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Aggiornato al 08/05/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Mikhail Zahranichny (Barcellona, Spagna) - Cespuglio di rose bianche

 

La Rosa e l’Olivo

di Maria Rosaria Pugliese

 

Era la Regina del terrazzo. Bella molto, slanciata, e altèra come si addice a una vera regina. Tutte le piante adoravano quella Rosa antica e modernissima dai petali bianchi che ad ogni stagione rifioriva più incantevole e profumata.

La sera, quando gli umani abbassavano le tapparelle e andavano a dormire, da quello spazio verde, mediterraneo, si alzavano sussurri, bisbigli e sospiri. La Rosa bianca era corteggiatissima: l’oleandro quasi si prostrava davanti a lei, il gelsomino e il glicine s’illudevano di stregarla con le loro fragranze, i narcisi smettevano di auto-ammirarsi e la contemplavano, perfino le piante rustiche si addolcivano nell’osservarla.

Lei sorrideva. Era la Regina.

Su lato opposto del terrazzo al di sopra di tutti spiccava l’Olivo. Maestoso, il tronco solido, la chioma ariosa, le foglie argentee. Collocato in un angolo a causa della stazza imponente, testimone di una vitalità e di una generosità senza uguali nella specie. Innamorato della Rosa bianca. Quando la guardava, si sentiva scosso sin dalle radici. Ma la sentiva irraggiungibile. Era la Regina.

Una volta per quei ghiribizzi che di tanto in tanto assalgono chi ha il pollice verde, i proprietari del terrazzo decisero di cambiarne l’assetto: via il limone da lì, la cycas non più al centro della loggia, la lantana al posto del plumbago, le fioriere traslocate da destra a sinistra e alla fine di questo tourbillon la Rosa bianca si ritrovò affianco dell’Olivo. Lui naturalmente ne fu felicissimo. Lei un po’meno perché l’avevano allontanata dagli amici che la rendevano allegra: l’Olivo era così serio, riservato!

All’improvviso un pomeriggio si scatenò un temporale come non se ne erano mai visti da quelle parti: il cielo divenne pece, raffiche furiose di vento fecero ondeggiare le piante come un’unica foglia, e poi giù chicchi di grandine grossi come biglie. I fiori si chiusero per il terrore, gli arbusti tremavano temendo di essere sradicati, il terreno schizzava fuori dai vasi frantumati. La Rosa bianca rabbrividì … certo non sarebbe sopravvissuta … la tormenta l’avrebbe spezzata …

Allora l’Olivo, nobile e possente, si protese verso di lei estendendo le sue fronde e la cinse in un abbraccio d’amore e di protezione. E lei non ebbe più paura.

Da quel momento furono un’unica pianta, un’unica ombra.

L’Olivo regalò alla Rosa tante nuove primavere e stagioni di felicità che ella non aveva mai vissuto.

Ma un brutto giorno si parò davanti a loro un umano che non conoscevano, forse un giardiniere o un medico delle piante. Esaminò ben bene l’Olivo ed emise la sua diagnosi: era diventato troppo grosso per rimanere sul terrazzo. Doveva essere trasferito e piantato in campagna. Separarli per sempre? Quando sentirono quelle parole i due innamorati si strinsero in un abbraccio ancor più inestricabile che non fu facile sciogliere. Ma il destino si compì, inesorabile. Quando portarono via l’Olivo, alla Rosa sembrò che un velo di polvere grigia scendesse sul terrazzo e sul suo cuore inutile. Non le sembrava giusto quanto era accaduto, non voleva vivere senza il suo Amore, e a nulla servivano le premure di cui la riempivano le margheritine sue amiche o la gentilezza degli anemoni. Anche i proprietari del terrazzo capirono che la Regina stava inaridendosi e raddoppiarono le cure. Inutilmente: lei se ne stava astratta da tutto, raccolta nella sua ferita immedicabile.

Ci sono notti d’estate in cui cielo e terra si fondono, notti al di fuori di ogni dimensione di spazio o di tempo, notti di vibrazioni magiche: in una di queste notti, aleggiava una musica dolcissima, le piante placide nell’ombra, i fiori palpitavano. La Rosa piangeva silenziosamente quando a un tratto percepì una carezza lieve che come un soffio, le sfiorò i petali umidi, un’altra, e un’altra ancora, e poi un abbraccio. Quell’abbraccio sconfinato e salvifico le restituì la vita.

Allora comprese che l’Amore è più forte della morte, l’Amore è più forte del dolore, l’Amore è più forte di tutto.

Ora sul terrazzo, scomparsa la tristezza, è tornata la ricchezza dei colori e la gioia, perché da quella notte l’Olivo continua ad abbracciare, invisibile, la sua Rosa.

Si amano senza rumore e, sorridendo, si raccontano l’Infinito.

 

 

 

Inserito il:15/04/2021 23:05:17
Ultimo aggiornamento:16/04/2021 00:04:48
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