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Aggiornato al 17/06/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Nakonecnyi Andreyi (Kiev, Ukraine - ) - Mountains of Bulgaria (2018)

 

La Teoria Bulgara

di Antonio Bigazzi

 

Questa storia, che ritengo molto istruttiva, risale a molti anni fa quando ancora non portavo i pantaloni corti.

Mia moglie ed io discutevamo di tutto nella nostra passeggiata serale.

Lei è indiana dell'India ma cattolica sebbene vada a messa una volta all'anno, cioè moltissime volte più di me.

Un'indiana ed un italiano vivendo nella Silicon Valley, l'ambiente tra i più internazionali che ci sia, avevano un vantaggio tutto loro nell'osservare le varie peculiarità nazionali.

Ma concludevamo spesso che una certa caratteristica non era americana, indiana, italiana o argentina: era universale. Ovvero tutto il mondo è paese.

Una caratteristica in particolare colpiva. Assurdamente ogni originario di qualsivoglia paese aveva l'impressione, no, la certezza del tutto peculiare, che la propria cultura fosse in qualche modo ineffabilmente "superiore" a tutte le altre!

In alcuni questa idea peregrina era palese, in altri un po' sommessa ma prima o poi faceva capolino ed offriva uno scorcio dal loro inconscio. Suono di Freud che ridacchia sullo sfondo.

Parliamo di italiani, come esempio. Dicevano peste e corna dell'Italia e di tutti gli (altri) italiani, ma scava un minimo e... ah, la nostra cultura classica, ah, i nostri poeti, Roma Imperiale, cucina, paesaggi, arte, pizza, Nutella, perfino Carosello!

O gli americani. L'eccezionalità dell'America, la nostra rivoluzione, blah blah.

O immaginatevi un francese, inglese, tedesco, spagnolo, svizzero, cinese, giapponese, brasiliano, iraniano. Ho le prove.

Questa constatazione mi divertiva immensamente durante i party.

Per darvi un idea di cosa sia la Silicon Valley, al nostro matrimonio avevamo ospiti di 17 nazionalità 17, perfino maltesi; religioni circa 7.

Decisi di dare un nome a questa sindrome della "cultura superiore" e cercai di trovare una nazionalità da scegliere come jolly. Scelsi la bulgara ché a quel tempo non conoscevo nessun bulgaro - in seguito ne assunsi uno, ma poi è poi.

Nacque così la "Teoria Bulgara" ovvero la teoria che tutti considerano la propria cultura superiore a tutte le altre.

La teoria non ha confini né dimensioni minime, basti pensare un secondo al campanilismo italiano. La si potrebbe anche chiamare "Teoria Ragusana" siccome non conosco nessuno di Ragusa. Ed ognuno, mutatis mutandis, può adattarla.

Orbene, la Teoria Bulgara diventò un piccolo meme nel mio ambiente. Ma non era stata ancora messa alla prova del nove.

Fast forward: vigilia di Natale. Chi ti incontro ad un party a Palo Alto? Niente di meno che Dmitri, un pianista bulgaro al quale spiego la mia teoria. Ne ride amabilmente e mi lascia a rimuginare come ribattezzarla ora che sono inciampato in un bulgaro.

Teoria Birmana, forse?

Mezz'ora dopo, a quesito irrisolto, mi avvicino ad un gruppetto presieduto dal nostro pianista e mi metto ad ascoltare. Ed ecco, tradotto ma fedele, che cosa dice!!!

- Sono negli States da solo un anno cosicché non ho ancora diluito la mia cultura.-

So che molti non mi crederanno ed in realtà non credevo nemmeno io alle mie orecchie, ma mi bastò guardare le facce disgustate degli astanti.

E Teoria Bulgara è rimasta.

 

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Inserito il:11/06/2019 10:57:34
Ultimo aggiornamento:11/06/2019 11:21:55
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