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Aggiornato al 09/12/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Rada Yakova (Bulgaria, 1980 – Netherlands) – Dance me (… to the end of love)

Articolo di una serie di racconti dell'autore sull'orrore, la paura, il mistero e l'impossibile, ispirati a fatti di cronaca o vissuti personalmente o immaginati nel futuro.

 

L’intervista

di Vincenzo Rampolla

 

Aveva fatto tutto lei.

Lei sola aveva scelto l’arredamento di quella lussuosa mansarda all’ultimo piano. Di lassù dominava i bastioni della città vecchia e tutto era bianco, le tende, i mobili, il bagno, la biancheria intima, i lampadari, il gatto.

All’inizio dell’intervista - compito che mi era toccato una mattina presto per sostituire un collega - le avevo chiesto se anche la sua anima fosse candida e bianca come quella casa.

- L’anima non ha bisogno di detersivi. – aveva replicato acidamente e si era seduta di fronte.

Due giorni prima il marito si era buttato dal vecchio ponte sulla diga senza lasciare neppure due righe. Tutti i giornali ne avevano parlato in lungo e in largo, rovistando a man bassa nella vita di lui e di lei.

- Ci eravamo lasciati da tempo, - aveva esordito - quando mi ero innamorata di Sara una collega insegnante. -

In quell’istante Sara era apparsa velata da una leggera tunica di organza azzurra che apriva le sue nudità. Aveva servito caffè, tè e paste secche. Le bevande calde ci avevano ritemprate e lei si era sciolta.

- È passato troppo tempo da quando lui aveva perso il lavoro e non dormiva più e non gli funzionava più nulla. La vita deve continuare, - aggiunse dopo una lunga pausa - e Sara mi ha convinto. Meglio Sara che mettermi con un altro uomo! -

In segno di affetto Sara le morsicava i lobi e dolcemente affondò la lingua nell’orecchio.

- Mio marito? - continuò distratta - Povero scemo. Si piantava davanti alla finestra e ci stava fino a notte a piangere e gemere. Lo spogliavo, lo amavo, lo carezzavo e lo baciavo ovunque, era mio marito, no? Niente, non un segno di vita. Muto, smagrito, curvo, non lo sopportavo più e lui sempre peggio. -

- Allora, si va dal medico domani? - dico io.

- Perché? - risponde lui.

- L’ho messo nelle mani di una maga, di un cinese e di una massaggiatrice. Niente di niente. Sono andata a scovare un’amica mia, una di quelle dritte che aveva tenuto a battesimo tutti gli allievi dell’Accademia di Finanza. Niente!

Allora ho deciso: l’ho sbattuto fuori di casa, con il foglio di via del giudice. Era durato fin troppo. Era fuso e io un marito fuso non lo volevo, anzi un altro marito non l’avrei proprio cercato e Sara mi ha convinto. Le prime volte non mi sembrava vero, ero rinata, risuscitata, ringiovanita, passavamo le notti a darci dentro come due educande alla scoperta del primo amore. Con lei ho provato da donna tutto ciò che mio marito mai avrebbe immaginato di darmi. -

- All’inizio, da fidanzati, appena sposati, non vi amavate? L’hai scelto tu come marito, no? L’amore, la vita insieme dove sono finiti? -

- L’amore, la vita insieme? Di che parli? Da parte sua, mai visto nulla di tutto ciò. Forse non aveva le idee chiare e la donna gli serviva per saltarle dentro di notte, di giorno, quando gli girava. Alla prima difficoltà si è spento. Io una soluzione me la sono trovata da sola. Lui no, povero scemo. E poi l’amore, la vita e tutto il resto ti servono se te li scegli tu. Chi ti obbliga a farlo? Puoi anche vivere senza amore, come l’intendeva lui, senza vita, come se la sognava lui, povero scemo, buttarsi giù dal ponte lui e che dire del frate con cui si confidava. A che gli è servito? A dirgli che la moglie lo faceva becco con un’altra donna? A chiedere perdono ai Santi e alla Vergine. Perdono per cosa? Sai che ti dico, non aveva capito nulla! Se non c’era arrivato da solo, era perché lui non valeva niente. A frugargli sotto avresti trovato solo il torsolo… Dentro, che rimaneva? -

- Poteva anche lui ricominciare da capo, no! -

- Figuriamoci, non se ne parla proprio: niente amore, niente vita.

Che avrei dovuto aspettarmi da un simile essere? Non era mica un uomo, sai. Era uno che all’improvviso si era sbullonato tutto. Era da rimettere completamente in sesto. Secondo te, com’è che fino ad allora gli stavano insieme i pezzi? -

- Con il tuo amore. -

- Con l’amore? Ma quale amore! Figuriamoci! Per lui ci sarebbe voluto un meccanico specializzato. Ehi, per chi mi hai presa! Mica ero pagata io per collaudarlo. Povero scemo! –

 

[Intervista immaginaria costruita su una realtà vissuta dall’insegnante di mia figlia]

 

Inserito il:06/08/2019 14:20:38
Ultimo aggiornamento:06/08/2019 14:35:24
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