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Aggiornato al 18/11/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Yves Klein (Nizza, 1928 - Parigi, 1962) - IKB 79 (1959)

 

Dalle sacre icone all'arte astratta

La rivoluzione pittorica moderna passa anche attraverso l’arte iconografica

di Giovanni Boschetti

 

Nel 1904 a Mosca venne restaurata ed esposta al pubblico la Trinità di Andrej Rublev, Icona di tutte le Icone”, come laveva definita già il Concilio dei Cento Capitoli convocato tre secoli e mezzo prima da Ivan il Terribile.

Era un dipinto diverso. Raffigurava i tre Angeli che nellepisodio biblico visitarono Abramo e furono ospitati alla sua tavola. Ma nella raffigurazione nessuno mangiava e non cerano né Abramo, né Sara, sua moglie. Cerano tre figure celesti, di bellezza trascendentale, quasi identiche. I contorni delle loro posture formavano un cerchio che catturava lo sguardo dello spettatore in modo così potente da impedirgli di soffermarsi sui personaggi, anche se importanti. Quel cerchio invisibile, ma presente, rappresentava la “consustanzialità delle tre persone della Trinità”, definita già dalla teologia dei primi concili bizantini ununica sostanza in tre ipostasi.

Una pura astrazione, forse la più difficile fra le astrazioni teologiche. Proprio per questo Rublev laveva dipinta. Il suo era un quadro…non di questo mondo, non umano.

Che cos’è una Icona? Come scriveva Evgenij Trubeckoj, l’Icona non è un ritratto, ma un prototipo della futura umanità trasfigurata”.

Esiste la Trinità di Rublev, dunque Dio è”. Un noto pensiero di Pavel Florenskij. Poiché, spiegava il medesimo, lIcona o è sempre più grande di se stessa, se è una visione celeste, o è meno di se stessa, se non apre il mondo soprannaturale alla coscienza di chi la guarda. Il suo scopo è sollevarla verso il mondo spirituale: se questo non si attua nella valutazione o nella sensibilità di chi guarda, l’Icona resterà solo una remota sensazione del mondo Divino.

Secondo Florenskij, il visibile e linvisibile si incontrano, hanno un contatto.

La linea di confine è il sogno che è il più comune; il più raro contatto è lestasi mistica, quando lanima si inebria del visibile e, perdendolo di vista, va in estasi.

Già quattordici secoli prima, per Dionigi l’Aeropagita, le Icone erano rappresentazioni visibili di spettacoli misteriosi e soprannaturali”; dovevano agire su chi le contemplava come la Trasfigurazione di Cristo sugli apostoli; portare ad una trasfigurazione dello spettatore, dare la capacità di vedere la struttura spirituale e cristallina delle cose.

LIcona non è, dunque, arte figurativa. Tutto ciò che era affermato nella cultura bizantina, non era stato compreso dalloccidente; fino al XX secolo.

La data del 1904, che vede il restauro della Trinità di Rublev, è una data simbolica: da un lato segna la riscoperta dellIcona da parte dellestetica moderna, daltro lato la nascita della moderna arte astratta.

Allinizio del Novecento le Icone diventano lossessione dellintelligencija russa. Nel 1911, quando Henri Matisse andò a Mosca, fu letteralmente sconvolto e rimase stupefatto dalla loro antichissima e già futuribile forza. Le definì il miglior patrimonio” dellarte medievale; invitò solennemente gli artisti europei a cercare i propri modelli nei pittori di Icone piuttosto che nei maestri italiani”.

Quando tornò in Francia ne parlò agli amici, tra cui Picasso. Se Matisse fu il primo occidentale ad incontrare lIcona, che subito influenzò la sua pittura, nel frattempo le avanguardie russe imperniarono le loro ricerche e le sperimentazioni non solo sulla sua estetica, ma anche sulla teoria stessa dellimmagine che vi ha lasciato racchiusa Bisanzio.

Il debito verso lIcona è evidente nei pittori che coltivavano gli esperimenti sul Suprematismo; od in artisti come Vladimir Tatlin e Natalia Goncharova, che cominciarono la loro carriera dipingendo appunto Icone. Già nella collezione privata di Ostruchov, intrapresa nel 1902, le opere della tradizione bizantina erano affiancate ad opere contemporanee.

Ancora oggi nella galleria Tret'jakov i quadri dei pittori russi degli anni ‘10 e ‘20 del XX secolo come Kliment Redko, si ammirano insieme agli antecedenti medievali ortodossi che ne sono la diretta fonte di ispirazione. Nello stesso periodo si colloca il lavoro rivoluzionario di Kandinsky, che crea lastrattismo a partire dallesperienza delle Icone. Se i termini dellispirazione bizantina di Kandinsky si leggono ne “Lo spirituale nellarte” e anche nei suoi “Sguardi sul passato” il più immediato documento di questo viaggio senza ritorno sono le varie, selvagge tappe del suo lavoro su San Giorgio.

Come ha scritto Gilbert Dagron, larte di Kandinskij, che chiamiamo astrattaperché ricusa le nozioni di natura e di oggetto a favore di unaltra visibilità, ha una parentela sicura con il tipo di rappresentazione iconica che lortodossia ha consacrato nella sfera religiosa, ma che lartista moderno utilizza a fini differenti”. In altre parole “è per mezzo dei suoi rifiuti, ossia del suo iconoclasmo latente, ben più che della sua diffusa religiosità, che lIcona ha permesso di precisare i grandi obiettivi dellarte moderna”.

Il ragionamento cominciato a Bisanzio nel VIII secolo si compie dunque, dopo una lunga, invisibile parabola, solo nel XX, attraverso la riflessione filosofica russa che dà fondamento allastrattismo. Larte contemporanea acquista le sue ragioni e trae il suo fine dall’iconoclasmo latente dellIcona, affrancandosi dalla dimensione Sacra e riportando al terreno secolare la sua dichiarazione di guerra alla moltiplicazione degli idoli segnata, fra laltro, dopo laffermarsi della fotografia, dalla crescente diffusione di false immagini (mediatiche, pubblicitarie, comunque mercificate e pornografiche”) nella società di massa emersa dal secolo XX e dalle sue rivoluzioni.

Andy Warhol, (figlio di emigrati ruteni, negli USA) è ispirato, per esplicita sua ammissione, allIcona russa con il metodo della ripetizione, ladozione del multiplo, a perseguire lo svuotamento dellimmagine-idolo (consumistica, per esempio le bottiglie di Coca Cola, o anche semplicemente giornalistica: incidenti stradali, sedie elettriche).

Yves Klein opera la cancellazione totale della figura in tavole che a pieno titolo possiamo chiamare icone, dove i fondi oro diventano soggetto autonomo e lastrazione semantica bizantina del colore, già indispensabile per leggere la Trinità di Rublev (loro della sovrasostanzialità, il blu della vita eterna), trionfa evidente: il famoso blu Klein” è eminentemente, inconfondibilmente bizantino.

 

"La Trinità" di Andrej Rublev (1411 ?)                             "Quadrato nero" di Kazimir Malevic (1915)

Inserito il:06/11/2019 10:47:20
Ultimo aggiornamento:17/11/2019 22:08:55
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