Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti. Per saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni dei cookie clicca su
Informazioni
Continuando a navigare in questo sito acconsenti alla nostra Policy.

[OK, ho capito]
Aggiornato al 23/10/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

A battle between the Portuguese Armada and Turkish soldiers on horseback in Goa, Western India. Source, Wikipedia

 

Le civiltà d'Oriente - Storia dell'India - 8

(seguito)

di Mauro Lanzi

 

Avanguardie da Occidente.

Proprio negli anni in cui l’impero Moghul raggiungeva il culmine della sua potenza e del suo splendore, si affacciavano ai suoi confini le avanguardie di quel mondo lontano che avrebbe alla fine assoggettato uno stato tanto più grande, ricco e popoloso: il mondo occidentale.   L’approccio degli occidentali avvenne via mare; tradizionalmente tutti gli stati e gli imperi indiani, che pur disponevano di potenti eserciti, non avevano alcun tipo di flotta, i collegamenti per mare erano assicurati dagli arabi, che portavano sulle rotte dell’Oceano Indiano i pellegrini per la Mecca, ma anche i prodotti di esportazione, le spezie soprattutto, da rivendere ai mercanti italiani. Furono proprio i ricchi margini del commercio delle spezie ad attirare i primi occidentali, i portoghesi. 

Il 27 maggio 1498 Vasco da Gama concludeva quasi un cinquantennio di tenaci tentativi portoghesi, alla ricerca di una via per l’oriente, circumnavigando il Capo di Buona Speranza ed approdando al porto di Calicut, sulla costa del Malabar.  Né Vasco da Gama, né il piccolo feudatario locale (zamorin) che controllava il porto potevano immaginare che si apriva per l’India una nuova epoca; Vasco da Gama fece ritorno in Portogallo con un carico di spezie che fruttò un profitto tre volte maggiore del costo del viaggio;

la via era segnata, per quasi un secolo i portoghesi ebbero il monopolio dei traffici diretti con l’India, protetti anche dal “Trattato di Tordesillas”(1494), che, facendo seguito ad una bolla papale, definiva le zone di competenza di Spagna e Portogallo; alla Spagna toccava il Messico e l’America del Sud, eccezion fatta per il Brasile, al Portogallo il Brasile appunto e l’oriente: le due potenze cattoliche controllavano d’intesa i nuovi mari.

Il vero fondatore dell’”impero” portoghese in India fu un nobile, Dom Alfonso de Albuquerque, viceré per l’Oriente fino al 1515, il quale comprese che, per dominare quei mari, occorreva assicurarsi il controllo di alcuni passaggi obbligati, come la Malacca, Ormuz, Socotra ( di fronte al Corno d’Africa), etc. Albuquerque poi decise di abbandonare Calicut, in favore di Goa, per la sua posizione centrale sulla costa; se ne assicurò il controllo con un trattato e con una intelligente politica che favoriva, anche riducendo la tassazione, la maggioranza indù  rispetto ai musulmani, che vennero esclusi da tutte le cariche; anche la polizia locale (i sipahi più tardi detti sepoys dagli inglesi) era reclutata tra gli indù; Goa divenne il quartier generale del Portogallo in India e tale rimase per più di quattro secoli, fino al suo passaggio all’India nel 1961. Da Goa partì anche nel 1542 l’opera missionaria di San Francesco Saverio, che poi arriverà fino in Giappone ed in Cina.

 Albuquerque aveva stretto alleanza con il raja del Vijanagar, a cui forniva armi e cavalli per rafforzare il suo potere: in cambio il raja garantiva la fornitura in via preferenziale delle spezie. Così le importazioni portoghesi di spezie salirono rapidamente fino a 1500 tonnellate l’anno, mentre i mercanti veneziani riuscivano ad assicurarsene, sul mercato di Alessandria, solo 400 tonnellate dagli intermediari arabi ed a prezzi ben diversi; altro dato che spiega la decadenza italiana nel’500.  La situazione di privilegio portoghese venne a decadere verso la fine del secolo, sia per la dura sconfitta subita dal raja del Vijanagar, ad opera dei vicini sultanati musulmani, sia per l’ascesa al trono del Portogallo, in unione dinastica con la Spagna, di Filippo II, che si affrettò a chiudere il porto di Lisbona agli olandesi, per motivi di bigottismo religioso. Gli olandesi però erano, all’epoca, i “carrettieri del mare”, scacciarli significava rinunciare ad un importante canale di distribuzione, oltre che invogliarli a cercare di approvvigionarsi alla fonte. La sconfitta dell’”Invencible Armada” nel 1588, che portò in fondo al mare la potente flotta spagnola, cambiò anche il rapporto di forze sui mari ed aprì ad olandesi ed inglesi la via delle Indie. 

I primi a muoversi furono gli olandesi, favoriti anche da un evento fortuito, il segretario particolare dell’arcivescovo di Goa fu per sei anni, dal 1593 al 1598, un olandese di Harlem che approfittò della sua posizione per carpire una incredibile messe di informazioni, comprese le preziosissime carte nautiche della zona redatte dai portoghesi, lo studio dei monsoni ed altro materiale utile alla navigazione. Tornato in patria pubblicò tutto quanto aveva raccolto, fornendo la base ai suoi compatrioti, che erano i migliori cartografi di quell’epoca, per l’approntamento delle carte geografiche di quella parte di mondo, strumento essenziale per i naviganti; un nome per tutti nella cartografia dei Paesi Bassi, Gerardo Mercatore sulla cui proiezione ortogonale si basano ancora tutti gli atlanti moderni.

Gli olandesi fondarono nel 1602 la VOC ( Vereenigde Oostindische Compagnie) , alla quale affidarono il monopolio dei commerci oltre il Capo di Buona Speranza: la VOC partì con un importante capitale che le permise di armare da subito una flotta di ben 38 vascelli, che furono capaci di affrontare e distruggere la flotta portoghese al largo delle coste indiane: liberato così il campo, gli olandesi poterono proseguire la loro rotta verso le Isole delle Spezie (attuale Indonesia), dove stabilirono la loro base principale ad Amboyna: l’Indonesia rimase colonia olandese fino all’ultima guerra mondiale.

Gli inglesi, da parte loro, avevano costituito la East Indian Company, (nota anche come “John Company” dal nome di uno dei suoi fondatori, John Watts) su decreto della Regina Elisabetta, già due anni prima, (nel 1600), però con capitali insufficienti (sotto il suo stemma); le prime spedizioni si erano risolte quindi in costosi insuccessi, almeno fino al 1612 quando una possente nave da guerra inglese, la Red Dragon, affondò a cannonate, in uno scontro navale, quattro galeoni portoghesi ed un gran numero di fregate. L’episodio attirò l’attenzione dell’imperatore Moghul, all’epoca Jainjir, che vide negli inglesi una valida alternativa ai bigotti e, ormai meno agguerriti, portoghesi, per proteggere i traffici su mare del suo paese: appare da ciò evidente un fatto essenziale per spiegare la rapida espansione coloniale nei secoli che seguiranno, la potenza dell’Occidente viaggiava su navi irte di cannoni, che nessuno dei regimi orientali era in grado di contrastare. Così dopo un lungo negoziato, nel 1619 l’ambasciatore inglese ottenne dal Moghul l’autorizzazione per la East Indian Company di aprire una “factory” a Surat, sulla costa occidentale.                          

Gli inglesi avrebbero voluto spingersi più ad est, come stavano facendo gli olandesi, ma l’episodio del massacro di Amboyna del 1623, in cui dieci mercanti inglesi, più i loro mercenari giapponesi furono torturati e messi a morte dal locale governatore olandese, con l’accusa mai provata di cospirazione, oltre ad invelenire per più di un secolo i rapporti tra i due paesi, costrinse gli inglesi a limitare all’India il loro raggio di azione; possiamo supporre che da  qui partì la conquista inglese del subcontinente indiano.

Pur avendo ottenuto da Surat il pieno controllo del Mar Arabico e dei suoi traffici, le sorti della East India Company non furono molte felici  nel primo ‘600, soprattutto per contrasti politici in Inghilterra, dove la monarchia appoggiava dei suoi concorrenti, per cui la Compagnia rischiò a più riprese il fallimento; fu solo a metà del secolo con Cromwell che la Compagnia ottenne l’appoggio dello stato inglese, fu sottoscritto un aumento di capitale, inoltre si firmò col Portogallo (tornato indipendente dalla Spagna) un accordo che consentiva agli inglesi il commercio attraverso tutti i domini portoghesi; finiva qui il trattato di Tordesillas, iniziavano le relazioni preferenziali tra i due paesi, che durano ancora.

La Compagnia prese allora a sviluppare i suoi commerci in India che avevano come oggetto non solo le spezie ma anche i tessuti di cotone che la Compagnia faceva produrre localmente; con il commercio di questi tessuti sul mercato interno, la Compagnia pagava l’acquisto delle spezie, in una sorta di triangolazione che riduceva l’esborso di valuta; ma non solo, questi tessuti, importati in Inghilterra, saranno la prima molla della Rivoluzione Industriale Inglese.   

Sorprendentemente le garanzie di Cromwell non furono azzerate, furono anzi riprese ed ampliate dalla monarchia Stuart dopo la restaurazione; il regno di Carlo II Stuart coincise con l ‘età dell’oro della Compagnia, a cui il Re concesse privilegi inauditi, oltre al monopolio del commercio con l’India; alla Compagnia era permesso battere moneta, esercitare una completa giurisdizione su tutti i sudditi inglesi che risiedevano in aree di sua proprietà, di fare guerra o di mantenersi in pace con tutte le potenze non cristiane in India: così la Compagnia diveniva di fatto un vero e proprio stato nello stato. Inoltre Carlo II assegnò alla Compagnia la città di Bombay, che aveva ricevuto come dote della moglie portoghese, Caterina di Braganza; la Compagnia, che si era già assicurata la base di Fort St George (attuale Madras), riuscì così ad insediarsi stabilmente sia sulla costa orientale che occidentale del subcontinente: Bombay, di cui nel 1669 furono iniziate le fortificazioni diverrà la principale base e l’imprendibile piazzaforte della Compagnia in India.

(Continua)

 

Inserito il:12/06/2021 12:19:36
Ultimo aggiornamento:20/06/2021 16:11:04
Condividi su
Cliccate sulle strisce colorate per la sezione di vostro interesse
ARCHIVIO ARTICOLI
nel futuro, archivio
Torna alla home
nel futuro, web magazine di informazione e cultura
Ho letto e accetto le condizioni sulla privacy *
(*obbligatorio)

Questo sito utilizza cookies.

Cookie policy | Privacy policy

Associazione Culturale Nel Futuro – Corso Brianza 10/B – 22066 Mariano Comense CO – C.F. 90037120137

yost.technology