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Aggiornato al 13/08/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Gustave Courbet (Ornans, France, 1819- La Tour-de-Peilz, Suisse,1877) - Plages de Normandie

 

Seconda guerra mondiale. Le grandi giornate: Sbarco in Normandia (1)

6 Giugno 1944 - “Sie kommen” - La preparazione

di Mauro Lanzi

 

  1. L’alba

 

La mattina del 6 giugno 1944, all’alba, un messaggio, tra sorpresa, timore e quasi sollievo dopo una lunghissima attesa, affollava le linee telefoniche tedesche in Normandia, “Sie kommen”, Arrivano!

Dopo mesi di logorante attesa l’evento che tutti aspettavano si compiva, era iniziata l’operazione “Overlord”.

Eppure, malgrado lo sbarco degli alleati fosse previsto da tempo, anche se non si sapeva dove e quando, gli alti comandi tedeschi furono colti alla sprovvista.

 

 

Chi si fosse trovato al centro di Parigi, il pomeriggio del 4 giugno, avrebbe forse scorto un ufficiale tedesco in abiti borghesi che si aggirava tra i negozi del centro, per acquistare un regalo per la moglie che il giorno successivo avrebbe festeggiato il suo compleanno; niente di strano, non fosse stato per il fatto che l’ufficiale in questione era Erwin Rommel, il comandante in capo della difesa tedesca sulla Manica. Rommel aveva deciso di assentarsi brevemente dal fronte non solo per festeggiare la ricorrenza insieme alla moglie, ma anche per poter incontrare, subito dopo, Hitler, che si trovava allora in Baviera; Rommel sperava di convincerlo a modificare in alcuni punti, da lui giudicati essenziali, le linee guida della strategia di difesa in Normandia: Rommel, aveva deciso la sua partenza in quei giorni, perché si sentiva ragionevolmente tranquillo, il meteo prevedeva brutto tempo sulla Manica, gli alleati non avrebbero attaccato in quelle condizioni. Per una strana coincidenza anche i suoi più diretti collaboratori erano contemporaneamente assenti, chi per riunioni di staff, chi, si dice, per incontri amorosi; fu però l’assenza di Rommel che risultò decisiva, non solo per l’ascendente che sua figura esercitava sulle truppe, ma anche perché Rommel era l’unico che poteva parlare direttamente al Führer ottenendo tempestivamente quanto altri comandanti, più alti in grado, non riuscirono ad ottenere.

 

  1. I mesi precedenti

L’eventualità di uno sbarco in Francia era stata presa in considerazione dagli alti gradi Alleati fin dal giorno dell’entrata in guerra degli Stati Uniti: giova ricordare che gli Stati Uniti entrarono in guerra dopo l’attacco proditorio a Pearl Harbour. Pearl Harbour, però, ebbe come effetto immediato la dichiarazione di guerra al Giappone, mentre, per quanto riguarda il fronte europeo, Roosevelt, che, pure da tempo era convinto della necessità di contenere Hitler, aveva le mani legate per la prevalenza nell’opinione pubblica americana del sentimento isolazionista, alimentato anche dalle forti minoranze etniche di Italia e Germania. Chi lo tolse dall’impaccio furono proprio i due ottusi dittatori, Hitler e Mussolini: furono loro a dichiarare guerra agli Stati Uniti, si disse in ottemperanza all’asse Roma, Berlino, Tokio. Così Roosevelt fu libero di muoversi come riteneva opportuno fin dall’inizio e da subito mise in chiaro le priorità per l’America: “Germany first”!!

L’Inghilterra, stremata dai primi due anni di un durissimo confronto, non poteva che accogliere con sollievo questa impostazione della strategia americana, che dava la priorità al fronte europeo rispetto al Pacifico; fin dall’inizio, però, emersero delle disparità di vedute tra gli Alleati circa il modo di procedere nei confronti dei nazisti: Roosevelt avrebbe voluto un attacco diretto, immediato al cuore della potenza nazista e questo era anche il desiderio di Stalin che aveva sacrificato già due milioni di soldati nel tentativo di arginare l’aggressione tedesca. Gli Inglesi la vedevano diversamente, sia per motivazioni geopolitiche, ambivano a riappropriarsi del predominio in Africa e nel Mediterraneo, sia per ben più concreti motivi militari; in due anni di guerra gli inglesi avevano perso tutti i confronti diretti con l’esercito tedesco ed avevano quindi ben appreso a rispettare l’attitudine al combattimento dei loro avversari, anche in condizioni di inferiorità numerica: vedevano giustamente la Wehrmacht come la più poderosa macchina da guerra mai messa in campo da una nazione moderna. Era opportuno, quindi, per loro, evitare inizialmente uno scontro frontale, cercando viceversa di logorare il nemico su fronti secondari: così un riluttante Roosevelt fu convinto all’operazione “Torch”, l’invasione della Tunisia, che, pur attraverso alterne vicende, pose fine, dopo El Alamein, alla presenza dell’Asse in Africa, e poi all’invasione dell’Italia (operazione ”Husky”). Churchill aveva anche tentato di proporre ulteriori iniziative nei Balcani, l’invasione di Grecia e Jugoslavia, ma gli americani erano stati irremovibili ed a Washington, nel maggio del 1943, era stato deciso lo sbarco in Francia, data prevista 1° maggio 1944.

D’altro canto, il peso specifico degli inglesi nell’alleanza si riduceva di giorno in giorno; la Gran Bretagna aveva dato fondo a tutte le sue risorse, mettendo in campo a inizio’44 2.750.000 uomini, mentre gli Stati Uniti avevano già mobilitato più di cinque milioni di soldati. Era ben vero, comunque, che non sempre i risultati sul campo furono commisurati alle risorse impiegate; la campagna in Italia, con il fallimento dello sbarco ad Anzio ed il sanguinoso assedio al Cassino, costituiva un monito da non trascurare: cosa sarebbe accaduto in Francia, argomentava Churchill, quando le inesperte reclute americane si fossero confrontate con le divisioni d’elite tedesche, le SS-Waffen. Ma gli americani non si lasciarono piegare, anzi due diverse alternative furono studiate per l’invasione del continente, un’invasione da Sud, con sbarco nei dintorni di Marsiglia, nome in codice ”Anvil”, ed un’alternativa sulla Manica, nome in codice “Overlord”: ci fu un momento in cui si ritenne possibile ed opportuno condurre le due operazioni in parallelo, poi, saggiamente, si decise di concentrare le risorse su di un unico obiettivo, le coste della Manica.

Fino da Dicembre 1943 iniziò lo studio preliminare dell’operazione, ma solo dopo la nomina dei comandanti i piani cominciarono a prendere forma: il comando supremo toccava agli americani e per questa posizione Roosevelt designò un generale sconosciuto ai più, Dwight Eisenhower; File source: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:General_Dwight_D._Eisenhower.jpgscelta sorprendente, perché Eisenhower è il primo ed unico esempio nella storia di un comandante in capo privo di ogni esperienza diretta in guerra. Eisenhower non era mai comparso su un campo di battaglia, non aveva mai guidato un’unità in combattimento, non aveva mai sparato neppure un colpo di fucile. Malgrado questo, si rivelò la scelta giusta: era un buon gestore delle risorse, un abile mediatore, un buon politico, tutte doti che sembrerebbero più confacenti ad un Amministratore Delegato che ad un comandante militare, ma che si rivelarono utili nel tenere unita un’alleanza non priva di frizioni e contrasti. Avendo ceduto il comando in capo, gli inglesi rivendicarono i comandi operativi della marina, dell’aviazione e dell’esercito: in particolare al comando delle truppe di terra fu nominato il generale Montgomery, il vincitore di El Alamein, un personaggio sicuramente di grande ingegno e personalità, ma con un carattere spigoloso e con un’eccessiva considerazione di sé. In questa fase la sua presenza fu preziosa, i piani già abbozzati furono capovolti, soprattutto si decise di impegnare più risorse su un fronte più vasto: l’idea iniziale degli americani era uno sbarco nei pressi di Calais, ma si preferì quasi subito il piano Overlord, lo sbarco in Normandia, che disponeva di spiagge più ampie quindi più adeguate ad una operazione anfibia. Gli alti gradi inglesi ed americani erano giustamente preoccupati della resistenza tedesca; Hitler in quel frangente dispiegava 139 divisioni sul fronte russo, 22 in Italia, 59 in Francia, di cui 10 corazzate; l’incertezza sul punto di sbarco degli Alleati, che riuscirono ad occultare fino all’ultimo le loro intenzioni, obbligava i tedeschi a coprire un fronte molto vasto, dal Sud della Francia, alla Normandia fino a Calais: nonostante ciò, gli strateghi alleati stimavano che i tedeschi potessero contrapporre inizialmente 28 divisioni, alle 18 che gli Alleati pensavano di poter sbarcare: l’esito dello scontro era tutt’altro che scontato, anche perché non solo l’esperienza di combattimento, ma pure l’armamento terrestre dei tedeschi era superiore a quello alleato; nel ’44 i tedeschi schieravano nel settore decisivo delle divisioni corazzate i nuovi carri “Tigre” e “Panther”, del peso di 60 tonnellate, contro le 47 tonn. degli “Sherman” americani, molti anche equipaggiati con il famoso pezzo anticarro da “88”: i carri della Wehrmacht erano quindi dotati di una difesa migliore e di un sistema di offesa superiore ai loro avversari.

I successivi sviluppi lasciano pensare ad un esito scontato, ma non fu così; il successo dello sbarco fu in larga parte dovuto a coincidenze, a fatti imponderabili, oltre che agli errori del nemico, ma, soprattutto nei primi momenti, si giunse ad un passo da un clamoroso disastro.

Hitler attendeva lo sbarco con altrettanta impazienza dei suoi avversari: tra il luglio del ‘43 ed il maggio del ‘44 marzo/aprile 1944, sul fronte russo, i tedeschi avevano perso oltre 41 divisioni. Il punta di svolta era stata la battaglia di Stalingrado; dopo la resa di Von Paulus l’offensiva russa, alimentata dai generosi rifornimenti americani, non aveva conosciuto sosta; gli americani fornirono alla Russia oltre 500.000 automezzi, 35000 radio da campo, 350000 telefoni, tutto l’alluminio impiegato negli aeroplani; i soldati russi che entrarono a Berlino marciavano su scarponi americani e consumavano razioni in scatola fornite dagli Stati Uniti: senza gli aiuti americani la controffensiva dell’Armata Rossa non avrebbe potuto aver luogo, ma senza il contributo di sangue dei soldati russi il nazismo non sarebbe stato vinto.

La critica situazione sul fronte orientale era ben nota a Hitler; la sua speranza, quindi, era di annientare l’invasione alleata, per poter poi spostare tutti gli effettivi disponibili a nord, contro l’Armata Rossa; già nel dicembre ’43 aveva confidato ai suoi: “Se attaccano in occidente, quell’attacco deciderà della guerra.

File source: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Bundesarchiv_Bild_101I-298-1758-19,_Frankreich,_Rommel_und_Offiziere_an_Somme-M%C3%BCndung.jpgHitler aveva designato a capo della difesa del fronte francese forse il suo uomo migliore, Erwin Rommel, accantonato dopo El Alamein per contrasti sulla conduzione del conflitto; Rommel insisteva per reimbarcare l’Afrika Korps, allo scopo di rinforzare le difese in Italia; si era anche esposto fino al punto di garantire la tenuta del fronte sud, se avesse potuto disporre dei veterani, italiani e tedeschi della campagna d’Africa; il capo non volle ascoltarlo e lo rimosse dal comando.

C:\Users\Mauro Lanzi\AppData\Local\Microsoft\Windows\INetCache\Content.MSO\E53455FF.tmpNel suo nuovo incarico, Rommel si era prodigato fin dall’inizio del ‘44 per creare lungo le spiagge della Manica un sistema di difesa costiera per quanto possibile invalicabile, il cosiddetto “Vallo Atlantico”; nel pur breve tempo a disposizione, aveva disseminato la costa di bunker in cemento armato, di campi minati, di reticolati, di ostacoli passivi anticarro (i famosi “asparagi” di Rommel).

Malgrado gli sforzi profusi, Rommel non era soddisfatto, era conscio della criticità della situazione; soprattutto, da buon stratega, conosceva le due regole base che governano in queste situazioni:

  1. Una linea di difesa rigida tiene, finché sono disponibili forze mobili di copertura in profondità.
  2. Il successo o l’insuccesso di un’operazione di sbarco si decide nelle prime 24 o, al massimo, 48 ore; poi è troppo tardi.

Per entrambi questi motivi Rommel avrebbe voluto avere le divisioni corazzate a ridosso delle spiagge ed ai suoi ordini; ma su questo punto emersero fin dal principio contrasti insanabili nel comando tedesco. Rommel riteneva che l’attacco alleato avrebbe avuto luogo in Normandia e voleva, logicamente, le forze corazzate disposte in questa regione; il suo diretto superiore, Von Rundsted, comandante del settore sud occidentale, riteneva invece che gli Alleati avrebbero attaccato Calais e quindi si devesse coprire quest’altra regione; poi c’era Hitler, che propendeva per la tesi di Rommel, ma nella sua paranoia non si fidava di nessuno, in particolare dei suoi generali; decise quindi che il grosso delle forze corazzate, comprese le magnifiche divisioni SSWaffen, come la Grossdeutchland, la Hitler Jugend, la Panzer Lehr, fossero concentrate attorno a Parigi, ai suoi diretti ordini.

Il successivo svolgersi degli eventi dimostrerà quanta Rommel avesse visto giusto, anche perché se c’era un settore in cui gli Alleati godevano di una superiorità incontrastata erano i cieli di Francia e Germania. All’inizio del ’44, gli americani avevano portato in Europa un caccia di nuova concezione, il Mustang, infinitamente superiore ai Messerschmidt tedeschi, come velocità di punta, manovrabilità, armamento; impiegato per accompagnare le missioni dei bombardieri sugli obiettivi in Germania, questo caccia aveva rapidamente fatto piazza pulita dell’aviazione nemica, che non era quasi più in grado di levarsi in volo; non solo le fabbriche tedesche non erano più capaci di produrre aerei in quantità sufficiente a colmare i vuoti, ma era praticamente impossibile rimpiazzare gli equipaggi esperti andati perduti.

Gli americani avevano vinto una parte non secondaria della battaglia ancora prima di iniziarla. Rommel era acutamente conscio di questa superiorità e temeva giustamente le perdite ed i ritardi che i mezzi corazzati avrebbero subito durante il trasferimento per effetto degli attacchi aerei; di questo voleva parlare con Hitler, quando l’iniziativa alleata lo colse di sorpresa.

Gli Alleati furono molto abili nel coprire le loro mosse, sia per quanto riguardava la tempistica, che per quanto riguardava gli obiettivi. Un’atmosfera di incertezza avvolgeva i loro piani: un corpo di spedizione fasullo era stato creato in Scozia (operazione “Fortitude”) per simulare un attacco a Calais; una controfigura di Montgomery era stata impiegata per simulare ispezioni alla stessa. L’opera di disinformazione fu eccellente, merito soprattutto dei servizi inglesi, facilitati anche dal fatto che i tedeschi non erano più in grado di svolgere alcun tipo di ricognizione.

A fine maggio la fase di concentrazione delle forze alleate e di addestramento per lo sbarco era completata, gli uomini erano ammassati nel ventre delle navi, non restava che fissare la data dello sbarco: le previsioni meteo non erano favorevoli, sarebbe stato utile rinviare l’attacco di giorni o settimane, ma alla fine gli alti comandi alleati decisero di giocare il fattore sorpresa ed attaccare quando il nemico meno se lo aspettava; l’azzardo alla fine pagò, l’uomo chiave della difesa tedesca, Rommel, era assente al momento dello sbarco.

I comandi alleati cercarono anche di coordinarsi con la resistenza francese; un messaggio in codice fu inviato via radio, due versi di Paul Verlain:

“Le sanglots longs des violons de l’autumn” annunciava l’imminenza dell’invasione.

Blessent mon coeur d’une languer monotone” l’operazione era in atto.

Il messaggio fu logicamente intercettato dai tedeschi che non vi diedero peso; Von Rundstedt commentò sarcastico: “Figuratevi se Eisenhower ci fa il piacere di avvisarci!!”.

(Continua)

 

Inserito il:14/04/2020 11:24:34
Ultimo aggiornamento:20/04/2020 18:16:34
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