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Aggiornato al 20/09/2018

La vera storia dell’O bandierata di Olivetti per lo Sport

di Pietro Bordoli

 

Parlando recentemente di Formula 1 con un imprenditore cinquantacinquenne appassionato di auto d’epoca e di sport automobilistico, in particolare delle mitiche Mille Miglia, ho scoperto che ricordava con molto piacere il tempo in cui sul musetto della 27 di Villeneuve e della 28 di Pironi campeggiava la O bandierata di Olivetti Computer per lo Sport.

Mi ha riportato indietro di trentasei anni!

Nel 1980 ricoprivo infatti il ruolo di Direttore della Pubblicità Olivetti, posizione a cui ero stato chiamato grazie ai miei trascorsi in diverse funzioni di marketing e commerciali sia nella stessa Olivetti che in altre aziende del settore informatico.

Il mio compito era quello di organizzare il lavoro delle circa 30 persone, tra grafici, copywriter, segretarie e assistenti alla produzione, per la realizzazione di campagne pubblicitarie e di materiale promozionale e di presentazione prodotti, sia per la Capogruppo che per le diverse consociate italiane.

Inoltre quello di coordinare, nei limiti del possibile, le iniziative delle Consociate estere.

Il tutto con un approccio che da un lato valorizzasse i talenti presenti nella Direzione, ma nel contempo fosse molto attento ad una gestione corretta dei tempi e soprattutto dei costi che, come è noto a chi si avvale di pubblicitari con forti tendenze artistiche o presunte tali, rischiano sempre di sforare ogni budget disponibile.

Vi confesso che è stato uno dei periodi più interessanti e stimolanti della mia intera vita professionale ed il mio rammarico è solo quello di non essere riuscito a convincere il top management di Olivetti sull’opportunità di trasformare l’in-house agency in una vera e propria agenzia pubblicitaria che avesse non solo i clienti del Gruppo, ma, sfruttando la notorietà, anche altri clienti nazionali e internazionali.

Ma si sa, in ogni azienda c’è sempre chi, per vari motivi, rema contro l’innovazione e questo malgrado la sostanziale propensione dell’ing. Carlo de Benedetti e della Direzione finanziaria alla creazione di una Olivetti Advertising.

Perché ricordo in particolare l’O bandierata?

Tra i vari committenti interni responsabili dei diversi settori aziendali e bisognosi del supporto della Pubblicità, molto determinato e con idee chiare era il mio caro amico ing. Franco Nosetti, Marketing manager della linea personal computer tecnico scientifici.

Franco era già da qualche anno operativo con le sue apparecchiature per applicazioni in campo sportivo, soprattutto per la misurazione dei tempi nelle discese sciistiche e il nome Olivetti nel settore aveva ormai raggiunto una buona visibilità grazie alle sovraimpressioni nelle cronache televisive e non solo. Lo stesso cominciava a ottenere anche nel cronometraggio delle gare di Formula 1.

Di qui l’interesse ad avere un marchio che connotasse l’attività di Olivetti in questo qualificato campo che andava ben oltre le applicazioni tradizionali del calcolo e dello scrivere, ormai divenuto elettronico, e di importanza pari a quella dei sistemi terminali impiegati nei settori bancari e industriali.

Dal nostro positivo e approfondito confronto di idee, alla decisione sull’opportunità di procedere, il passo fu breve e la comunità di vedute sulla materia mi spinse a chiedere ai responsabili diretti dei miei due team grafici, rispettivamente Giovanni Ferioli e Giacomo Sala di sottopormi le loro proposte per un marchio sufficientemente caratterizzante.

Ricordo ancora perfettamente che mi vennero presentate le varianti di due soluzioni: l’una che riprendeva sostanzialmente, rinforzandone le linee, la O di Olivetti facendo così ricordare una pista di gara e l’altra, dell’altro team, che presentava la bandiera a scacchi in forme diverse e con piste da sci.

E’ qui che scattò il mio istinto innato e represso di Art Director: “Desidero che fondiate le due soluzioni in una unica che sommi i due concetti!”.

Scontate le obiezioni immediate di varia natura: “il marchio Olivetti non può essere corrotto”, “un ibrido grafico non può essere convincente” ed altre simili amenità.

Fui irremovibile ed il marchio della O bandierata – Olivetti Computer per lo Sport vide la luce.

La più grande soddisfazione del sottoscritto e di Franco Nosetti fu quando andammo insieme a Maranello per finalizzare con Piero Lardi Ferrari i termini della collaborazione tecnica tra Olivetti e Ferrari che sostanzialmente consisteva nella fornitura gratuita al loro team ingegneristico di due P6066 oltre a tutto il nostro know how ed al software sviluppato dai nostri tecnici in mesi di lavoro.

In cambio gli proponemmo di applicare sul musetto delle auto da corsa il nostro nuovo logo appena partorito facendogli vedere dal vivo, con un apposito adesivo plastificato, come stava bene dato che lo stesso era stretto e ben si prestava a riceverlo con, e subito sotto, la scritta Olivetti.

Piero Ferrari si mostrò dapprima molto riluttante, facendoci presente che riceveva dal Cane a sei zampe ben 600 milioni di lire per stagione e noi gli davamo invece solo due piccoli computer sia pur molto avanzati.

Con non pochi sforzi riuscimmo però a convincerlo ad accettare la nostra proposta senza sborsare alcunché ed è così che per un paio di stagioni il nostro marchio ha girato sui circuiti mondiali di Formula 1 con due piloti di grandissima classe e sulle rosse più amate nel mondo.

Bei tempi!

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Inserito il:15/07/2016 08:40:11
Ultimo aggiornamento:15/07/2016 08:57:52
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