Aggiornato al 08/08/2022

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

Elizabeth Shoumatoff (Russia, 1888 - New York, 1980) - FDR’s Unfinished Portrait (April 1945)

 

Guardando nel Futuro

di Romeo Gazzaniga

 

E’ il titolo di un libro edito da Bompiani nel giugno del 1933.

L'ho casualmente trovato in una bancarella di libri usati nel chiostro della Basilica di San Lanfranco di Pavia ai tempi del pieno lockdown covidiano.

Libro dalle pagine ingiallite dal tempo, ispessite dall’umidità e costatomi ben 3 €.

Piacevole sorpresa sia nel titolo (risuona familiare) e nel suo insospettato autore, e che autore !.

Circa 90 anni fa decise di metter per iscritto i propri pensieri, le proprie considerazioni che negli anni a venire non hanno avuto la diffusione che i sorprendenti contenuti avrebbero meritato e che intendo ora divulgare.

Titolo del libro: “Guardando nel Futuro”.  Nel Futuro, così come ancora oggi lo guarda e ipotizza il nostro Gruppo.

Ovviamente propongo l’autore come nostro socio onorario d’antan.

Ma chi è questo autore e che mestiere faceva: l’Autore è Franklin Delano Roosevelt, ha scritto il libro nel 1933 quando iniziò il suo ultimo mestiere: quello di 32° Presidente degli Stati Uniti d’America, rieletto per tre volte, e come tale vi morì nel 1945.

Cosa sappiamo di massima di questo Presidente della Nazione simbolo del Capitalismo nel mondo?

Al di là del generale consenso sul suo New Deal, quale antidoto di successo alla crisi del 1929, e della sua capacità e ferma determinazione nella conduzione degli eventi bellici dopo l’entrata nella 2° Guerra Mondiale, la storiografia non entra nei dettagli e addirittura più che sorvolare silenzia questo libro di F.D.Roosevelt.

I contenuti del libro infatti stridono con quelli del più puro Capitalismo planetario secondo cui gli USA ne sono la Nazione portabandiera e il suo Presidente dovrebbe esserne l’intransigente custode e acritico paladino.

In realtà Roosevelt non incarnava questa specifica figura, pur collocandovisi come censo e soprattutto come onesto cultore del pensiero liberale, bensì quella di un pragmatico “problem solver” degli interessi generali del popolo americano di cui il capitalismo Usa avrebbe dovuto tener conto ripudiando il famoso slogan del romano marchesato Del Grillo che nei comportamenti aveva fatto pur inconsciamente proprio.

Fu anche un convinto e intransigente anticolonialista. Ne sa qualcosa W.Churchill, Primo Ministro Britannico inondato dalle concioni di Roosevelt che lo invitava a disfarsi delle colonie.

Si pensi che questi perentori inviti si ripetevano, senza dimenticanze, al termine dei vari incontri strategici con Churchill (aiuti USA all’Inghilterra in guerra contro la Germania nazista quando gli USA non erano ancora stati coinvolti nel conflitto) compresi quelli su navi sballonzolate in pieno Oceano Atlantico.

Il libro, 288 pagine, si compone di 16 capitoli che scansionano tutti gli argomenti di interesse nazionale. Mi limito a richiamare i contenuti che evidenziano il poco conosciuto profilo “liberal sociale” dell’autore.

 

La copertina.

L’indice.

F.D.Roosevelt (1882-1945), 32o Presidente U.S.A. “GUARDANDO nel FUTURO” - Bompiani 1933

 

Cap. I - Rivalutazione dei Valori

pg. 27... (nell’iniziativa privata, nucleo fondante della nostra economia, possono annidarsi modi gestionali non consoni agli interessi generali)

Noi non vogliamo la partecipazione del governo negli affari. Ma dobbiamo tener presenti gli insegnamenti del passato. Perché, sebbene fosse stato sempre in vigore il dogma della dottrina americana che vieta al governo di entrare in concorrenza con l’iniziativa privata, tuttavia la tradizione ci dice che gli uomini d’affari non esitarono mai ad invocare a gran voce dal governo ogni sorta d’assistenza in favore di iniziative private: dazi a protezione delle proprie produzioni, finanziamenti pubblici e facilitazioni in genere.

pg. 29... (denuncia del pericolo per la società americana costituito dalle grandi concentrazioni economico finanziarie: i Trust. Decisamente profetico.)

Uomini lungimiranti videro con apprensione il pericolo che l'incremento del sistema dei trusts (imponenti concentrazioni di potere economico tali da creare colossi monopolistici capaci di annientare qualsiasi concorrenza) potesse mettere in pericolo la libertà di ciascuno di guadagnarsi il proprio sostentamento.

Teodoro Roosevelt bollo’ i Trust addirittura come “malfattori muniti di cospicue sostanze”. Woodrow Wilson vide nel sistema economico strettamente centralizzato dei Trust un despota irresponsabile la cui ingordigia poteva, se non combattuta, ridurre le masse all’indigenza ed alla miseria.

pg. 32 (esame di alcune fra le più importanti cause che hanno portato alla crisi del 1929)

Si è costruito di gran lunga oltre il bisogno, ed oltre anche la potenzialità del nostro incremento normale, naturale. Durante detto periodo, le fredde cifre statistiche dimostrano che fu piccola o nulla la caduta dei prezzi di consumo sebbene sia stata assai notevole invece quella dei costi di produzione; fu dunque enorme il profitto realizzato dei consorzi, e ben poco di esso andò devoluto alla riduzione dei prezzi. Il consumatore fu totalmente ignorato. Ben poco, d'altra parte, fu devoluto all'aumento dei salari. L'operaio fu totalmente ignorato. E ben poco, non certo in misura proporzionale agli utili, fu devoluto in dividendi. L'azionista fu totalmente ignorato. E incidentalmente possiamo aggiungere che ben poco fu assorbito dalle tasse imposte dei benigni governi di quei giorni.

pg. 34 (conseguenze della crisi su immigrazione e occupazione)

Non esiste più la valvola di sicurezza della prateria occidentale per i disoccupati; non possiamo più invitare immigranti dall'Europa a spartire con noi le nostre inestinguibili risorse; è già molto se riusciamo a provvedere i mezzi di sussistenza al popolo americano. L'aumento continuo delle nostre tariffe doganali è risultato, in definitiva, dannoso a noi medesimi; fino al punto da chiuderci la frontiera canadese al Nord, i mercati europei ad oriente, molti dei mercati dell'America Latina a sud, una larga porzione dei mercati del Pacifico a ponente, in seguito alle tariffe adottate dagli altri per rappresaglia contro di noi.

Ha inoltre costretto parecchie grandi organizzazioni industriali del nostro paese, le quali esportavano nei paesi suddetti l'eccedenza della loro produzione, ad impiantare fabbriche direttamente in quei paesi stessi entro i muri tariffari: il che significò contrazione di attività nei loro impianti d'America ed aumento della disoccupazione.

pg. 35 (ritorna dettagliando sui pericoli delle concentrazioni di imprese)

Recentemente fu compiuto uno studio accurato circa il concentramento delle imprese negli Stati Uniti. In base alle indagini espletate risulta che la nostra vita economica e dominata da circa 600 consorzi, i quali controllano i 2/3 dell'industria americana: 10 milioni di piccoli industriali si spartiscono il terzo rimanente. Più sorprendente ancora é l'altra risultanza che si può dedurre dallo studio in parola; e cioè che, se il processo di concentramento procederà al ritmo attuale, tra un centinaio d'anni tutta quanta l'industria americana sarà sotto il controllo di non più di una dozzina di consorzi, e sotto la direzione di non più di 100 uomini. In parole povere, ci avviamo direttamente all'oligarchia economica: se non ci siamo già pervenuti.

E’ manifesto che tutto ciò impone una rivalutazione dei valori. D’ora innanzi la figura tipica dell’audace che si limita alla creazione di nuovi impianti industriali, alla costruzione di nuove reti ferroviarie, all’organizzazione di nuovi consorzi, dev’essere riguardata come suscettibile di rappresentare un pericolo non meno che un vantaggio per la società. E’ passata ormai l’epoca dei grandi promotori, dei titani della finanza, ai quali, pur che costruissero o sviluppassero, eravamo soliti fare le massime concessioni.

Il nostro compito d’ora innanzi non è di scoprire o sfruttare risorse naturali o di produrre di più a tutti i costi, ma è un compito più posato, meno drammatico: si tratta di amministrare risorse e impianti già a disposizione, di riconquistare mercati stranieri per le nostre eccedenze di produzione, di risolvere il problema della scarsità del consumo oppure di equilibrare tra loro consumo e produzione, di distribuire più adeguatamente la ricchezza e i prodotti, di rendere insomma l’organismo economico esistente atto a servire il popolo.

Esattamente come il governo centralizzato rappresentò un tempo un porto di rifugio all’inizio e in seguito una minaccia, così ora, in un sistema economico più chiuso, il prepotere finanziario centralizzato non rappresenta più un elemento a servizio delle aspirazioni nazionali, ma bensì un pericolo.

pg. 38 (sulla necessità di un’equa distribuzione della capacità di domanda per ogni persona onde favorire il buon funzionamento del virtuoso circuito consumi/investimenti)

Ormai sappiamo che gli enti economici in parola non possono sussistere se la prosperità non è uniforme; vale a dire, se il potere d'acquisto non è equamente distribuito tra tutti i gruppi della nazione. Ecco perché anche il più ingordo consorzio si augurerebbe, nel suo stesso interesse, il ripristino degli alti salari e l'intensificazione dell'assistenza ai disoccupati e il ritorno di prospere condizioni per l'agricoltura. Ecco perché talune industrie illuminate si sforzano di limitare la libertà di azione dei singoli gruppi nell’interesse generale. Ecco perché gli uomini d'affari invocano ovunque una forma di organizzazione atta ad assicurare un maggiore equilibrio tra le varie attività.

Il governo deve mettere ciascuno in grado di procacciarsi il fabbisogno tramite il lavoro. Ogni uomo ha diritto a ciò che possiede e a vedersi garantita la sicurezza dei suoi risparmi.

Per conformarci a tali principi, è d’obbligo restringere la libertà d'azione dello speculatore, del promotore, del finanziere, Io credo fermamente che sia necessaria tale restrizione, non già per inceppare ma al contrario per proteggere l'individuo.

Sappiamo che la libertà individuale e la prosperità individuale sono espressioni vuote di senso qualora l'una e l'altra non vengano disciplinate in modo che il pane di Tizio non si converta in veleno per Caio.

Cap. II – La necessità di un piano preventivo per disciplinare le attività economiche.

pg. 46 (sull’importanza di una accurata pianificazione)

Mi auguro che i nostri giovani sapranno osservare l'infelice stato delle cose presenti con maggior chiarezza di vedute di quanto ne abbiano dimostrate i loro maggiori. E certo fin dalla prima visione avutane, essi devono essere rimasti sconcertati dal caos, dalla mancanza assoluta di programmi organici preventivi.

Tale mancanza è manifesta in quasi tutte le industrie e professioni.

Basta guardare per esempio allo stato della carriera dell'insegnamento superiore. Ogni anno le università, i collegi, le scuole normali, promuovono un numero di insegnanti che superi assai quello che le scuole del paese siano in grado di assorbire. Il numero di insegnanti richiesto dalla nazione è relativamente stabile e non subisce mutamenti rilevanti nemmeno in tempo di crisi. E nondimeno abbiamo continuato a moltiplicare corsi per maestri, accettandovi le iscrizioni di uomini e donne senza alcuna considerazione della legge della domanda e dell'offerta. Nel solo Stato di New York, per esempio, sono non meno di 7000 gli insegnanti patentati che non trovano impiego, incapaci di guadagnarsi il sostentamento nella professione da essi scelta perché non si era trovato nessuno per avvertirli tempestivamente della saturazione degli organici.

Parimenti per quanto riguarda la professione della legge.

Il senso comune ci dice che abbiamo troppi avvocati; migliaia di essi stentano a campare e si vedono costretti al lavoro manuale o ad altri impieghi d'emergenza per non restare a carico della pubblica assistenza. Le università, il foro, le Corti stesse, non fecero mai un passo per esporre la realtà della situazione ai giovani che si scrivevano in una qualsiasi delle numerosissime scuole di legge. Anche in questo ramo è dunque manifesta la mancanza di previdenza da parte del governo.

D'altra parte anche la storia della nostra evoluzione industriale è accompagnata da un gigantesco sperpero di attività: sovrapposizioni inutili di mezzi produttivi, costante eliminazione di attrezzamento ancora in istato di efficienza, alto grado di mortalità in imprese industriali e commerciali. Non è ammissibile che la vita economica di una nazione sia lasciata alla mercé di un esiguo numero di uomini che hanno del benessere sociale una visione contraffatta dal miraggio di lauti guadagni realizzabili prestando denaro e lanciando obbligazioni sul mercato: visione che merita la qualifica di egoistica ed opportunistica.

La situazione economica odierna presenta aspetti di ironia tragica. Possediamo in eccedenza materie prime, ed un attrezzamento superiore al bisogno per convertirle in beni utili alla comunità, ed in abbondanza facilità di vendita e mezzi di trasporto per mettere quei beni a disposizione di chiunque li richieda. Ed una cospicua porzione del macchinario e dei servizi giace inerte, mentre milioni di individui robusti di ambo i sessi, piombati nell'indigenza, invocano lavoro invano. Il malanno fondamentale non fu l'insufficienza di capitale, ma fu piuttosto una non equa distribuzione del potere d'acquisto accoppiata ad un esuberante speculazione sulla produzione. Se pur crebbero i salari in molte industrie, nel complesso essi non crebbero proporzionalmente al profitto.

Cap. XIV – Le “Holding companies”

(pg 251)

Ogni volta che il lupo famelico, il competitore senza scrupoli, il promotore temerario, la cui azione è contraria a quella degli altri uomini, si rifiuta di assolvere una missione riconosciuta di utilità pubblica, o minaccia di ricondurre l'industria a uno stato di anarchia, è giusto chiedere al governo di circondare la sua attività di restrizioni.

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I concetti sin qui espressi si ripetono in ulteriori capitoli del libro e pertanto ritengo superfluo il continuare a richiamarli.

 

Riflessioni e considerazioni

Roosevelt denuncia i pericoli per la società che derivano dai mancati limiti nell’esponenziale accumulo delle ricchezze private e soprattutto del libero arbitrio dei privati stessi circa l’uso e scopi da raggiungere con tali sempre più imponenti capitali per il loro potenziale contrasto con gli interessi della comunità umana. Tali concetti sono stabili nel suo pensiero e si irrobustiscono nel tempo. Se qualcuno li considerasse una estemporaneità espressa nel 1933 ecco Roosevelt ribadirli con immutata fermezza al Congresso degli Stati Uniti del 29 aprile 1938:

LIMITI del POTERE PRIVATO

“La prima verità è che la libertà di una democrazia non è salda se il popolo tollera la crescita d’un potere privato al punto che esso diventa più forte dello stesso Stato democratico.

Questo, in essenza, é fascismo: un governo posseduto da un individuo, un gruppo, o qualsiasi altro potere privato capace di controllarlo”.

Roosevelt è l’ultimo Presidente che affronta e media gli interessi, le aspettative e punta all’armonico equilibrio della comunità USA tutta. Si adopera per perseguire tale obiettivo senza privilegiare o parteggiare per particolari settori della comunità. E’ un pragmatico “problem solver” che non sposa ideologie come pure condizionamenti dalla bandiera politica di appartenenza.

Rivisto oggi il suo pensiero sul potere senza limiti esercitato dai privati, che con le proprie immense risorse condizionano le società e le nazioni, è più che profetico. Secondo la rivista Forbes all'inizio del 2020 nel mondo si contavano 2.095 miliardari che detenevano nel complesso una ricchezza parli a 8000 miliardi di dollari.

Per evitare i vari guai economici e politici che stiamo vivendo mi sento di anticipare che sarebbe stato opportuno affidare alla gestione da parte degli Stati e mai ai privati, i seguenti canali: Autostrade, Smaltimento rifiuti, Combustibili fossili e non (gas, petrolio, eolico, voltaico, etc.), industria degli armamenti.

Tale tema, “Condizionamento delle politiche degli Stati da parte dei privati attraverso le proprie immense risorse economiche”, sul quale intenderei elaborare uno specifico articolo, meriterebbe quanto prima un apposito convegno e dibattito su Zoom.

 

 

Inserito il:15/07/2022 12:42:15
Ultimo aggiornamento:15/07/2022 12:55:28
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