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Aggiornato al 14/06/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Qin Shi Huang Defeated Six States, by Lu Yu, 283cm×465cm

 

Civiltà d’Oriente: Cina (1)

di Mauro Lanzi

 

Prologo

La Cina oggi è forse il paese più popoloso al mondo, con un miliardo e quattrocento milioni di abitanti se la batte con l’India; a differenza dell’India e di altri paesi assai popolati, la Cina è però anche un paese molto omogeneo, l’85% della popolazione è di etnia “Han”.

Dopo l'introduzione di riforme economiche nel 1978, l'economia della Cina è diventata quella dalla crescita più rapida al mondo. A partire dal 2013 è la seconda economia più grande al mondo sia come PIL totale nominale, sia per parità di potere d'acquisto; è anche il più grande esportatore e importatore di merci. La Cina è ufficialmente uno Stato munito di armi nucleari e ha il più grande esercito permanente del mondo, con il secondo più grande bilancio di spese militari.

La Cina come noto è una Repubblica popolare con capitale a Pechino; si estende su una superficie di 9.572.000kmq e si articola in 22 province, cinque regioni autonome, quattro municipalità (Pechino, Shangai, Tiajin e Chongqin) e due regioni amministrative speciali, Hong Khong e Macao. 

  1. Origini, sviluppo.

Vale la pena iniziare con una nota a margine: la parola “Cina” in cinese non esiste.

I cinesi si riferiscono comunemente al proprio Paese usando il termine Zhōngguó (中国), composto di Zhōng, "centrale" o "medio", e Guó, "regno", "Stato”: il nome ufficiale Zhōnghuá Rénmín Gònghéguó  sta per Repubblica Popolare dello Stato di Mezzo.

Il termine Cina, usato solo in occidente, ha origini incerte; appare per la prima volta nelle relazioni di viaggio di un mercante portoghese (Marco Polo aveva parlato del Catai), qualcuno sostiene derivi dal persiano, altri da una delle prime dinastie regnanti, i Jin, altri ancora (ed è l’ipotesi più probabile) dal nome del primo imperatore che riunì il paese, Qin Shi Huang (260-210 a.c.) di cui parleremo.

Il Fiume Giallo Sia come sia, la Cina è una delle più antiche civiltà del mondo, forse la più antica in assoluto: fa parte di quelle, che il grande storico contemporaneo David Landes ha definito, con un’immagine suggestiva, “civiltà fluviali”, cioè civiltà che sono nate e si sono sviluppate lungo il corso di un grande fiume (in Cina ve ne sono almeno due, il Fiume Giallo (in nero sulla mappa) e lo Yangtse, che qualcuno chiama anche “fiume azzurro”).

Tutte le civiltà fluviali, tra le quali dobbiamo necessariamente ascrivere le civiltà mesopotamiche e la civiltà egiziana, sono caratterizzate da elementi comuni, dovuti alle necessità di controllare l’enorme massa d’acqua del fiume che forniva risorse idriche e vie di comunicazione, rendeva fertili le terre che irrigava, era fonte di benessere, ma costituiva anche un pericolo costante per le sue piene e per le inondazioni che ne seguivano. Da qui il bisogno di ingenti risorse, per creare canalizzazioni ed argini adeguati, risorse che potevano derivare solo dall’unione degli sforzi di tutti coloro che vivevano lungo il fiume; questa unione si poteva realizzare solo se tutti riconoscevano un’unica autorità di comando, un principe-sacerdote o un imperatore, che visti i tempi, non poteva che avere attributi o ascendenza divini: non a caso la democrazia è nata in altre regioni.

 La differenza tra i tre casi è che le civiltà egiziana e mesopotamica scomparvero presto, assorbite da altri stati o da altre civiltà, mentre la Cina si mantenne integra e indipendente sotto un’autorità imperiale fino all’inizio del XX secolo, caso unico al mondo. 

L’altra peculiarità della civiltà cinese rispetto al mondo occidentale risiede nell’alimentazione, che non è un dettaglio da poco.

Feuerbach diceva: “l’uomo è ciò che mangia”, il concetto si applica anche alle civiltà. Sappiamo tutti che, da sempre, l’alimento di base in Cina è il riso: la resa della semina del riso può arrivare a 300 per ogni chicco seminato: per il frumento oggi la resa arriva al massimo da uno a 30, ma ai tempi dei romani o nel Medioevo era da uno a quattro, uno a sei, di cui un chicco andava conservato per la semina successiva. Il divario è significativo ed ha due conseguenze almeno: l’insufficiente resa del frumento induce l’uomo occidentale, prima alla domesticazione di numerose specie animali, soprattutto animali da carne e da latte, ovini e bovini (poco diffusi in Cina, fino a tempi recenti), poi lo spinge alla caccia ed alla guerra; le popolazioni indoeuropee, gli arii, da cui, in una forma o nell’altra, discendono tutti i popoli occidentali, avevano fatto della domesticazione del cavallo il punto di partenza della loro storia; erano nati popoli guerrieri, inclini all’aggressione ed alla conquista, celti, germani, latini, dori ed altri. Lo sviluppo delle civiltà occidentali è fatto di proiezione verso l’esterno, migrazioni, conquiste, imperialismo e colonialismo, anche civilizzazione di altri paesi.

In Cina il surplus alimentare consentito dalla coltivazione del riso è la base dell’incremento demografico del Paese, del precoce sviluppo della sua civiltà, ma anche dell’autosufficienza del Paese: la Cina non ha bisogno di conquiste per vivere, basta a sé stessa. Le vere guerre i Cinesi le dovettero sempre compiere contro invasori esterni, oppure contro l’arbitro dei loro destini, il fiume, dispensatore di benessere, ma anche di distruzione, se le sue piene non venivano controllate in modo adeguato.

Prima di iniziare, merita menzionare che l’impero cinese è stato uno dei più grandi di tutta la storia, quattro volte più grande dell’impero romano ai tempi di Traiano, al suo apice governava il 40% della popolazione mondiale e copriva un’area di 15 milioni di kmq.

    1. Preistoria e prime dinastie

La storia della Cina è una storia di dinastie e come tale è rappresentata e narrata in tutti i testi; ovviamente ripercorrerle tutte è operazione impossibile e probabilmente anche inutile: cercheremo di soffermarci sulle principali, sulle più significative per il contributo dato alla storia, alla civiltà del Paese e, in parte, di tutto il mondo.

La civiltà cinese ha origine da piccoli insediamenti sorti lungo le vallate del Fiume Giallo, che è considerato la culla della stessa, e dello Yangtse, nell’epoca del neolitico. Le prime informazioni scritte di cui disponiamo risalgono alla dinastia Shang (1600-1046 a.c.) con le famose ”ossa oracolari”, preziosi reperti di scrittura su ossa animali, ma cultura, letteratura e filosofia cinesi iniziano con la dinastia Zhou (1045-256 a.c.); a questo periodo risalgono gli insegnamenti di Lao Tsu, ispiratore del Taoismo, e di Kung Fu Tzu, per noi Confucio (VI secolo a.c., contemporaneo quindi di Buddha e Zarathstra): taoismo, confucianesimo ed anche buddhismo sono state le uniche “religioni” della Cina per secoli, ma, in particolare il confucianesimo è stata anche, come vedremo, una dottrina di stato.

 Sotto la pressione esercitata ai confini da popolazioni barbare e per effetto di rivolte interne di vari feudatari locali la dinastia Zhou cominciò a declinare, già dal sesto secolo a.c.; il paese si disintegra in una serie di piccole signorie, è il tempo detto dei ”Regni combattenti”, che vede tra l’altro la transizione dall’età del bronzo all’età del ferro. Da questa situazione alla fine emerge la dinastia Qin, che sotto la guida di un energico sovrano riesce ad unificare il paese.

    1. Qin Shi Huangdi (260 a.c.-210 a. c.)

«Io ho apportato l'ordine alla folla degli esseri e sottomesso alla prova gli atti e le realtà: ogni cosa ha il nome che le conviene. Io ho distrutto nell'Impero i libri inutili. Io ho favorito le scienze occulte, affinché si cercasse per me, nel paese, la droga d'immortalità

 Queste orgogliose parole appartengono al sovrano sotto cui la Cina conobbe i il suo primo vero periodo di unità, il grande imperatore Qin Shi Huangdi (260-210a.c.), nato con il nome di Yíng Zhèng; figlio del sovrano di un piccolo stato cinese, sale al trono all’età di dodici anni. Rimasto sotto tutela fino al 247 a.c., una volta libero da vincoli, dimostra tutto il suo talento in campo militare come in campo politico; con il nome di Qin Shi pone fine all’epoca dei “Regni combattenti”, sottomette, in parte con la diplomazia, in parte con la forza, con l’astuzia o con l’assassinio sei diversi stati: l’ultimo, il regno Qi nel 221 a.c.. Raggiunta l’unità del Paese, conia per sé il titolo di  huangdi (皇帝S, letteralmente "augusto sovrano”), che da noi viene solitamente tradotto come “Imperatore”: perciò Qin Shi Huangdi è anche ricordato come il primo imperatore cinese; tutti i regnanti cinesi dopo lui assunsero lo stesso titolo. L’impero di Qin Shi si estendeva su di un territorio ormai sgombro di ostacoli, che arrivava dal deserto del Gobi fino al mar della Cina, Huangtsu e Shangai, ma era minacciato a nord da tribù nomadi, di etnia turca, tartara o tibetana, che andavano sotto il nome di Hiung -nu (i nostri unni). Contro questa minaccia si provvederà a costruire la ”Grande Muraglia”.

 Qin fu, oltre che un grande conquistatore, anche un grande riformatore: abolì i feudi, organizzando l’impero in 36 province, ognuna retta da un governatore di nomina imperiale: ogni provincia era a sua volta divisa in distretti amministrati da funzionari civili: costruì una eccellente rete stradale, imponendo anche l’unificazione dello scartamento dei carri, per migliorarne la fruibilità; impose la standardizzazione di pesi e misure, della moneta, delle leggi, i caratteri di scrittura furono unificati, così la Cina ebbe per la prima volta testi scritti comprensibili a tutti. Nel 213 a.c., su suggerimento di un suo consigliere ordinò il rogo di tutti gli antichi testi, inclusi quelli di Confucio, per evitare ogni possibilità di ritorno al passato. Al rogo dei libri fece seguito una violenta persecuzione contro eruditi e letterati, soprattutto di fede confuciana, 460 dei quali furono sepolti vivi. Anche per questo motivo Qin è passato alla storia come un tiranno brutale; vale la pena menzionare che, una volta, Mao Tse Dong, sentendosi paragonato a Qin replicò: « Egli seppellì vivi 460 studiosi; noi ne abbiamo sepolti vivi quarantaseimila... Voi [intellettuali] ci accusate di essere dei Qin Shi Huang. Vi sbagliate. Noi abbiamo sorpassato Qin Shi Huang di cento volte».

Qin fu anche un grande costruttore; a lui sono dovute la prima capitale della Cina, che sorgeva nei dintorni di Xian, una rete viaria rinnovata ed ampliata, ma soprattutto la Grande Muraglia, che fu costruita anche utilizzando parte delle fortificazioni dei “Regni combattenti”; malgrado ciò la realizzazione richiese uno sforzo immane, gli storici stimano che solo sotto la dinastia Qin la costruzione della muraglia sia costata diverse centinaia di migliaia di morti, forse fino ad un milione, il sacrificio di una generazione. Ne salvò in compenso molte altre, costituendo una valida protezione contro le incursioni o le invasioni dal nord. Non sappiamo con precisione quanto si estendesse la muraglia ai tempi di Qin, sappiamo con certezza che essa fu ampliata e rafforzata da dinastie successive; gli ultimi lavori risalgono alla dinastia Ming (XV-XVI sec d.c.) che ne modificò anche la struttura, impiegando pietra e mattoni al posto dei terrapieni preesistenti; furono anche costruite in questo periodo venticinquemila torri di guardia, che hanno dato all’opera le fattezze che conosciamo. Secondo recenti rilevazioni la muraglia risulterebbe lunga 8850 km, cui si aggiungono numerose diramazioni locali; si dice che sia l’unica opera umana visibile ad occhio nudo dalla luna.

L’altra opera che dobbiamo a Qin Shi Huang è la famosissima armata di terracotta, oggi esposta a Xian, nello Shaanxi. Il ritrovamento casuale è assai recente: nel 1974 un contadino, scavando un pozzo, rinvenne alcune statue, le successive campagne archeologiche hanno portato alla scoperta di oltre 8000 guerrieri, 18 carri e cento cavalli, impiegati per il trasporto; la cavalleria non esisteva, i combattenti era tutti appiedati e tra loro si individuano le varie specialità, fanti, alabardieri, arcieri, è la fedele replica dell’armata che aveva conquistato la Cina. Uno degli elementi di interesse è questa moltitudine di statue a tutto tondo e a grandezza d’uomo, un tipo di arte figurativa fino a quel momento sconosciuta in Cina: alcuni studiosi hanno ipotizzato la regia di artisti greci, forse giunti in oriente al seguito di Alessandro Magno; è di quegli anni infatti la fondazione di Alessandria Ecate, proprio ai confini con la Cina. Indubitabilmente la qualità delle figure, tutte diverse l’una dall’altra, la precisione e la finezza dei dettagli fanno pensare all’arte greca di età ellenistica.

Negli ultimi anni della sua vita Qin divenne ossessionato dalla ricerca dell’immortalità, che riteneva potersi assicurare con preparati e pozioni di ogni tipo: paradossalmente morì per avvelenamento da mercurio, contenuto nelle pillole che i suoi medici gli propinavano come viatico per l’immortalità. Il suo mausoleo si trova nei pressi del luogo dove è stata rinvenuta l’armata di terracotta, il cui fine era appunto di guardare la tomba del sovrano. L’uomo che aveva cercato l’immortalità in vita, la ottenne dopo la sua morte, per le sue opere; questa, in vero, è l’unica immortalità che ci viene consentita.

Gli archeologi non hanno ancora trovato il coraggio di aprire la camera mortuaria: i resti di Qin Shi Huang riposano indisturbati da più di duemila anni.

    1. Fine della dinastia Qin.

 Le riforme volute da Qin Shi Huang, per quanto utili e sagge (verranno riprese dai regimi successivi e saranno la base del progresso del paese), furono però attuate con una rapidità eccessiva ed imposte con una brutalità inaudita; valeva il concetto della responsabilità collettiva, la colpa di uno veniva pagata da tutto il clan, a volte con lo sterminio di tutti i componenti. Centinaia di migliaia di contadini erano stati obbligati ad abbandonare la loro terra per servire nell’esercito o costruire la grande muraglia. Alla morte di QinShi il malcontento esplose; il figlio ed erede fu costretto a suicidarsi per una congiura di palazzo, poi nel 209 a.c. scoppiò una rivolta generale che sconvolse tutto il paese, la Cina ripiombò nel caos, la dinastia Qin scomparve.

Vale la pena di soffermarsi su di un punto; uno dei lineamenti caratteristici della storia della Cina è l’alternarsi di fasi di disordini, divisioni, fratture interne, a periodi di unità e concordia, che coincidono con i momenti di maggior splendore, in una perenne ciclicità;  è stato detto che l’occidente si è sempre sviluppato per esplosione, per proiezioni verso l’esterno, le grandi conquiste, gli imperi, le esplorazioni o l’attività missionaria, la Cina per implosione: ripiegandosi su sé dopo ogni periodo di crisi, di guerre, di frammentazione in stati diversi, la Cina ha sempre ritrovato se stessa, la sua cultura, la sua forza, il suo destino.

(Continua)

 

Inserito il:13/12/2020 18:11:27
Ultimo aggiornamento:24/12/2020 12:02:11
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