In questo sito utilizziamo dei cookies per rendere la navigazione più piacevole per i nostri clienti.
Cliccando sul link "Informazioni" qui di fianco, puoi trovare le informazioni per disattivare l' installazione dei cookies,ma in tal caso il sito potrebbe non funzionare correttamente.Informazioni
Continuando a navigare in questo sito acconsenti alla nostra Policy. [OK]
Aggiornato al 29/05/2017

Anselm Feuerbach (Spira 1829 / 1880) - Il Simposio di Platone

 

La verità sull’amore “platonico”

di Anna Maria Pacilli

 

Quando noi oggi usiamo questo aggettivo per qualificare l’amore, lo facciamo in modo improprio: amore platonico per noi racchiude in sé una essenza del tutto spirituale, che non ha, invece, nel suo significato originario.

Il “Simposio” è il dialogo in cui Platone tratta il tema dell’amore, o Eros.

A casa di Fedro si discute di questo tema e a questo “banchetto” partecipano oltre a Fedro, Pausania, Erissimaco, Aristofane, Agatone ed infine Socrate, Il primo a parlare e scegliere il tema è proprio Fedro: secondo lui Eros è un dio antichissimo ed è annoverato nei miti di creazione; è molto importante poiché ha armonizzato il mondo.

Pausania distingue un Eros buono, quello di Afrodite-Urania, una entità misurata , senza eccessi o difetti ed un eros cattivo, venereo, passionale ed eccessivo.

Per Erissimaco, che è un medico, Eros è un sentimento paragonabile ad un farmaco, che cura le anime più inquiete, ma può anche renderle folli: bisogna quindi usarlo nel giusto dosaggio.

Aristofane è il quarto a prendere parola e racconta il mito dell’androgino: prima degli uomini c’erano degli altri esseri, i mostri androgini, due esseri umani attaccati tra loro, attraverso il petto, i quali potevano essere composti da due uomini, due donne oppure un uomo e una donna; erano molto veloci e potenti e pensarono di sfidare gli dei.

Zeus, sentendosi oltraggiato, li divise in due. L’ombelico è rimasto come segno di questa divisione. L’amore non è altro che la ricerca dell’altra metà, la nostalgia dell’unità perduta.

Agatone, un tragediografo, è il quinto a parlare e afferma che l’amore può avere come oggetto solo il bene e chi ama deve per forza essere bellissimo; bene e bello sono identici, l’aspetto esteriore ‘mostra’ quello interiore.

A questo punto irrompe nella sala Alcibiade, che, ubriaco, afferma il suo odio per il maestro: dichiara di averlo amato ma di essere stato illuso da lui, che non gli si era concesso. L’ultimo a parlare è proprio Socrate, il quale riferisce cosa gli aveva detto Diotima, sacerdotessa di Mantinea: l’amore è una relazione, un rapporto, e in quanto tale prevede la partecipazione di un amante e di un amato. Per Socrate l’amore è la ricerca continua nell’altro di ciò che non si ha.

All’inizio, l’amante ama il corpo, l’anima e le idee dell’amato, quindi l’amore è l’ascesa intellettuale della bellezza di un corpo. Amore del corpo (bello) Amore dell’anima (bella) Amore del sapere (bello) Amore dell’idea di bellezza (del bello in sé).

Eros è, sostanzialmente un demone, la mediazione tra mortale ed immortale. In quanto intermedio, non è né bello né brutto. E’ appunto intermedio, come il filosofo.

La caratteristica del desiderio è la mancanza.

Chi ama manca di qualcosa e la desidera.

Ecco perché Aristotele ritiene che Dio non ami, perché non manca di nulla.

Eros è ciò che spinge al bello, ma il bello è anche il bene e il bene è l’Uno (la forma).

Il bello fisico è proprio la manifestazione di quel principio supremo che è l’Uno.

Per Platone, allora, si parte dall’amore fisico: la bellezza parte dal corpo e si manifesta nel mondo sensibile.

Dal bello fisico, sensibile, si risale all’amore per il bello in sé. In questo il filosofo è come Eros, amante, ed in questo amore è insita la “tensione” verso la sapienza.

Scarica l'articolo in PDFgenera pdf
Inserito il:25/03/2017 23:05:59
Ultimo aggiornamento:25/03/2017 23:14:29

social

Condividi su
nel futuro, web magazine di informazione e cultura nel futuro, archivio
Questo sito utilizza cookies.Informazioni e privacy policy
yost.technology