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Aggiornato al 19/09/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Thomas Darnell (San Antonio, Texas, 1958 - ) - White Roses - Oil

 

Bianco, il colore dell’interezza

di Simonetta Greganti Law

 

L’acromatica vecchiaia è solo bianca.

Bianco come il colore dei suoi capelli, bianco come il colore del suo viso dove la pelle si era assottigliata così tanto da farle perdere nelle gote quel rossore scomparso assieme alla salute. Bianco come quella patina sugli occhi, quel velo disceso ad opacizzare il cristallino annebbiandole la vista.

Il bianco, comprendendo tutti gli altri colori dello spettro, è il colore dell’interezza. Anche nella vita, la vecchiaia, avvicinandosi al suo traguardo, racchiude tutte le esperienze degli anni passati…forse è per questo motivo che si diventa canuti.

Sua madre se ne stava seduta in poltrona nel suo candido mondo lunare popolato solamente da qualche etereo fantasma della sua mente. Passato, presente e futuro erano un diario con tutti i fogli bianchi, erano pagine completamente vuote.

Valery Burnham, sua figlia, era lì con lei, nella stessa stanza e guardava fuori dalla finestra.

La nebbia avvolgeva ogni cosa. Il bianco di questo alone nebuloso era ovunque e il chiasso della città sfumava in tale colore. E quel silenzio l’assordava. Si, paradossalmente quel silenzio muto stava urlando dentro di lei. Non accettava il non poter più conversare con sua madre così come faceva un tempo. Non le restava che riuscire a cogliere il segreto di quel silenzio.

Quel segreto, pur rimanendo incomprensibile anche ai luminari più esperti aveva un nome: Alzheimer. Un uragano che annienta la dignità di chi viene inghiottito nel suo vortice. Una scala che si scende, gradino per gradino, con tanta difficoltà anche se in discesa.

L’anima di Valery era turbata poiché impotente di fronte a questa realtà.

Sua mamma, a guardarla, sembrava serena, ma questa calma apparente non era naturale. Nel passato infatti era sempre stata troppo attiva per potersi permettere adesso di starsene seduta senza far nulla per tanto tempo. Per questo Valery avrebbe voluto risvegliarla da tale torpore che non poteva nemmeno definirlo letargo dato che sapeva per certo che neppure l’arrivo dell’imminente primavera avrebbe potuto riconsegnarla alla vita.

Perché si era rifugiata in questo mondo ovattato, sfuggendo a tutti i problemi che un tempo l’affannavano tanto? Forse era stata una forma di autodifesa perché troppo stanca di tutte le preoccupazioni che la tormentavano. Forse era più felice adesso di quando la scorgeva piangere anche a causa di piccoli problemi.

Mrs. Burnham iniziò a fissare quello che restava di sua madre e a comunicare con lei solo attraverso il cuore.

Le prese la mano e incominciò ad accarezzargliela trasmettendole una dose di amore, forse l’unica medicina capace di curarla, poiché si sa che anche senza la razionalità e la logica della mente l’anima continua il suo percorso e sa riconoscere e apprezzare i buoni sentimenti.

Sua madre sembrava tranquilla, tuttavia più quella rimaneva apatica e più Valery veniva sconvolta da tante emozioni.

Neppure il cibo le interessava più come una volta e adesso mangiava sempre di meno e con evidente fatica. Lei che quando era una giovane mammina correva dietro alla figlia con la forchetta colma cercando di forzare tra le labbra serrate della sua piccolina un ultimo boccone di cibo. Adesso invece si doveva insistere con lei per nutrirla almeno un po’.

La badante prima di andar via aveva comunicato a Mrs. Burnham che non era riuscita neppure a farle mangiare il pranzo e che era rimasto tutto in cucina.

Decise di provarci lei.

Aprendo il frigo trovò dei cavoli già bolliti e dei filetti di merluzzo ancora in un piatto. C’era anche del latte e del burro e tanto ghiaccio. Sorrise notando che anche dentro al frigorifero il colore predominante era proprio il bianco.

Ispirata da questo leitmotiv le venne in mente un dolce tipico dell’Italia insulare ma anche della Valle d’Aosta, dal colore candido ma ricco di profumi e aromi: il biancomangiare.

Forse, preparandole un dolcetto buono ma allo stesso tempo nutriente sarebbe riuscita a farle ingerire qualche cosa di gratificante.

Niente di più semplice, bastava scaldare mezzo litro di latte (meglio se latte di mandorle) con 2 cucchiai di zucchero e una bacca di vaniglia. Sciolto lo zucchero aveva aggiunto 50 gr di amido di mais mescolando il tutto continuamente con una frusta per evitare i grumi.

Una volta addensato, lo aveva levato dal fuoco e versato dentro a delle ciotoline, proprio come si fa con un normale budino per farlo raffreddare. Lo aveva poi trasferito nel refrigeratore e, quando rassodato, capovolto e spolverizzato con mandorle e cannella.

Si, alla mamma ancora piacevano i dolci e acconsentì a lasciarsi imboccare.

Per lei quello era già un successo, chissà se doveva ringraziare il bianco delle nevi delle Alpi valdostane o il bianco dei petali dei mandorli in fiore della Sicilia ma grazie a quel dolcetto il bianco aveva illuminato la sua giornata.

 

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Inserito il:18/02/2018 17:06:08
Ultimo aggiornamento:18/02/2018 17:13:42
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