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Aggiornato al 22/09/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Ritratto di Confucio effettuato nel periodo della dinastia Yuan (1279-1368)

 

Tianxia, filosofia e potente leva per il nazionalismo cinese

di Vincenzo Rampolla

 

I fautori del confucianesimo politico vedono in Tianxia il domani di un governo mondiale che superi gli egoismi nazionali, vera pestilenza del pianeta. Per il nazionalismo cinese il concetto di Tianxia è una potente leva di precetti della tradizione caduti nell’oblio e rispolverati da intellettuali cinesi. Il fine è dimostrare continuità tra tradizione e presente, senza rinnegare il carattere autoritario dell'attuale regime; emerge la dialettica tra il desiderio di riforma politica e la tenace difesa del ruolo del Partito-Stato, tra la volontà/bisogno di integrare pesantemente la Cina nel mondo e i tentativi di rafforzarne l'identità di fronte alla globalizzazione. Chiarissimo. Ping pong sottile, raffinato e feroce, eretto su base millenaria.

 

Studia il passato, se vuoi prevedere il futuro (Confucio)

 

Il legame tra confucianesimo, modernizzazione e democrazia non è novità in Cina. Dall'inizio del ‘900, prima della rivoluzione comunista, alcuni studiosi tentarono di salvare la memoria confuciana rivedendola con la lente della democrazia liberale. Dopo il 1949, esiliati a Taiwan, hanno ripreso l’opera con rinnovata finalità: optare per un profilo estremo, rinnegando il Confucio democratico. Più un pensatore appare radicale, più è alla moda, come Jiang Qing, che ha lanciato l’idea di insediare in Senato seguaci di dottrina confuciana o chi invoca addirittura il confucianesimo come religione di Stato.

Che parte ha la Cina nell'arena internazionale? Da anni la parola chiave è Tianxia, per citare una nuova istituzione mondiale: Tutto sotto il Cielo. Ardua una chiara definizione. Tianxia, carica di storia e seminata da Confucio (551- 479 a.C.), è il Mondo terrestre, ma non fisico, la visione dell'Universo, l’area divinamente conferita all'Imperatore da chiari principi gerarchici universali: il centro assegnato alla corte imperiale, esteso all'esterno ai funzionari maggiori e minori e poi ai cittadini comuni, infine alla frangia plebea dei ‘barbari’. Tianxia introduce un potere ideale, globale e eterno. Mencio (380-289 a.C.), grande studioso che continuò e sviluppò l'opera di Confucio, sottolinea che solo un'autorità politica che segue la Via e il cuore del popolo, sarà legittimata e degna di governare gli affari del mondo.

Durante la dinastia Han (206 a.C.- 220 d.C.), l'equivalenza Tianxia - Nazione Cinese evolve con la pratica di conferire terre e autonomia agli aristocratici, per evitare spese militari per la loro sottomissione. Malgrado l’autonomia di molte aree, la pratica attecchì e diffuse lingua e cultura cinese in un’area di 6 milioni km², a quel tempo il più vasto Impero da governare.

Al tempo della dinastia Song (960-1279), l’Imperatore minacciato d’invasione dagli Stati nordici e cosciente dei rischi di una guerra per il Paese e il popolo, per dipanare le tensioni i governanti hanno messo a punto false relazioni di parentela con i capi di uno degli Stati. Finale agro-dolce.

Nel ‘600, alla caduta della dinastia Ming (1368-1644), anche chi ha perso il proprio Paese può e deve difendere Tianxia, è responsabilità di tutti. E la parola assume il valore di mondo civilizzato. La pacificazione di Tianxia è sempre stato il significato ultimo del diktat politico del confucianesimo: trasformare il mondo in uno spazio unificato, in conformità con l'ideale dell'umanità civilizzata. In questo senso, Tianxia può dare vita a un'etica universalista che compromette la legittimità dello Stato in conflitto con il nazionalismo. Alcuni studiosi cinesi guidati da Sheng Hong affermano che, con la modernizzazione, la Cina si è trasformata da civiltà in uno Stato-Nazione di stile occidentale. Adulato come l’incarnazione dell'idea cinese di globalizzazione, Sheng ha dato vita al Tianxiaismo, nuova corrente di pensiero con cui la Cina supererà la civiltà occidentale e aprirà la strada alla pace universale.

 

Il momento migliore per piantare un albero è vent’anni fa. Il secondo momento migliore è adesso (Confucio)

 

Sheng, noto per le sue ricerche in linea con la teoria della scelta razionale, definisce la civiltà come una modalità di soluzione dei conflitti in cui gli attori sono guidati dal calcolo dei costi e dei benefici e dove lo scopo del gioco è riconoscere che la cooperazione è più razionale della rivalità. Per il Paese è tempo di affrontare un dilemma: saprà convincere altri popoli a adottare la stessa strategia e tutti ne trarranno vantaggio, oppure fallirà e i suoi avversari sceglieranno la cieca ricerca degli interessi nazionali? La visione di Sheng è paradossale: lo spirito Tianxia è antitetico a tutti i nazionalismi, fatta eccezione per il nazionalismo cinese, puramente difensivo e non interessato a conquistare il mondo. Commedia o falsità? La Cina è dunque chiamata a creare un nuovo ordine mondiale nello spirito Tianxia, ​​e lo farà quando il suo nazionalismo glielo permetterà, avendo conquistato un’adeguata potenza. Nonostante le critiche, Sheng promuove il Tianxiaismo come via per la pace universale nei diecimila Stati. Significatico il titolo del suo libro del 1999, Opening the Path to Peace for Ten Thousand Generations, in cui distingue tra cultura occidentale nazionalista e cultura cinese, filo Tianxia e pacifica. Nel 2006, all'epoca della crisi nucleare iraniana, Sheng attacca la legittimità delle sanzioni Usa contro l'Iran. Per lui, la corsa agli armamenti nucleari ha profonde radici nel darwinismo sociale (dottrina nazionalsocialista… Condanna ogni tipo di intervento pubblico volto a aiutare in maniera cieca tutti i bisognosi, incoraggiando il moltiplicarsi degli individui inferiori. - H.Spencer) e nel sistema degli Stati-Nazione. È tempo di delegittimare le 5 grandi potenze del possesso di armamenti nucleari e introdurre il principio del Tianxiaismo nell'ordine mondiale. E nasce un secondo grottesco paradosso: per la Cina il nazionalismo e il darwinismo sociale sono modalità per realizzare l'ideale del Tianxiaismo.

Ed è l’ora di un altro pensatore, Zhao Tingyang. Afferma che non c’è ancora una teoria del mondo, ci sono teorie al massimo di affari internazionali, ma nessuna categoria del mondo, unita e irriducibile. Questa incapacità di pensare il mondo nella sua unitarietà, intesa con unificazione, porta a non ammettere l'interesse comune al di là dello Stato-Nazione e vede il mondo come uno spazio senza sovranità, dove vagano solo risorse da sfruttare. L'attuale globalizzazione - dice Zhao - ci tiene in stallo, verso l'intensificazione e la brutalizzazione della concorrenza tra Stati nazionali. Non emerge una società globale, ma un nuovo Impero, incarnato per il momento dagli Usa. In pratica Zhao propone di virare su Tianxia e invita ad andare oltre lo Stato-Nazione. In questa governance senza esclusioni offerta dalla nozione cinese di Impero, non ci sono differenze gerarchiche tra Stati e Nazioni: Tutti quelli sotto il cielo sono nello stesso ordine, il potere / responsabilità è distribuito secondo il mandato celeste e il cuore del popolo. Il vero obbligo dell'Impero è mettere in ordine il mondo, non dominarlo: ogni Paese deve cercare di fare dei suoi nemici i suoi amici. Per incoraggiarli in questa direzione basta dare l'esempio.

L'autorità assoluta dell'imperatore e l'estensione della Tianxia con l’annessione di Stati vassalli decade a fine ‘700 nelle relazioni con la Gran Bretagna. Certa di trattare con la Cina come con le altre nazioni europee, la proposta dell’ambasciatore inglese di ridurre i freni al commercio scatena il rifiuto dell’Imperatore: La Cina è la Nazione più importante e divina sulla Terra e non ha alcun interesse per le merci straniere, si sente dire, ma dopo la resa alla 2ª guerra dell'oppio, la Cina deve inchinarsi a Londra come a una Nazione sovrana, una sua pari, costretta a rinunciare a trattare con altre Nazioni nell’ottica Tianxia e a aprire un Ufficio Affari Esteri. Un nuovo duro colpo all’idea di Tianxia è assestato dalla sconfitta cinese nella 1ª guerra con Tokio, quando i giapponesi revocano per sempre alla Cina il protettorato sulla Corea. A inizio ‘900 l'ambasciatore cinese in Gran Bretagna riconduce Tianxia alla visione tradizionale del mondo, riportandola al rapporto cinese-straniero.

Chen Yun è il terzo pensatore del confucianesimo politico che sale alla ribalta. Parte dall'idea di una trasformazione della Cina da civiltà a Stato-Nazione, pregna di eredità confuciana. Per Chen, i 3 principi del popolo, Governo del popolo, dal popolo, per il popolo elevati a rango di ideologia della rivoluzione repubblicana nel 1911 e assurti a ideale sociale imposto dal PCPC (Partito Comunista Popolare Cinese) alla nascita nel 1949, sono ispirati da Confucio: reinterpretazione dell'idea di primato del popolo (minben) e nuovo discorso utopico di integrazione universale (datong). Chen sostiene che il discorso comunista sia un insieme di espressioni derivanti dalla tradizione confuciana: la legge storica ​​è solo una traduzione moderna del mandato celeste, le masse popolari ne sono il fondamento e la legittimità politica è un nuovo nome per Tianxia. Il figlio del popolo, nomina onoraria per i governanti, è una versione secolarizzata del figlio del Cielo, inutile nasconderlo. E Chen afferma che il pensiero di Tianxia sul confucianesimo non è mai stato rimosso del tutto dalla vita politica e in silenzio, ma con costanza, interviene nella modernizzazione della Cina. Egli vede in Mao Tse-Tung la volontà di lottare contro ogni burocratizzazione e istituzionalizzazione. Così, la Rivoluzione Culturale (1966-1976) è stata una distruzione creativa che ha permesso al popolo di diventare il vero soggetto della modernizzazione cinese. Le campagne lanciate da Mao ancora oggi esercitano la loro influenza, in linea con la cultura confuciana che cambia le menti delle persone dall'interno attraverso molteplici attività collettive e non impone norme istituzionali esterne alla comunità. Chen propone di reintrodurre la dimensione morale e spirituale nella cultura cinese e formare i junzi, i buoni confuciani, piuttosto che i normali cittadini, in modo che la logica dello Stato-Nazione intacchi meno l'esistenza individuale.

 

Chi desidera assicurare il bene di altri, si è già assicurato il proprio (Confucio)


Nonostante le loro aspre e sottili critiche al Sistema nazionale-Stato internazionale e al nazionalismo, l’umore nazionalista dei tre pensatori è radicato. La filosofia politica e le Scienze Sociali insegnate nella Cina contemporanea sono in verità importate dall'Occidente e dominate da concetti, teorie e metodologie occidentali. Un ritorno all'antico lessico cinese e una critica all'eurocentrismo diventano due strategie chiave, svolazzo utile purchè integrato con un'analisi del loro rapporto con il potere. Che significa? Con la sconfitta del movimento democratico del 1989, censurato ma al contempo beneficiario dei frutti della crescita, gli intellettuali cinesi non sono più uniti nella richiesta di democratizzazione. Si sono disseminati in vari campi, alcuni finiti in una alleanza oggettiva con il regime, simulando l’ingenua credenza che gli interessi cinesi dipendano dal potere della Nazione e dalla sua stabilità, convinti che il percorso intrapreso dalla Cina in definitiva non sia poi da buttare. In questo senso, millantata come innovazione istituzionale e modernità dell'Asia orientale, con i termini della nuova sinistra cinese per giustificare la visione di uno stato forte che sfida gli standard occidentali, Tianxia è un modalità dei conservatori per mettere la maschera al proprio nazionalismo e alla loro collaborazione con il potere, volontaria o imposta che sia.

È sorprendente che i tre pensatori propongano una visione del mondo come un tutto, senza applicarla alla propria ricerca. Per loro, il mondo pare fatto solo dall'Ovest e dalla Cina: il primo fonte di tutti i mali, la Cina una civiltà che porta soluzioni. La loro visione dell'Ovest è minima e ambigua, ma la contrapposizione Cina - Ovest è di effetto e spalaca le vie mediatiche a parlare in nome della filosofia cinese, del pensiero cinese, della via della seta cinese. Zhao lo dice chiaro e tondo: Ho scritto il libro perché la Cina è sulla scena [internazionale], lo è già, ma ancora non può dire nulla. Può solo fare.

 

Non importa quanto vai piano, l'importante è che non ti fermi (Confucio)

 

È il terzo paradosso che sguscia dietro la maschera: Tianxia è un orizzonte mondiale in cui la Cina vuole e deve restare al centro del mondo. La mascherata continua il suo gioco.

 

(consulatazione: chinese money, american power and the end of history - s. babones, bristol, uk; marilyn grell-brisk institute for research on the world-system university of california, riverside; armand colin - revue internationale et stratégique; wikipedia; tianxia, tout sous un même ciel, editions du cerf, paris; tianxia, retour en force d’un concept oublié-ji zhe; gordon g. chang - the coming collapse of china, gatestone institute; tianxia-la mondialisation heureuse?; de la nécessité du tianxia - zhao tingyang; jean-paul tchang-the middle kingdom of america - s. babones)

Inserito il:02/12/2020 10:59:07
Ultimo aggiornamento:02/12/2020 11:16:28
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