Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti. Per saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni dei cookie clicca su
Informazioni
Continuando a navigare in questo sito acconsenti alla nostra Policy.

[OK, ho capito]
Aggiornato al 21/09/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Annie Louisa Swynnerton (Manchester,UK,1844 - Hampshire,1933) -The Sense of Sight

 

I ciechi di Gerico, Bonate e Herzliya. Tre storie di fede e scienza

di Vincenzo Rampolla

 

In questa prima storia incontriamo Bartimeo. Seguiamo il suo cammino da non vedente a discepolo di Gesù.

Poi giunsero a Gerico. E come Gesù usciva da Gerico con i suoi discepoli e con una gran folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, cieco mendicante, sedeva presso la strada. Udito che chi passava era Gesù il Nazareno, si mise a gridare e a dire:

Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!

E molti lo sgridavano perché tacesse, ma quello gridava più forte:

Figlio di Davide, abbi pietà di me!

Gesù, fermatosi, disse: Chiamatelo!

E chiamarono il cieco, dicendogli: Coraggio, alzati! Egli ti chiama.

Allora il cieco, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. E Gesù, rivolto a lui, gli disse:

Che cosa vuoi che ti faccia?

Il cieco gli rispose: Rabbi, che io ricuperi la vista.

Gesù gli disse: Va’, la tua fede ti ha salvato.

In quell’istante egli ricuperò la vista e seguiva Gesù per la via.

 

Bartimeo segue Gesù e si unisce al Maestro e agli altri, per lui in un nuovo cammino.
È passato dall’essere una persona senza alcuna speranza e costretta a vivere di elemosina a diventare una persona con uno scopo, trasformata in vedente e uomo di fede, dopo l’incontro con Gesù.

 

https://www.avvenire.it/c/2018/PublishingImages/5ee6a20b1bc84573a1dd99e778ba4a9f/tumblr_o0andhjB6g1u66sl2o1_1280.jpgNella seconda storia, uniamoci a Leone, cieco dalla nascita e seguiamolo nella sala per gli ospiti alle Ghiaie di Bonate Sopra (Bergamo). Appena entrato, esplode con il suo Fatemi vedere il pianoforte. Con le sue dita nodose ha accarezzato ogni parte dello strumento descrivendone la qualità, poi ha preso a suonare. Impressionante osservare le sue mani correre sulla tastiera, quasi vedessero ciò che toccavano. Leone è in lacrime e mentre rammenta l'angoscia dei giorni della Shoah nel 1940, la fame patita, l'eroicità di chi ha nascosto lui ebreo, con la sua famiglia. All'età di sedici anni alcuni amici e un sacerdote, hanno voluto portarlo alle Ghiaie di Bonate. Lì la Madonna, apparsa nel 1944 ad Adelaide Roncalli,  bimba di 7 anni, faceva miracoli.
Gli amici di Leone erano certi che la Madonna lo avrebbe guarito. Lui no. Assaporava, ancora del tutto indifferente al santuario, la bellezza di quella passeggiata fuori programma, il tepore del sole e gli odori intensi della campagna bergamasca. Alla piccola Adelaide chiese se davvero vedeva la Madonna, la risposta della bimba fu dialettale, decisa e affermativa. Ciò fece sorridere Leone che rimase però nella tranquillità della sua fede ebraica. Poi il fatto imprevisto: una presenza certa era davanti a lui, una presenza fisica come i non vedenti sanno percepire e Leone esclama: Ora so che Jeshuà è il Messia. Oggi l’ebreo Leone, orgoglioso della sua nascita, ha abbracciato la fede cristiana. Piange al ricordo e lascia impietriti per quel mistero. Leone è certo di aver visto la Vergine con gli occhi del cuore. Ha raccontato tutto questo a Papa Francesco che lo ha ascoltato per dieci minuti, commosso e in silenzio.

A questo pensavo mentre contemplavo il volto di Leone, luminoso e teso verso l'alto come verso una dimensione in cui lui, cieco, è già entrato. Dalle stanze della memoria è emerso il dipinto di Lorenzo Viani: La preghiera del cieco.

Un uomo sulla spiaggia di Viareggio, solo, eppure accompagnato da una luce che viene dall'alto e della quale si nutre, sta in ginocchio. Il contrasto fra l'intimità di una preghiera al buio e lo spazio aperto del mare è voluto, descrive l'incredibile capacità di chi, pur essendo cieco, vede più di un vedente. Inevitabile commentare insieme a Leone i fatti del giorno che la stessa spiaggia di Viani ha evocato: i migranti, i naufragi, le vie disordinate di un'Italia, Paese dalla fede misteriosa. Leone non risponde. Accompagnati al pianoforte, vuole che cantiamo per lui Shemà Israel Adonai elohenu, Adonai ehad, Ascolta Israele il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno. Quando l'ultima nota si spegne nell'aria, Leone prende fiato: Bellissimo, dice, sì, voglio dire questo: dobbiamo diventare testimoni. La Vergine conosce tutte le vie d'uscita ma noi la dimentichiamo. Eppure l’Italia rigurgita di Madonne: l'Italia della Madonna delle Ghiaie di Bonate, l'Italia della Madonna del Rosario e della Battaglia di Lepanto; l'Italia della Madonna della Spada di Cortina d'Ampezzo; l'Italia della Madonna della Mercede di Cagliari; l'Italia della Madonna di Loreto e quante altre Madonne.

Tanti anni fa, scrive  Lorenzo Viani nel suo libro Il nano e la statua nera, uno di questi pescatori era cieco, di corporatura salcigna, sodo e fulvo come un ancorotto roso dalla ruggine. Sagginato di pelame com'era, sulla carnagione cerea aveva quella specie di cruschello che sogliono avere gli uomini di quel pelo. Egli non vedeva affatto, ma gli occhi aveva intatti, bianchi smaltati e d'onice lucente, come sogliono vedersi sui freddi visi delle statue di Barberia. Il cieco fissava di continuo il mare e pareva lo scorgesse nella lontananza che aveva un tremito sui denti.

Non si poteva chiedere altro: Lorenzo Viani pittore ha incrociato il Lorenzo Viani scrittore. Il dipinto che ne scaturisce si fa immagine, anzi icona di vita vissuta in Versilia, al tempo dei Carducci, Giusti , Puccini, D'Annunzio, Ungaretti e molti altri.

L'opera segna una pausa, se così si può dire, nell'esistenza piuttosto burrascosa dell'artista. fa la sua esperienza artistica parigina tra grame condizioni di vita. Qui incontra fuggevolmente anche Picasso e visitare una retrospettiva di Van Gogh. Carico di suggestioni pittoriche come non poteva non succedere dopo un anno a Parigi, ritorna in Versilia, rapito forse dal ricordo delle notti passate in compagnia di habitués di vagabondaggio, malviventi e di liberi pensatori, dei più poveri e derelitti e si dedica, alla xilografia e alla pittura.

 

Nella terza storia, i neuroscienziati israeliani hanno addestrato un uomo di 50 anni, cieco dalla nascita, a riconoscere gli oggetti usando un algoritmo di sostituzione sensoriale chiamato EyeMusic.

Sviluppato dal Prof. Amir Amedi, direttore fondatore del Baruch Ivcher Institute for Brain, Cognition & Technology presso IDC Herzliya, EyeMusic converte gli stimoli visivi in ​​paesaggi sonori - unità sonore che trasmettono informazioni sulle forme geometriche.

La risonanza magnetica funzionale del cervello dell'uomo prima e dopo aver imparato a riconoscere i paesaggi sonori, ha rivelato che i circuiti neurali nel suo cervello avevano formato "mappe topografiche" precedentemente ritenute incapaci di formarsi dopo l'infanzia.

Il cervello umano è davvero più plastico durante l'infanzia, ma mantiene un enorme potenziale di riprogrammazione per tutta la vita di una persona, ha detto Amedi, che ha condotto ricerche innovative sui dispositivi di sostituzione sensoriale presso l'Università Ebraica di Gerusalemme prima di unirsi a IDC nel 2019.

Un recentissimo studio, riportato sulla rivista NeuroImage, fornisce nuove prove della capacità del cervello di cambiare. Garantisce che le persone possono essere addestrate a ripristinare la funzione persa, ad esempio dopo un ictus.

Il coautore dello studio Shir Hofstetter dello Spinoza Center for Neuroimaging di Amsterdam, ha aggiunto che dopo che il soggetto ha imparato a interpretare i paesaggi sonori, è stato dimostrato che i suoi circuiti neurali si attivano non solo nelle cortecce uditive, ma anche nella corteccia occipitale, che riceve stimoli visivi nelle persone vedenti e non dovrebbe essere attivato in un individuo congenito cieco.

Le scansioni hanno rivelato mappe topografiche sintonizzate su passo e tempo che prima non esistevano. Ad esempio, i toni di altezza simile erano rappresentati da neuroni adiacenti, mentre quelli di altezze radicalmente differenti erano rappresentati da neuroni distanti l'uno dall'altro. È la prima volta in cui è stato dimostrato che le mappe topografiche emergono in un cervello umano adulto.

I periodi critici non sono punti di interruzione permanenti per lo sviluppo di nuove capacità sensoriali, piuttosto, in un certo senso, possiamo dare al cervello una seconda possibilità in qualsiasi momento della vita, ha dichiarato Amedi.

Scienza e tecnologia, scienza e fede. Tre vicende umane nel corso di duemila anni.

Storie diverse, all’apparenza distanti, per taluni antitetiche, nel rispetto delle libere scelte dell’individuo e della spiritualità delle creature che sanno vedere e pensare. È vero. Per abitudine o convinzione, per caso o per principio, che significa accostare quelle storie e pensare a Bartimeo che ha ritrovato la vista, a Leone incredulo al miracolo e al cieco di Viani, le mani aperte rivolte alla luce e scoprire infine chi a 50 anni può vedere con l’Eye Music?

Vicende dell’uomo, perennemente alla ricerca della vista, per potere vedere se stesso e gli altri con gli occhi del corpo e del cuore, dello spirito e della mente, per colmare l’insaziabile desiderio, bisogno, volontà e piacere di comunicare. Di vivere.

(consultazione:   marco 10:46-52; eyemusic technology; neuroimaging – spinoza centre, amserdam; jerusalem post; avvenire)

 

Inserito il:26/08/2021 17:44:38
Ultimo aggiornamento:26/08/2021 18:36:39
Condividi su
Cliccate sulle strisce colorate per la sezione di vostro interesse
ARCHIVIO ARTICOLI
nel futuro, archivio
Torna alla home
nel futuro, web magazine di informazione e cultura
Ho letto e accetto le condizioni sulla privacy *
(*obbligatorio)

Questo sito utilizza cookies.

Cookie policy | Privacy policy

Associazione Culturale Nel Futuro – Corso Brianza 10/B – 22066 Mariano Comense CO – C.F. 90037120137

yost.technology