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Aggiornato al 21/11/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Judith Beeby (Malmesbury, Wiltshire, United Kingdom - Contemporary) - Lost in Space

 

Errore teorico della galleria gravitazionale - (raccontino di fantascienza)

di Achille De Tommaso

 

Nell’immaginario classico della fantascienza, si può scorrazzare per l’Universo usando l’ “Iperspazio”; ma cosa sia questo iperspazio non è mai stato (ovviamente) definito in maniera scientifica. Un tentativo di definizione è quello di usare una “galleria gravitazionale” per raggiungere parti dell’universo in un tempo accettabile, ad una velocità scientificamente proponibile (sono comunque fatti sempre molto ipotetico-fantascientifici…).

La “galleria gravitazionale”, detta anche ponte di Einstein-Rosen; e detta anche wormhole (in italiano letteralmente "buco di verme"), è una ipotetica caratteristica topologica dello spaziotempo che è essenzialmente una "scorciatoia" da un punto dell'universo a un altro, che permetterebbe di viaggiare tra di essi più velocemente di quanto si impiegherebbe a percorrere la distanza attraverso lo spazio normale. E quindi, usandola, si può coprire una enorme distanza con velocità (apparente) superiore a quella della luce (sic!). Il problema, però, non è tanto come entrarci, ma “dove” si esce; visto che, per definizione si viaggia verso porzioni sconosciute dell’universo. E il rischio è di uscire in un altro universo; o, peggio, vicino ad un buco nero.

RAPPRESENTAZIONE TRIDIMENSIONALE DI UN WORMHOLE (in rosso il percorso lungo e in verde quello “accorciato”)

 

 

***

 

Guardo dietro, verso il finestrino posteriore della nave, e vedo quell'immensa vorticosità nera.

No, non sono morto, mi siedo, cercando di pensare a quello che è successo.

Mi è chiaro: sono uscito in prossimità di un buco nero, sull’ “orizzonte degli eventi”, e ora sto facendo il reportage della mia fine.

Anche se inutile.

Mentre stavo per oscurarmi in traslazione avevo visualizzato l’area di “partenza” per l’Universo, la galleria gravitazionale. La nostra teoria è (era) che le gallerie abbiano una sola uscita; ma non è così.

Questo, semplicemente, significa che non ho idea di dove sono.

Il computer di navigazione mostra l’ ologramma 3D dell'area circostante che si avvicina, ma le cose attorno a me non hanno niente a che vedere con ciò che so. Strani pianeti, stelle inesplorate, inesplorate del TUTTO.

Quest'area è inesplorata, il computer non può dirmi niente.

Non ho nessuna comunicazione con la Terra.

Non saranno in grado di trovarmi.

Non sapranno cosa sia successo; non sapranno che esistono più uscite della galleria. Non solo una.

Tenteranno ancora?

Ho sentito una sorta di rumore, e mi giro verso il finestrino di nuovo.

Eppure, tutto ciò che riesco a vedere, adesso, è una profonda oscurità.

So cosa è appena successo:

Il tunnel che supporta il buco del verme è fragile.

Si fa a pezzi, continuamente, permanentemente; ma lo si vede solo quando si è vicini.

Io sono perso, intrappolato in una galassia inesplorata, che potrebbe anche essere un altro universo.

Chi sa quanto lontano sono dalla Terra.

Mi giro ancora una volta a guardare il buco nero.

Alla deriva incontrollabile verso un buco infinito di buio.

Mentre vado sempre più veloce, guardo la luce.

La luce è ora l’unico conforto che ho. Che avevo.

Vedere piegarla, rimodellarla è magnifico.

Vale la morte.

Mi avvicino sempre più veloce.

Cerco ingenuamente di rallentare ma, invece, accelero. Come previsto. Sempre più veloce e veloce vado alla deriva.

Quanto tempo ci vorrà prima dell'orizzonte degli eventi, rifletterò e rifletterò.

Più lontano e più lontano, sempre più veloce,

comincio a essere fatto a pezzi, poi

sono lì.

 

Inserito il:18/06/2019 22:30:43
Ultimo aggiornamento:18/06/2019 23:02:07
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