoleone accetta un rischio calcolato, per dare agli alleati la sensazione della propria debolezza; chiede anche un incontro diretto con lo Zar, che non gli viene concesso, ma i russi inviano al campo francese un giovane aiutante dello zar, una testa calda, il conte Dolgorukij; repressa la rabbia, Napoleone riceve con la massima cortesia il borioso emissario, mostrandosi incerto, titubante di fronte alle arroganti dissertazioni politiche del suo giovane interlocutore: contemporaneamente, dà ordine a Soult e Murat di ritirarsi con il massimo disordine apparente dalle favorevoli posizioni occupate.

La somma di queste mosse non può che convincere gli alleati della debolezza dei francesi: l'austriaco Weirother viene incaricato di stendere un piano strategico che preveda la distruzione dell'esercito nemico.

Prima di abbandonare le posizioni avanzate sull'altipiano, Napoleone aveva compiuto una accurata ricognizione di quello che aveva deciso dovesse essere il futuro campo di battaglia: aveva notato sulla sinistra un modesto rilievo, la collina di Santon, che aveva dato ordine di trincerare, scavandone la base per aumentare la ripidità del fronte: questa altura doveva proteggere la direttrice verso Brunn, dove si trovava lo stato maggiore francese. Il fianco destro era stato lasciato volutamente debole ed esposto, ma Napoleone aveva richiamato di gran fretta da Vienna Davout e Bernadotte per rinforzare all'ultimo istante le difese ai due estremi: il grosso delle forze francesi, agli ordini di Soult e Vandamme, vengono schierate al centro, nascoste agli occhi del nemico dall'altura di Zurlan.

Nel frattempo, nel campo alleato, si respirava una strana atmosfera, oscillante tra l’euforia e la negligenza, quasi si desse per scontato l’esito dello scontro; nessuna ricognizione viene condotta, nessuna ipotesi differente, in merito ai piani francesi, viene seriamente presa in considerazione. Il primo dicembre si tiene il consiglio di guerra decisivo, dove vengono esaminate le diverse opzioni per la battaglia imminente.

Le alternative vengono esposte ad una riunione di ufficiali distratti o esaltati e impreparati: l'Imperatore austriaco, invecchiato e screditato dalla serie di sconfitte subite, raccomandava invano la prudenza. Le forze austriache sul campo, poi, erano molto inferiori a quelle dei russi, cui spettava perciò l'ultima parola: il comandante più esperto, Kutusov, sonnecchia, si estranea dalla discussione, sa di essere stato messo da parte:

il giovane zar Alessandro I (nell’immagine) è incline a dar ascolto più ai suoi giovani, focosi aiutanti, che al vecchio saggio comandante.

Non nutrivano dubbi, i giovani ufficiali, in merito alla manifesta debolezza francese: perché Napoleone avrebbe dovuto sgomberare posizioni strategicamente vantaggiose se non si fosse trovato in difficoltà? Perché accettare un armistizio, con il pericolo incombente dell'arrivo di Carlo, se non per preparare la ritirata? Occorreva quindi impedire il disimpegno dei francesi, chiudere la partita.

Così tutta l'attenzione viene riservata al capo di stato maggiore austriaco generale Weirother, che presenta un piano strategico, in aperto contrasto con il suo Imperatore: sostanzialmente Weirother prevede un attacco in forze sulla destra dello schieramento francese, con l'obiettivo di occupare la strada per Vienna, tagliando così la ritirata al nemico. Una manovra secondaria era prevista in direzione di Brunn per sbilanciare ulteriormente l'esercito francese, ma il grosso delle forze alleate, ben 59.000 uomini avrebbe dovuto attraversare il Goldbach tra i villaggi di Telnitz e Sokolnitz, occupando la strada verso Vienna: una volta effettuato lo sfondamento, la cavalleria avrebbe dovuto attraversare le linee alleate per compiere una conversione verso ovest, bloccando la possibile ritirata francese da Brunn a Vienna. La Guardia Imperiale, agli ordini dell'Arciduca Costantino, fungeva da riserva, dietro alla retroguardia delle colonne in marcia verso sud, unica forza rimasta a presidiare il centro.

Nessuno in quell'assemblea distratta ed assonnata si preoccupa di esaminare i dettagli, di valutare le alternative, di pensare con la testa dell'avversario: Weirother prospettava una vittoria a portata di mano e questo piaceva al giovane zar; così il piano Weirother viene approvato senza obiezioni.

L'esca, preparata da Napoleone era stata inghiottita, l'amo era ben piantato in gola alla preda.

 

(Continua)

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Inserito il:25/03/2018 18:25:21
Ultimo aggiornamento:25/03/2018 19:28:15
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