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Aggiornato al 10/04/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Marino Di Fazio (Genova, 1949 - ) - Natale

 

Il Natale non è per tutti uguale

di Giovanni Armando Costa

 

Sono stanco. Avrei bisogno di sdraiarmi sopra un letto. Un tempo ce l’avevo un letto. Mamma e papà dormivano nella camera grande, io in quella piccola. Mi piaceva sentire il profumo del bucato fresco sulle lenzuola. La mamma ci sapeva fare col bucato. Per lei tenere pulita la casa era obbligo e passione e si fermava solo a lavori conclusi. Con maestria rifaceva i letti. Le righe delle lenzuola esattamente allineate. Le federe dei cuscini perfettamente stirate. Quanto bene volevo alla mia mamma! E lei mi amava. Tu devi studiare mi diceva, diventerai un bravo musicista.

Adesso passo le notti su di un giaciglio costruito ammucchiando i vestiti che mi regalano nei centri di solidarietà. Nelle camere da letto non riesco ad entrare. Davanti alla porta ho depositato scatoloni contenenti dischi, spartiti e testi musicali. La roba accatastata è tanta che si intravede soltanto la parte superiore del telaio. Per accedere alla zona notte dovrei prima svuotare il soggiorno. Ma le stesse camere da letto sono piene, ridotte a veri e propri magazzini. Io stesso non ricordo bene cosa ho accumulato e non ci entro da almeno cinque anni.

Una malattia fulminante si è portato via mio padre. Ero in conservatorio quando mi hanno avvisato. Non ho avuto il tempo di salutarlo, dirgli addio o ti voglio bene. Niente. E veloce è stata anche la cerimonia religiosa nella chiesa del quartiere e la sepoltura nel vicino cimitero. Un uragano che ha travolto la famiglia e che ha gravemente compromesso la salute di mia madre. Con il secondo funerale, l’anno dopo, ho accompagnato la mamma a riposare vicino a papà, nello stesso camposanto.

E mi sono ritrovato completamente solo in una casa che ho trasformato in tugurio. I mobili sono tane per insetti. In cucina funziona solo un fornello col quale scaldo cibo in scatola versandolo in un pentolino da dove poi lo consumo direttamente. Per sciacquarlo uso il lavandino del bagno perché la rete idrica in cucina è completamente da rifare. Se apro il rubinetto l’acqua inonda i pavimenti creando un pantano. Ho usato impropriamente il termine bagno. Il water e il lavello sono incrostati da uno spesso strato di calcare. La rubinetteria è tutta ossidata e da anni non uso la vasca e non mi lavo. Bagno si poteva definire un tempo, quando era mamma a governare la casa. Me la rivedo spesso la mamma, seduta sul divano, a lavorare all’uncinetto mentre recita le sue preghiere. Era donna di fede la mamma e ringraziava il Padre Eterno tutti i giorni per aver ricevuto il dono della vita. Con lei ai fornelli la casa si riempiva di profumi di cibi genuini ed i vicini bussavano alla porta per chiedere le sue ricette.

Adesso bussano per lamentarsi degli scarafaggi che escono dalla mia abitazione e colonizzano tutto il condominio. Non avendo più un reddito fisso mi arrangio come posso. La parrocchia una volta al mese mi consegna gratuitamente il pacco viveri e poi c’è il pane quotidiano dell’Opera San Francesco. Mi metto in fila assieme ad altre centinaia di affamati e quando aprono il cancello entriamo nella struttura con il nostro sacchetto vuoto. Per riempirlo facciamo il percorso obbligato ed i volontari distribuiscono gratuitamente gli alimenti del giorno. Qualcosa di commestibile si trova sempre. I formaggi morbidi e lo yogurt in particolare riesco a consumarli bene, coi pochi denti che mi sono rimasti. Gli alimenti più duri invece quando posso li scambio fuori dai cancelli. Mi aspetta Nadia, musulmana con tre figli e un marito e senza reddito. Per motivi religiosi non mangiano carne di maiale e ritiro volentieri i loro prosciutti in cambio del pane.

Oggi i volontari distribuivano anche dei piccoli panettoni, segno che il Santo Natale è vicino. Vengo colto dai brividi se ripenso ai preparativi per la festa che facevamo in casa. Erano lontani i tempi dell’usa e getta e mio padre teneva in soffitta un baule con tutto il necessario per addobbare l’albero e il presepe. Ogni anno l’otto dicembre si spolverava, si apriva e si verificava anche il funzionamento delle luci. A volte c’era necessità di sostituire le lampadine fulminate ed io ragazzino assistevo papà incantato dalla sua abilità nel fare le cose. Da bravo artigiano sapeva trattare con gli arnesi come San Giuseppe con la pialla ed il legno.

L’albero lo comprava da un contadino suo conoscente, proprietario di un boschetto. Lo ritiravamo in campagna, lo caricavamo sul suo motocarro e lo trasportavamo a casa dove prendeva posto fino al dieci di gennaio ricoperto da stelle filanti e palle di Natale colorate e decorate che appendevamo con la mamma. Il tocco finale era di papà col puntale. Per il presepe usavamo il muschio fresco raccolto nei campi e sopra poggiavamo pecore e pastorelli e la casetta per la sacra famiglia costruita da papà con legnetti e corde e sulla quale vegliava l’angelo Gabriele. L’evento più emozionante lo vivevamo insieme la vigilia di Natale quando dopo la messa di mezzanotte ero autorizzato a posizionare Gesù Bambino nella mangiatoia, tra il bue e l’asinello. Far nascere il re dei re, collocarlo accanto ai suoi genitori, mi faceva sentire importante e felice.

Dei Re Magi con cammelli e doni se ne occupava papà per l’Epifania. Cosa non darei per rivivere una festa piena d’amore accanto ai miei genitori e sentirmi parte del grande progetto familiare. O forse dovrei lasciare riposare in pace il passato, accettare la realtà e ringraziare Dio per avermi concesso di condividere parte del cammino in compagnia di genitori amorevoli. Forse dovrei sperare che questo Natale la Stella cometa indichi la mia porta agli assistenti sociali e all’ufficio di igiene perché vengano a salvarmi.

Uscire dall’isolamento e dal tugurio in cui sono rintanato, rinascere e riscoprire il gusto di vivere, stare vicino al prossimo, aiutare ed essere aiutato, alleggerire la casa dai tanti oggetti inutili, riempirla di emozioni e di gioia di vivere, questi dovrebbero essere i pensieri da affidare all’Onnipotente sotto l’albero in questo nuovo Natale.

 

Inserito il:23/12/2019 14:37:30
Ultimo aggiornamento:23/12/2019 14:44:08
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