Tamara de Lempicka, The Sleeping Girl (La dormeuse), 1930, Oil on wood panel
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La doppia vita di Vera
di Simonetta Greganti Law
Trasformare un quadro d’autore in parole …
Si chiamava Vera ma quasi nessuno pronunciava il suo nome. Viveva sola, e lavorava da casa rimanendo invisibile anche ai suoi colleghi. Era una presenza ma non un’esistenza.
Nella sua vita aveva sempre visto infrangersi ogni desiderio, ogni aspettativa, ogni obiettivo. Il suo modo di vivere angosciante non spariva mai come invece succede al risveglio di un incubo, dopo una nottata agitata, quando tutto si dilegua man mano che si realizza di aver sognato. Per lei era proprio il contrario: era solo quando sognava che il suo mondo grigio diventava a colori.
Entrava finalmente in una vita diversa fatta di luce, un universo al quale non era abituata durante le ore diurne. Era proprio in questi momenti che poteva bearsi di attimi di quiete o apprezzare felicità mai assaporate da sveglia.
Non appena le sue palpebre stanche si abbandonavano alle fatiche della giornata lei iniziava a vivere. Il suo viso, sempre contratto in un’espressione infelice ora si distendeva e il sorriso spodestava la tristezza che sempre vi imperava.
Nel sogno lei conduceva l’esistenza felice che le era stata negata nella vita terrena. Solo qui riusciva a pronunciare parole mai dette o a soddisfare quel bisogno di carezze mai ricevute.
Finalmente era vista dalla gente e apprezzata, perciò Vera, in questa vita alternativa che le si apriva tra le stelle della notte, era felice, camminava scalza, rideva, aveva passioni e interessi molteplici. Nel sonno era curiosa, ironica, sempre allegra. Non aveva inibizioni, diventava audace perché finalmente si accorgeva di non essere più un’ombra.
Che contraddizione era la sua vita!
Di giorno la luce del sole anziché metterla in evidenza la cancellava. Non era visibile, era una figura secondaria, una fotografia in bianco e nero. La luce non la illuminava ma la schiacciava rendendola insignificante.
Nei suoi sogni invece era ricca di colore in tutte le possibili sfumature. Non era più anonima ma si trasformava in una persona con tanti interessi e passioni.
La sua ombra spariva e inspiegabilmente al buio diventava variopinta, variegata come un gelato che teme solo di sciogliersi se lasciato al sole.
Una mattina inaspettatamente si svegliò con l’eco di una frase che le martellava in testa: “Devo smettere di nascondermi, di rifugiarmi nei sogni”.
Allora si domandò: “Qual è la mia vera identità? La donna che vive alla luce del sole ma che è solo uno spettro o la donna dai mille colori, quella che sa sognare ma che riesce a farlo solo ad occhi chiusi?”
Capì che entrambe le vite che conduceva le avevano insegnato qualcosa: il fantasma ad osservare e la sognatrice a desiderare. Non doveva più essere solo ombra o sogno, doveva smettere di dividersi.
Ebbe allora una certezza: non desiderava più tornare a rifugiarsi nel mondo onirico ma comprese che bisognava esistere anche nella vita reale. Non doveva più rifugiarsi nei sogni, non aveva più necessità di fantasticare per esistere. Comprese che doveva imparare a portare i suoi sogni dentro la vita, a portare la sua notte nella luce del sole.
Aveva finalmente scoperto un nuovo modo per essere felice: Vera doveva diventare una donna vera.

