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Aggiornato al 21/09/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Razumov Konstantin (Mosca, 1974 - ) - Ballerina

 

Sudore, lacrime e sangue

di Simonetta Greganti Law

 

Un sogno stava per realizzarsi.

Aveva ricevuto, come regalo di compleanno, il suo primo paio di scarpette da punta, desiderate tanto a lungo.

Emily le osservava estasiata, tutte in raso rosa con due nastri lucidi attaccati ai lati che le ricordavano le ali dei calzari di Mercurio.

“Finalmente potrò volare anch’io” esclamò sorridente con gli occhi pieni di eccitazione.

La bambina era convinta che avrebbe potuto librarsi in aria leggiadra, volteggiare carica di ebbrezza, proprio come aveva visto fare a teatro alle ballerine professioniste.

Attorno a lei si erano adunate le sue amiche d’infanzia e un applauso l’incoraggiava ad esibirsi nonostante ancora, alla scuola di ballo, nessuno le avesse insegnato ad adoperarle.

“Basterà infilarle ai piedi” pensava ottimista “e sarò simile al cigno che con eleganza glissa sul lago”.

Il suo pubblico di ragazzine come lei, parato in fila nella stanza addobbata per la festa, stava in attesa di un esordio eccezionale, magari non proprio come quello di una étoile di teatro ma almeno sperava di poter vedere una piroetta fatta con grazia, un relevé, un echappé o addirittura un pas de bourré più vezzoso rispetto a quelli che in continuazione Emily vantava di saper fare sulle mezzepunte.

“Io metto la musica” disse una bimba carica di lentiggini mentre dal programma iTunes del computer selezionava un brano di Chopin “Le Silfidi” e le prime note cominciarono subito a diffondersi nell’aria.

Emily, gasatissima per l’entusiasmo, calzò le scarpette a piedi nudi non avendo avuto il tempo di attrezzarsi correttamente con le calze appropriate.

Subito dopo, con un sorriso smagliante, si alzò dalla sedia ma iniziò ad arrancare come uno scarafaggio agonizzante.

La musica venne coperta dalle risa canzonatorie delle spietate amiche che, con la crudeltà tipica dei bambini di quell’età, non la risparmiarono di scherni e sberleffi.

“Balla come una ranocchia”.

“Altro che Silfide!”

“Uno Zombie sarebbe stato più aggraziato”.

L’orgoglio di Emily non le permise di arrendersi, così continuò a ricercare un equilibrio dignitoso nonostante l’atroce dolore alle dita dei piedi.

Un capannello di bambine inferocite le si stava accalcando addosso puntandole contro indici accusatori mentre l’altra mano massaggiava pance vibranti di risate. 

Una bambina aveva iniziato a scimmiottarla ballando come uno scimpanzé ammaestrato.
La sensazione di vortice che Emily provò in quel momento non aveva nulla a che fare con le piroette non riuscite ma era un ritorcersi dell’anima, si sentiva messa alla gogna proprio da chi credeva le fosse amica. 

Emily vedeva i volti di quelle ragazzine come deformati per il turbamento che provava.  Risate sfavillanti per il metallo degli apparecchi ortodontici, occhi accresciuti dalle lenti degli occhiali che li incorniciavano, capelli pettinati in trecce o codini ribelli e trattenuti da elastici sgargianti, le si moltiplicavano alla vista mentre riecheggiavano le risa di scherno con una tonalità amplificata per effetto del suo sconvolgimento.

Ogni cosa che vedeva sembrava ingigantita, come vista attraverso la lente di un microscopio.   Anche i muri decorati coi festoni e i palloncini colorati, la torta di compleanno in attesa di essere tagliata, la pila dei regali ammonticchiati sopra al tavolo, tutto le roteava intorno e le procurava smarrimento.

Ma non doveva piangere anche se le lacrime depositate sul suo cuore cominciavano a risalire come un’onda anomala che non si poteva più contenere.

Solamente quando mise a fuoco le sue amate scarpette e vide che queste si erano macchiate di sangue rosso vivo, Emily tramutò il suo falso sorriso in una smorfia di dolore.

Il pianto non era motivato per la figura appena fatta né per l’acuto dolore che provava, ma per l’aver sporcato le sue scarpe da punta nuove nuove.

La mamma si accorse di ciò che stava accadendo e decise di distrarre il gruppo accendendo prontamente le candeline sulla torta Pavlova, ispirata proprio alla grande ballerina russa Anna Pavlova, che aveva preparato per l’occasione.

Emily soffiò sulla torta e poi si soffiò il nasino.

Fu compito di Olga quella sera spiegare alla sua piccola che nella vita il raggiungimento di un sogno non è sempre un traguardo semplice ma solo con dedizione, sudore, lacrime e, a volte sangue, lo si può portare a compimento.

 

Torta Pavlova

Ingredienti:

4 albumi d’uova

200gr di zucchero bianco

1 cucchiaino di estratto di vaniglia

300ml di panna montata

200 gr di fragole

Preparare la base di meringa montando molto bene gli albumi con lo zucchero e aggiungere anche un cucchiaio di aceto di vino bianco.  Mettere il composto su di una teglia rotonda foderata con carta da forno e con un cucchiaio creare una forma a nido, leggermente più cava verso il centro, e con i bordi laterali più alti.

Infornare a forno caldo a 120° per circa un’ora e mezza ottenendo così una meringa soffice all’interno e più croccante all’esterno.

Ricoprire la meringa, una volta raffreddata, con la panna montata e le fragole a pezzettini.

Il dolce fu ideato nella prima metà del 1900 in onore della ballerina Anna Pavlova per rappresentarne la sua leggerezza, raffinatezza ed eleganza.

 

Inserito il:02/05/2021 18:31:12
Ultimo aggiornamento:02/05/2021 18:40:15
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