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Aggiornato al 22/10/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Jillian Tamaki (Ottawa, Canada, 1980 – Illustrator) - Ritratto di Ken Follet

 

Il piacere della lettura

di Annalisa Rabagliati

 

Leggere 652 pagine di un romanzo sul telefonino non è una passeggiata ed è stato con ostinata volontà che ho tenuto fede alla risoluzione di farlo solo di sera, per non tralasciare altre incombenze. Capirete il perché di questa ostinazione se avrete la stessa mia pazienza nel seguirmi: sarà forse una recensione un po’ lunga. Il libro di cui parlo è “Fu sera e fu mattina”, di Ken Follet, del quale ho già letto e amato parecchi romanzi. L’ho preso a prestito in versione digitale scaricandolo sullo smartphone, perché il mio tablet è obsoleto e non è compatibile con l’applicazione ultramoderna della biblioteca online.

Ambientato nell’Inghilterra dell’Alto Medio Evo, tra i 70 e 60 anni prima dell’arrivo di Guglielmo il Conquistatore, il romanzo ha per protagonisti un artigiano da un lato e una nobildonna da un altro. Alla fine della lettura si comprende che è l’antefatto (oggi si dice il prequel) de “I pilastri della terra”, perché questo romanzo, scritto parecchi anni fa, era ambientato in una cittadina che nascerà dal villaggio di quattro case dove si svolge la storia di “Fu sera e fu mattina”.                                

Se avete letto su Tuttolibri la critica di Alessandro Barbero, ricorderete che, accanto ai pregi, aveva trovato in “Fu sera e fu mattina” alcuni difetti. Concordo pienamente col professore: in particolare ho notato anch’io alcuni refusi e qualche traduzione impropria, di cui l’Autore non ha, ovviamente, colpa; ma anche l’ossessione di assegnare ad ogni personaggio, pur minore, nome e diminutivo; l’evidente desiderio di comunicare nozioni sulle più disparate tecniche in uso nel Medio Evo, apprese  documentandosi, e un linguaggio troppo moderno per l’epoca.

Fin qui i difetti, ma, passando ai pregi, il principale è che Follet è un affabulatore, dalla capacità di inventare intrecci sconfinata, maestro dei colpi di scena che si susseguono e invogliano senza annoiare a continuare a leggere, anzi, a non fermarsi, per sapere che cosa accadrà ancora. (Questo il motivo per cui ho pianificato i tempi di lettura). Non si spiega altrimenti perché un lettore smaliziato, che già all’inizio ha subodorato quale potrebbe essere l’epilogo, continui a seguire il dipanarsi della storia, diventando partigiano dei protagonisti, immedesimandosi nei loro problemi, rattristandosi a volte fino alle lacrime, condividendo le loro gioie, aspettando con ansia il lieto fine di cui è certo.

Ci sono dei nei, naturalmente. Uno potrebbe essere il modo di scrivere semplice, ma siamo sicuri che questo non sia un pregio?  Gli scrittori angloamericani badano alla sostanza, più che alla forma. Un altro neo può essere il manicheismo con cui sono dipinti i personaggi: come già ne “I pilastri della terra” e “Mondo senza fine” i cattivi sono tali al massimo grado, mentre ai buoni si riesce a perdonare tutto. Vi sono scene di violenza, ma penso che rispecchino fedelmente quel che accadeva a quei tempi, compresa l’intollerabile ingiustizia verso i poveri e il malcostume ampiamente diffuso tra gli uomini di Chiesa.

Pagine frequenti di sesso e, come ho detto, di violenza, portano a volte il lettore a pensare di star leggendo un feuilleton, ma non gli importa, perché l’unico suo scopo è arrivare al momento in cui, come da tradizione, (un esempio è Dickens), si oltrepasserà il culmine delle disgrazie e si giungerà in gran fretta all’agognato Happy end.

Insomma questo è il piacere che si trova nella lettura: calarsi in un romanzo che prende e distoglie da altre preoccupazioni, obbligando a pensare ai personaggi della storia anche mentre si fa tutt’altro. Ma forse a me capita perché un bravo romanziere sa risvegliare l’adolescente che sono stata …   

Mi sono interrogata però sul titolo e, anche se so che può essere una citazione dalla Bibbia, ripetuta parecchie volte nella Genesi, ho pensato che potrebbe anche significare che, sempre, dapprima c’è una lunga sera, una notte buia che pare non finire mai, con tutti i suoi mali e le sue paure, ma poi arriva un mattino luminoso e tutto ricomincerà e andrà per il meglio. Quale messaggio più ottimista e più adatto ai momenti che stiamo vivendo?

 

Inserito il:16/09/2021 11:24:55
Ultimo aggiornamento:16/09/2021 11:36:56
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