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Aggiornato al 25/02/2018
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Benjamin Patersen (1750-1815) – View of the Sennaja Square in Petersburg - 1800

Ex libris – Delitto e castigo.

Sono un avido lettore. La lettura è uno dei miei vizi peggiori.

Uso il termine vizio non solo in maniera iperbolica: a volte il mio amore per la lettura rasenta la patologia.

Non riesco ad affrontare un viaggio, fosse solo di venti minuti in treno o in metropolitana, senza avere con me, se non proprio un libro, almeno una rivista.

Nel preparare una valigia, più che i cambi di vestiti, mi assicuro soprattutto che ci sia materiale di lettura sufficiente per “sopravvivere” durante tutto il periodo del viaggio o della vacanza.

Perfino se devo accompagnare un congiunto al pronto soccorso, nella concitazione del momento, riesco comunque – con giustificato disappunto di mia moglie – ad afferrare qualcosa da leggere nell’eventuale tempo che trascorrerò in sala d’attesa.

Sono anche un lettore onnivoro, ma la mia predilezione va a due forme su tutte: romanzo e poesia.

Su quest’ultimo terreno mi capita a volte di passare dall’altro lato, lasciando temporaneamente il ruolo di lettore per quello di scrittore.

 E i due generi prediletti, apparentemente così distanti, arrivano talvolta ad incontrarsi, quando la lettura di un romanzo fa scaturire alcuni versi sulla punta delle mie dita.

Per fornire un esempio, non posso che iniziare da uno dei miei scrittori preferiti, o comunque del quale ho letto forse più pagine: Fëdor Michailovic Dostoevskij. E in particolare, dalla sua opera che più ho amato: Delitto e castigo.

Non è certo mia intenzione fare qui un’esegesi di questo libro.

Né credo serva spiegare a chi non l’avesse letto chi sia Raskolnikov e che cosa rappresenti per lui piazza Sennaja a Pietroburgo.

Se il componimento poetico che segue facesse venire a qualcuno la voglia di leggere il romanzo che l’ha ispirato, allora – ammesso che la Poesia abbia uno scopo (cosa di cui dubito), in questo caso sarebbe stato raggiunto.

 

COME UN RASKOLNIKOV                                                                       

Per questa smania

di tirare sassi

contro vetri

appena stuccati

dovrebbero arrestarmi

 

Per la voglia che ho

irresistibile

di stonare nel coro

di cantare il mio nome

dovrebbero rinchiudermi

dentro la cella più stretta

più lontana dal patibolo

 

Per tutte le stelle

contate da solo

e mai raccontate,

per il sangue sepolto

dietro sorrisi d’argento,

per queste mani

che non si fanno toccare

-  dovrebbero legarmi

   al centro di una qualsiasi

   piazza Sennaja

   e ognuno che passa

   sputarmi in faccia

   tutto il suo amore

   ed io

   senza difesa

   non poterlo asciugare

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Inserito il:18/09/2015 16:37:37
Ultimo aggiornamento:05/10/2015 09:22:18
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