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Aggiornato al 14/11/2018

Ernani Silva (Rio de Janeiro, Contemporaneo) - Quartet in Blue II

 

Samba e Bossa Nova

di Graziano Saibene

 

Il Brasile era già entrato nei miei sogni molto prima del nostro concreto reciproco incontro: e i fattori responsabili di questa mia passione virtuale furono il gioco del calcio e la musica, cioè le due attività che, intensamente praticate fin dalla mia adolescenza, avevano assai piacevolmente sottratto ad altre occupazioni, generalmente ritenute più serie e responsabili, molto del mio tempo disponibile.

Sul calcio brasiliano ho già divagato qualche tempo fa; ora ci provo con la musica; che, nel mio caso personale, ne è in un certo senso legata.

Infatti è stato proprio a partire dalle immagini dei Mondiali di Calcio del 1958 dominati dalla Seleção verde-ouro di Garrincha, Didì, Vavà e Pelè, e di tutti gli altri che giocavano (e vincevano) danzando col pallone, con movenze e gestualità evidentemente dettate da una musica definitivamente incorporata, che mi è nato il desiderio di cercare di conoscerla, comprando o facendomi regalare i primi dischi di musica brasiliana.

In quegli anni cominciava a diffondersi anche alle nostre latitudini la Bossa Nova, una – appunto - nuova forma musicale, scaturita dal Samba, rispetto alla quale usava percussioni più leggere, e la chitarra classica con un sistema di “battuta” assai innovativo (inventato e diffuso dal grande João Gilberto), oltre ad arrangiamenti ed armonie chiaramente ispirate sia al jazz californiano che al genere musicale chiamato chorinho, (uno dei progenitori in un certo senso “eruditi” del più popolare samba). Anche i testi ed i temi delle canzoni di bossa nova evidenziano un origine certamente più acculturata.

È stato proprio negli appartamenti della classe medio-alta di Copacabana, e nei ritrovi notturni dello stesso quartiere di Rio, dove si incontravano e si esibivano i musicisti della cidade maravilhosa, che ha preso forma questo nuovo genere musicale, destinato a diventare presto di moda, tanto da diffondersi rapidamente in tutto il mondo, e da contribuire significativamente alla conoscenza della musica brasiliana.

Gli artisti che maggiormente hanno contribuito a dare sostanza e valore alla bossa nova sono stati, oltre al già citato João Gilberto (tutti conoscono le sue indimenticabili eternamente riproposte esecuzioni di Chega de Saudade, Desafinado, o Corcovado), il poeta-ambasciatore Vinicio de Morães, e il musicista Tom Jobim: molte delle canzoni più conosciute anche ai non adetti ci arrivano da loro, o da una loro collaborazione con altri artisti più o meno noti e di successo, come Baden Powell, Gilberto Gil, Toquinho, Jorge Bem, Dorival Caymmi, Martinho da Vila, e soprattutto Chico Buarque de Hollanda, - sul quale, data la sua grandezza, dovrei spendere qualche riga in più (ma cercheró di farlo in altra occasione).

Ovviamente sono stati determinanti anche gli interpreti, che hanno proposto nel corso delle loro frequenti tournée le canzoni simbolo della Bossa Nova: Elis Regina, Roberto Carlos, Caetano Veloso, Gal Costa e Maria Betânia, ma anche le nostre grandissime Mina e Ornella Vanoni, - che le hanno inserite nei loro repertori, nelle riuscitissime versioni italiane di Sergio Bardotti, - e, più recentemente, da Fiorella Mannoia e Laura Pausini, senza dimenticare le perfette versioni pianistiche di quel mostro di bravura che è Stefano Bollani.

Qui mi preme anche sottolineare un altro aspetto della peculiare musica brasiliana. Che si ricollega a quanto già sostenuto a proposito del cosiddetto “sincretismo”, cioè della capacità dimostrata in molti campi dal popolo che si é formato in Brasile nel corso degli ultimi 5 secoli di appropriarsi e incorporare caratteristiche diverse provenienti dalle varie etnie con cui si é via via mischiato, creando nuove sorprendenti forme espressive.

Le quali non sono semplicemente riconducibili a una operazione di naturale contaminazione, ma, a mio avviso, a una vera e propria evoluzione, intesa nel senso “darwiniano” della parola.

Il ritmo del samba é prodotto da strumenti di percussione, simili a quelli usati dalle tribù dell'Angola o del Mozambico, da cui provenivano gran parte degli schiavi importati dai Portoghesi. Inizialmente si utilizzavano soprattutto tamburi di grandi o medie dimensioni, che, in Africa, accompagnavano i canti per lo più religiosi, o i rituali di iniziazione. Con il progressivo inserimento di strumenti diversificati, - a volte persino ispirati da strumenti usati dai colonizzatori o dai nativi - per marcare contro-tempi e accentuazioni sempre piú complesse e sofisticate, nacquero in Brasile nuovi ritmi che, col passare del tempo sfociarono, in nuovi generi musicali. Generi musicali e ritmi diventati tipici delle regioni del Brasile in cui si sono “evoluti”, ma da cui non sempre sono riusciti a diffondersi in giro per il resto del mondo.

Un caso a se, per esempio, è rappresentato dal berimbau, strumento base nell'accompagnamento della danza-lotta detta capoeira, diffusa soprattutto a Bahia, e nei cosddetti quilombos, comunitá di negri fuggiti o emancipati dalla schiavitú. E qui è rimasto confinato.

Molta piú fortuna hanno invece incontrato i ritmi prodotti nelle favelas, che si formavano sulle colline interne alle grandi cittá o alla loro periferia, dove costruivano le loro baracche sia i neri che i piú poveri fra gli immigrati. Influenzati dalla vicinanza di strati di popolazione piú acculturata, e persino spesso istruiti e addestrati a suonare strumenti di origine europea, presero forma nuovi generi musicali particolarmente adatti ad accompagnare le danze della comunitá.

In particolare a Rio de Janeiro trova spazio e occasione di sviluppo il cosiddetto chorinho, che é un genere prettamente strumentale, basato su armonie anche complesse suonate da pianoforte, chitarra, mandolino, flauto traverso, e altri strumenti a fiato, col ritmo per lo piú marcato dal pandeiro (simile al tamburello napoletano) e da altre percussioni, che io considero di tipo “strisciante”, più dolci e leggere. Traspare spesso l'ispirazione dal fado portoghese, come é logico, vista la cultura della classe dominante.

Questi musicisti, però, sono di solito gli stessi che creano e divulgano le marcette che accompagnano i blocchi carnevaleschi di strada o i balli dello stesso periodo, e integrano il gruppo dei compositori dei Samba Enredo che costituiscono la colonna sonora delle sfilate delle Scuole di Samba.

È quindi naturale che dal chorinho cominci a nascere la forma più conosciuta di musica popolare brasiliana, cioè il vero e proprio samba, eseguito da piccoli complessi di percussionisti e musicisti-cantanti, dotati generalmente degli strumenti tipici di questo genere, (pandeiro, caixa, chocalho, surdo, tamtâ, reco-reco, agogò, tamburim, cuica, cavaquinho, banjo, violão).

Camminando per le strade di Rio capita di imbattersi spesso – e non solo durante la lunghissima stagione del Carnevale - in piccoli gruppi di persone che ascoltano e accompagnano questi complessi piú o meno improvvisati di suonatori: eseguono batucada (solo percussioni) o veri e propri samba, e tutti si muovono con le tipiche movenze di questa danza, con differenze marcanti di passi tra maschi e femmine, ma comunque assai difficilmente imitabili per chi non é nato e vissuto in quei paraggi.

I turisti ci provano, ma i risultati sono di solito piuttosto scarsi, anche per quelli che sono buoni ballerini, e magari frequentano corsi di danze latino-americane.

I locali se ne accorgono subito, e scuotono benevolmente la testa: il loro commento è che a noi gringos manca, oltre al samba -no-pè, anche il “gioco di cintura” cioè quella flessibilitá nelle movenze del corpo che “loro” hanno forse ereditato geneticamente dalle loro frequenti mescolanze. Credo che nemmeno Roberto Bolle potrebbe provarci e passare per carioca!

Ma il samba merita di essere apprezzato, non solo come la danza sensuale, delle mulatte, che ha fin troppo imperversato nelle feste di fine d'anno in tutto il mondo. A mio parere esso costituisce una delle espressioni artistiche più caratteristiche e autentiche di un popolo, raggiungendo spesso livelli di eccellenza, quando compreso nella sua sintesi musica-poesia-danza.

Capisco che non è facile: io sono stato privilegiato dalle circostanze, e da situazioni poco ripetibili. Ma vale la pena provarci: il portoghese non è così ostico, almeno per noi “latini”.

In questa sede mi preme comunque passare il messaggio che, se la musica popolare brasiliana (MPB) ha influenzato sensibilmente le produzioni di musica leggera e jazz degli ultimi decenni, ciò è dovuto essenzialmente al fascino che essa esercita sui musicisti degli altri paesi, che spesso decidono di studiarla a fondo, passando anche lunghi periodi di “stage” in Brasile.

Cosa che hanno fatto non solo tutti i nostri artisti sopra citati, ma anche molti provenienti da altri Paesi europei, americani, e perfino dal Giappone, dove attuano complessi di Samba e Bossa Nova di ottimo livello.

A questo punto, per non farvela troppo lunga, scimiotto un po' il Nick Hornby di Alta Fedeltà, e mi permetto di suggerirvi qualche lista di imprescindibili.

Gli LP sono stati quasi tutti digitalizzati e riproposti in CD, e comunque si trovano facilmente in rete. I film pure.

Dischi:

  1. Getz/Gilberto (Verve 1963), com Tom Jobim, Stan Getz, João e Astrud Gilberto. Rigistrato dal vivo al Carnegie Hall;
  2. Collaboration:The Modern Jazz Quartet with Laurindo Almeida (1964) c'é una struggente esecuzione di Samba de uma nota sô di Jobim, che ho avuto il previlegio di ascoltare dal vivo al teatro Sociale di Como, durante la loro tounée in Italia;
  3. Elis & Tom (Verve 1974) com una imperdibile versione di Aguas de Março;
  4. Construção (Philips 1971) Chico Buarque (c'è anche la sua versione brasiliana di “4 Marzo 1943” di Lucio Dalla);
  5. Chico Buarque e Maria Betânia ao vivo (1975) registrato al Canecão di Rio;
  6. La voglia, la pazzia, l'incoscienza, l'allegria (RGE 1976): Ornella Vanoni, Toquinho e Vinicius; le migliori canzoni di Bossa Nova, tradotte da Bardotti e cantate magistralmente dalla migliore Ornella Vanoni di sempre!
  7. Bollani Carioca (UMG 2007) Una antologia della musica brasiliana dal chorinho alla bossa nova, passando per il samba: dalle dita fantastiche di un grandissimo Bollani!

Sui dischi mi fermo qui.

E siccome anche al cinema ho trovato irresistibili motivazioni musicali, eccovi i miei migliori 7:

  1. Aquarela do Brasil, capitolo finale del cartoon di Walt Dinsey “Saludos Amigos” (1942) com un irresistibile duetto tra Paperino, turista a Rio, e Josè Carioca, che gli insegna segreti e ritmi del Samba.
  2. Orfeo Negro (1959) di Marcel Camus, trasposizione del mito di Orfeo e Euridice girato nella panoramica favela Chapeu Mangueira sopra Copacabana, con splendide musiche e canzoni di Louis Bonfà, Tom Jobim e João Gilberto;
  3. Donna Flor e i suoi 2 mariti (1976) di Bruno Barreto, con una incantevole Sonia Braga e musiche di Chico Buarque e Francis Hime; tratto dal romanzo omonimo di Jorge Amado
  4. Gabriela (1983) di Bruno Barreto, con Sonia Braga e Marcello Mastroianni, girato in parte a Paratì (RJ), e splendida colonna sonora di Tom Jobim; anche questo ispirato da Jorge Amado;
  5. Ópera do Malandro (1985), film di Ruy Guerra, tratto dal musical omonimo di Chico Buarque, che è una libera trasposizione dell' “Opera da 3 soldi” di Berthold Brecht e Kurt Weill.
  6. Rio (2011) e
  7. Rio 2 (2014), film d'animazione prodotti e diretti, per gli studi della 20th Century Fox, da Carlos Saldanha, cartoonist brasiliano, creatore di Sqrat, lo sfigatissimo scoiattolo-topo della serie “Era Glaciale”.

L'atteggiamento dei Brasiliani nei confronti della musica contribuisce senz'altro alla grande vitalitá di questa forma artistica: sanno quasi tutti cantare e ballare con sorprendente bravura e competenza, e moltissimi provano anche a suonare qualche strumento, studiandolo con passione.

Per questa ragione Samba e Bossa Nova, (ma lo stesso vale anche per le altre forme di MPB) continuano a essere seguite e prodotte. E quindi possono continuare ad evolversi.

Cosa questa che non succede qui da noi, per lo meno con i generi che ci hanno fatto conoscere come grandi maestri nel mondo della musica: la canzone napoletana e la musica lirica sono ormai confinate nell'archivio delle attivitá artistiche del passato, hanno smesso di rinnovarsi, piacciono a sempre meno gente, sono da considerarsi a tutti gli effetti in via di estinzione.

Il canto e la musica non si insegnano più nelle scuole dell'obbligo, il ballo è roba da 3ª età.

E forse anche noi siamo oramai una razza in via d'estinzione.........

 

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Inserito il:10/07/2018 15:32:19
Ultimo aggiornamento:10/07/2018 15:43:02
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