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Aggiornato al 14/11/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Pelagio Palagi (1775 – 1860) - La Verità che scaccia la Frode

 

I Filosofi dicono la Verità? Il dibattito tra Scienza e Filosofia

di Anna Maria Pacilli

 “Scherzando si può dire di tutto, anche la verità”

Freud

 

Secondo la concezione classica, quella di Platone ed Aristotele ad esempio, la verità è conformità, e non corrispondenza speculare tra pensiero e realtà.

Nella concezione moderna, e solo da Cartesio in poi, si sostiene la presenza di un mondo interiore e di un mondo esteriore.

Nella concezione classica non c’è contrapposizione tra mondo interiore e mondo esteriore, ma la capacità dell’anima di conformarsi alle cose. Questa è la verità.

Aristotele ritiene che la verità sia la proprietà di un pensiero o di un discorso.

Nel senso classico possono esserci tante verità, ci può essere una verità “di fatto”, o le verità contingenti, cioè quelle che cambiano, le verità di ragione, le verità storiche, le verità scientifiche. Questo in contrapposizione alla scienza ” che non pensa”, come vuole Heidegger, ma ci fa conoscere la verità.

La parola “verità”, oltre che in filosofia, è forse la più usata in scienza ed in matematica.

Anche se la scienza si presenta a posteriori come formata di quantità fuori dal tempo, astoriche.

La verità è apprezzata ma anche discussa sin dalla notte dei tempi.

Nell’Antico Egitto la dea della verità era Maat, che aveva il compito di giudicare, dopo la morte, ciò che gli uomini avevano fatto in vita. I capi di imputazione erano 42 ( tra cui i 10 comandamenti). Si veniva assolti se sui due piatti della bilancia si mettevano il cuore ed una piuma e il cuore doveva risultare più leggero.

Gli egizi immaginavano che la verità potesse essere applicata anche a questioni di etica. Le cose che si dicono possono essere vere o false, ma verità e falsità richiedono la distinzione tra due mondi opposti.

Per i Greci il dio della verità era Apollo, quello della falsità era Mercurio.

Per i Romani la “veritas” non è trasparenza: quando Cristo afferma di essere la Verità, il giudice Pilato gli chiede cosa sia la Verità, ma non aspetta la risposta e se ne va.

Per Pilato la verità sta ad indicare una barriera eretta di fronte a noi, la verità ci separa dal resto, non ci permette una comunicazione, ma è una verità “giuridica”, di “diritto”.

Tutto ciò è solo apparentemente incompatibile con la scienza e la matematica.

In realtà i Greci interpretavano la verità secondo due concetti, l’Aletheia , lo stato dell’essere evidente, la sincerità, la verità, ciò che è indimenticabile. Questa è anche la verità matematica. Il matematico, in un qualche modo, chiude gli occhi e cerca il vero dentro di sé, attraverso la concentrazione. L’altro concetto, al primo opposto, è l’Apocalypsis, o rivelazione, che indica qualcosa che non conosciamo, ma che possiamo svelare, sollevando il “velo”: questa è la verità scientifica. C’è poi la verità di fede, che è quella non svelabile, ma neppure “pensabile”, che ha a che fare con qualcosa che qualcuno ha deciso che fosse così.

La verità matematica è indubitabile, è diversa da qualunque altra verità, ha bisogno di dimostrazioni, ma una volta dimostrata non è confutabile.

In conclusione, la verità si materializza in forme diverse, non può essere una sola.

Una sola è la verità matematica, le altre verità sono variabili, a seconda del nostro campo di lavoro e a seconda del nostro punto di vista.

Il mondo della matematica è fatto da affermazioni “semplici”, in altri “mondi” una negazione può invertire i valori di verità e può essere vero tutto ed il contrario di tutto.

Inserito il:30/01/2017 15:42:57
Ultimo aggiornamento:30/01/2017 16:01:06
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